M5S butta fuori il Sindaco di Quarto Rosa Capuozzo: lei risponde: “Non mi dimetto”

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Non avendo fatto un passo indietro in tempi brevi, è arrivata per Rosa Capuozzo la ‘scomunica’. ‘Rosa Capuozzo è stata raggiunta da un provvedimento di espulsione dal MoVimento 5 Stelle per grave violazione dei suoi principi. Perché siamo il MoVimento 5 Stelle e non un Pd qualsiasi‘. Questo è quanto si legge alla fine di un post, dal titolo ‘Noi nel M5S facciamo così #onestà‘, che è stato pubblicato sul Blog di Beppe Grillo.

La posizione del M5S sul sindaco di Quarto è prima stata di difesa a spada tratta, dopodiché il MoVimento ha chiesto a Rosa Capuozzo di fare un passo indietro dopo che, anche a seguito di quanto contenuto nelle intercettazioni, quelle che potevano essere delle semplici pressioni politiche probabilmente, e dovrà essere la magistratura a decidere, sarebbero in realtà dei tentativi di ricatto ai danni del primo cittadino.

‘Come diceva Paolo Borsellino in riferimento alla necessaria pulizia da fare all’interno dei partiti, non bisogna soltanto essere onesti, “ma apparire onesti”, al di fuori di ogni dubbio e al di sopra di ogni sospetto’, si legge altresì nel post pubblicato sul Blog di Beppe Grillo con la conseguenza che Rosa Capuozzo, come intende peraltro fare in accordo con quanto emerso nelle ultime ore, potrà continuare ad essere sindaco di Quarto ma come primo cittadino non più rappresentante il MoVimento 5 Stelle ed il relativo simbolo. Intanto ieri in Tv sul caso Quarto sono intervenuti Alessandro Di Battista ad Otto e Mezzo su La7, e Luigi Di Maio a Ballarò, su Rai3, condotto da Massimo Giannini.

“Siamo il Movimento 5 Stelle e non un Pd qualsiasi”. Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto, avrebbe dovuto «denunciare immediatamente e senza tentennamenti” le minacce e i ricatti di cui è stata vittima. Invece, anziché “sbattere la porta in faccia alla criminalità organizzata”, il primo cittadino l’ha fatta «accomodare e sedere al proprio tavolo per spartirsi la torta”. “Per queste ragioni Rosa Capuozzo è stata raggiunta da un provvedimento di espulsione dal Movimento 5 Stelle”.

La “sentenza” arriva alle 9,45 sul blog di Beppe Grillo alla fine di un post dal titolo eloquente:”NoinelM5Sfacciamo così#onestà”. Impossibile, del resto, per lo stesso Grillo e Gianroberto Casaleggio, tirarla ancora per le lunghe. A Quarto, in provincia di Napoli, l’inchiesta sui tentativi di infiltrazione camorristica nell’amministrazione pentastellata eletta nel 2015, sebbene la stessa Capuozzo non sia indagata ma considerata, ancora, “persona offesa rispetto al reato di tentata estorsione”, rischia di travolgere il M5S.

Dopo le perquisizioni di municipio e casa del sindaco, ierilaprima cittadina è stata convocata in procura, a Napoli, per essere ascoltata dal pm Henry John Woodcock. Meglio, quindi, giocare d’anticipo sbattendo Inori dal M5S non solo il sindaco, ma tutti e quindici i consiglieri comunali di maggioranza grillini. Obiettivo: tornare alle urne il prima possibile per spazzare via il sospetto che anche un solo voto incassato a Quarto possa provenire dalla camorra. Una strategia che però non ha fatto i conti con la resistenza della giunta Capuozzo.

LA RIVOLTA: “AVANTI CON IL SINDACO” Il sindaco, nonostante l’avvio della procedura di espulsione nei suoi confronti, resiste al diktat del duo Grillo-Casaleggio. Nel primo pomeriggio, poco prima di essere convocata per la quarta volta dai magistrati, Capuozzo e i consiglieri del gruppo M5S diffondono una nota in cui affermano che “il senso di responsabilità verso i cittadini”, ritenuto «prioritario», impone alla giunta e alla sua maggioranza di «continuare ad amministrare il nostro territorio, come fatto sino ad oggi». Nel momento in cui parte la nota, ad essere sotto espulsione è solo il sindaco. Non appena il vertice del Movimento apprende che i consiglieri scelgono di restare al fianco di Capuozzo per allungare la consiliatura, la procedura di scomunica si attiva anche perloro.

Adesso tra il vertice del M5S e l’amministrazione comunale, che avevano interrotto i contatti da oltre ventiquattr’ore, la rottura è totale. Il sindaco venderà cara la pelle: “Guido l’unico Comune conquistato in Campania dal M5S alle Amministrative, male regole sono state sovvertite sull’onda della pressione mediatica: io sono parte lesa. Andrò avanti a portare il progetto del Movimento anche senza il simbolo”.

Ieri a Quarto è stata un’altra giornata di tensione anche a livello giudiziario. Poco prima delle quattro di pomeriggio la prima cittadina, insieme al capogruppo di maggioranza, Alessandro Nicolais, e alla consigliera Concetta Aprile, è arrivata in procura, a Napoli, per essere sentita in qualità di testimone da Woodcock. Il pm indaga su un presunto voto di scambio politico-mafioso e su un’altrettanto presunta tentata estorsione, ai danni di Capuozzo, da parte dell’ex consigliere grillino Giovanni De Robbio. Fatto sta che per la procura, che pure considera il sindaco parte lesa, la prima cittadina “ha tenuto una condotta poco lineare e sicuramente da approfondire”.

Nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta, emerge che Capuozzo era al corrente del tentativo di ricatto diDe Robbio, ma non lo ha denunciato. Da qui i blitz dei Carabinieri di due giorni fa nella sua abitazione e in ufficio e la nuova convocazione a Napoli, durata oltre due ore e mezza. I possibili sviluppi delle indagini fanno tremare i vertici del M5S. Woodcock e i due procuratori aggiunti, Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli, hanno depositato ulteriori 150 pagine dell’inchiesta. Da un’intercettazione di metà dicembre tra lo stesso sindaco e il capogruppo Nicolais sembra emergere che lo staffnazionale del M5S fosse informato di quanto stava succedendo a Quarto. «Non si sono mossi, loro», è l’accusa lanciata da Capuozzo su cui gli inquirenti vogliono vederci chiaro.

l caso di Quarto è grottesco. Ammettiamo pure che il sindaco Rosa Capuozzo, che pure allo “stato” come avrebbe detto il buon Di Pietro non è indagata (ha però subìto una perquisizione e qui rivolgo una domanda ai giuristi: si può essere oggetto di una perquisizione anche se non si è indagati? Se la risposta è sì entriamo diritto e difilato in uno Stato di polizia), sia responsabile di non aver denunciato alla magistratura dei ricatti che le sarebbero stati fatti dall’ex consigliere comunale Giovanni De Robbio già espulso dai Cinque Stelle, per una trafficata storia di un minimo abuso edilizio che la stessa Capuozzo tentò di sanare con un condono, ma fuori tempo.

IL CASO Quarto è grottesco per un’altra ragione. Quarto è una cittadina di quarantamila abitanti e chi ha soffiato sul fuoco di questo caso montandolo a dismisura non è Santa Maria Goretti, ma, con l’appoggio di quasi tutti i media, il Pd che è totalmente implicato, penalmente, nel malaffare di “Mafia Capitale” a Roma, che oltre a essere Capitale ha qualche abitante in più di Quarto e proprio qualche giorno fa un suo esponente di spicco, Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa dei Dem, è stato condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione per un caso accertato di corruzione nell’ambito di quel sistema mafioso. Condannato quindi, non indagato o in sospetto di poterlo essere. Qui siamo fuori anche dal detto fiorentino “cencio dice male di straccio”. Perché “c e n- cio”, alias il Pd, è infinitamente più sporco, in termini quantitativi e qualitativi, di “straccio”, vale a dire il sindaco grillino di Quarto, Rosa Capuozzo.

E nota la tecnica dei politici italiani, che quando sono coinvolti in un grosso scandalo ne vanno a enfatizzare uno modestissimo per nascondere il primo. Ma nemmeno l’atteggiamento dei Cinque Stelle in questa vicenda mi ha convinto. Anzi mi ha inquietato in particolare una dichiarazione di Luigi Di Maio per giustificare la richiesta di dimissioni della Capuozzo. Questa: “Il Movimento ha un garante che è Grillo. A decidere come sempre sono coloro che certificano le liste. Sono scelte relative ai comuni e a casi singoli. Solo che quando si dà il simbolo nessuno si chiede chi lo abbia deciso. Quando lo si toglie, nessuno lo ricorda”.

Qui si entra in una logica che oserei definire staliniana, parlo proprio di Jo- sif Vissarionovic D- zugasvili che eliminò tutti i principali protagonisti della Rivoluzione d’Ottobre da Trotsky a Zino- viev, a Kamenev, a Bucharin, col pretesto che facevano “oggettivamente il gioco del nemico”. Siamo su dimensioni storiche incommensurabili, perché la Capuozzo non è Trotsky (sul cui “onore di rivoluzionario” oltretutto, come scrisse lui stesso nel suo testamento, non c’era macchia alcuna) ma la logica espressa in questi giorni da Grillo, Ca- saleggio, Di Maio e altre frange del movimento grillino mi sembra la stessa. Non è il caso di scomodare la frase, spesso citata a capocchia e male, del vecchio e saggio Pietro Nenni: “Anche il più puro dei puri trova alla fine uno più puro di lui che lo epura”. Basta ricordare una vecchia canzone, mi pare di Carosone, che si intitolava E la barca tornò sola.

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