Caso Quarto, Grillo va all’attacco: ‘Sindaco e amministrazione sono puliti e sono parte lesa’, e intanto #condannanovoi

‘8 domande e risposte su Quarto, intanto #condannanovoi’. E’ questo il titolo di un post che è stato pubblicato sul sito Internet di Beppe Grillo sul cosiddetto caso Quarto e sul presunto appoggio della camorra all’ascesa dei 5 Stelle nel Comune. Con l’hashtag #condannanovoi i ‘grillini’, inoltre, fanno presente come si stia gettando fango sul Movimento ma poi, riferendosi alle condanne nell’inchiesta Mafia Capitale, ad essere condannati sono a conti fatti quelli del PD.

Ma tornando a Quarto, è vero che un consigliere M5S è stato indagato dalla DDA? Sì, si legge sul sito del comico genovese, ma ‘va precisato che l’ex consigliere De Robbio è stato espulso dal MoVimento 5 Stelle il 14 dicembre 2015 per comportamenti palesemente non conformi al programma, una decina di giorni prima che ricevesse l’avviso di garanzia‘.

Sponda Pd arrivano le accuse ai 5 Stelle sul fatto che i voti raccolti dall’ex consigliere De Robbio sarebbero stati determinanti per la vittoria a Quarto, ma sul sito BeppeGrillo.it si fa presente che ‘è falso’ in quanto ‘il M5S ha vinto con il 70.79% dei voti pari a 9.744 preferenze contro i 4.020 degli avversari. L’ex consigliere De Robbio ha raccolto 840 voti‘.

Sul Blog del leader del M5S viene anche fornita la risposta alla domanda ‘E’ vero che la camorra condiziona il M5S di Quarto?’. ‘Assolutamente no’, si legge, ‘le indagini dimostrano che il sindaco e l’amministrazione sono parte lesa e non hanno mai ceduto alle pressioni politiche avanzate dall’ex consigliere De Robbio’. Così come il sindaco Capuozzo, che non è indagata ma parte lesa, si è resa disponibile ad essere ascoltata dalla Commissione Antimafia.

Il metodo Capuozzo. Tendenza Rosa. Ovvero il sindaco di Quarto che imbarazza il Movimento 5 Stelle con la sua legalità a intermittenza. Ieri a difendere la prima cittadina del comune campano è sceso in campo addirittura Beppe Grillo: «Siamo la parte lesa», dice l’ex comico. Giovanni De Robbio, il consigliere comunale pentastellato colluso (secondo i pm) con la camorra, è stato allontanato e costretto alle dimissioni. Invece Capuozzo, a detta del leader campano del M5S Roberto Fico, è un «simbolo di legalità».

Nulla da rimproverare al sindaco, che però è finita coinvolta in un’inchiesta delpm John Henry Woodcook sui rapporti tra politica e clan, dalla quale emergerebbe la mano determinante dei boss al successo dei Cinque Stelle. Favore che sarebbe stato prontamente ricambiato: Rosaria Capacchione (Pd) contesta alla Ca- puozzo il fatto di aver revocato, non appena eletta, la proposta preliminare di piano urbanistico comunale presentato dalla Commissione straordinaria antimafia. Tutto ciò in un comune dove l’abusivismo edilizio ha portato già allo scioglimento di due amministrazioni per infiltrazioni camorristiche nel volgere di un ventennio. Poi c’è il ruolo opaco svolto da De Robbio, indagato per tentata estorsione al sindaco e per voto di scambio. Capuozzo non denunciò le pressioni del suo compagno di partito, ma ne parlò ai carabinieri soltanto dopo essere stata convocata in caserma.

Il Pd denuncia inoltre che l’imprenditore «legato al clan Polverino» intercettato mentre raccomandava di votare il M5S è lo stesso che ha organizzato il funerale trionfale di Vittorio Casamo- nica a Roma, con elicottero e carrozza trainata da cavalli. Alfonso Cesarano, noto come il “re delle pompe funebri”, era interessato alla gestione del campo sportivo di Quarto, motivo per cui fece campagna elettorale per De Rob- bio. Nelfrattempo scoppia un altro caso a “cinque stelle”. È Gianroberto Casaleggio a denunciare un fatto inquietante: «Per due volte ho riscontrato l’allentamento dei bulloni delle ruote della mia macchina», ha rivelato il guru del movimento testimoniando la sua solidarietà a Nigel Farage, leader della destra estrema britannica, coinvolto in un incidente a Dunkerque dovuto al sabotaggio della sua auto.

“Domande e risposte – si legge sul blog del leader M5S – sui fatti di Quarto dopo le intercettazioni diffuse il 23 dicembre e ripescate dai giornali il sei gennaio”

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