Allarme tsunami scossa di terremoto 7.1 nell’Oceano Pacifico vicino le Isole Fiji, evacuata Suva

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Una violentissima scossa di terremoto è stata registrata nella notte al largo delle Isole Figi, nell’Oceano Pacifico sud-occidentale. Si è trattato di una scossa sismica di fortissima intensità, ovvero 7.2 della scala Richter registrata alle ore 22.52 di ieri sera, ora italiana, che ha provocato l’allarme tsunami per la nazione del Pacifico. L’epicentro è stato individuato a latitudine -19.29 e longitudine 175.9, ipocentro e profondità 19 km. La scossa fortunatamente è avvenuta nel quadrante a sud e molto distante dai centri abitati, anche se la città più vicina e dove il terremoto è stato maggiormente sentito è Nadi, che si trova sull’isola principale. “Lo abbiamo sentito leggermente a Suva”, ha sottolineato in serata il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, Sune Gudnizt.

Come abbiamo anticipato si è attivata un’allerta preliminare di tsunami nell’area antistante all’epicentro; nel corso della notte i sismografi mondiali hanno lavorato e registrato sia la scossa in questione che anche quelle di “assestamento” avvenute nella notte. Anche i sismografi italiani appartenenti alle varie reti di monitoraggio hanno registrato la potentissima scossa di terremoto di magnitudo pari a 7.2 della scala Richter.

L’epicentro, secondo il sito dell’istituto geosismico americano Usgs, è situato a 15 km di profondità nella crosta terrestre e a circa 220 km dalla località di Nadi, sull’isola principale. Intorno all’1.00 della notte un’altra località sita a circa 300 chilometri dall’epicentro della forte scossa è stata evacuata per l’allarme tsunami che è stato diramato.

Come abbiamo detto nel corso della notte i principali organi di stampa internazionale hanno diramato la notizia secondo la quale è stata lanciata l’allerta tsunami dal Pacific Tsunami Warning Center. Nel corso della notte poi l’allarme tsunami sembra essere rientrato ed anche la magnitudo del terremoto è stata rivista al ribasso 6.9.Non si hanno notizie al momento riguardo eventuali danni a cose e persone, per questo bisognerà attendere le prime ore del giorno. L’allarme non è arrivato fino alle Hawaii, che si trovano al centro del Pacifico, ed è rientrato completamente 3 ore dopo l’evento sismico. L‘Isola di Figi purtroppo è soggetta a terremoti, anche piuttosto forti a causa della sua posizione sull’Anello di fuoco, un arco di faglie sismiche che circonda praticamente tutto l’Oceano Pacifico.

Nel 1920 Wegener formulò una prima embrionale teoria sulla tettonica a zolle, sulla base dell’osservazione che i confini degli attuali continenti sembrano in molti casi combaciare perfettamente tra loro come i pezzi di un puzzle. Egli ipotizzò che intorno a 2 milioni di anni fa tutte le terre emerse formassero un unico continente denominato Pangaea che nel tempo cominciò a suddividersi fino a dare luogo all’attuale configurazione delle terre emerse. Tale osservazione fu avvalorata anche dalla scoperta di fossili e microrganismi dello stesso genere in terre molto distanti tra loro come l’Africa occidentale e l’America del Sud. A partire da questa prima formulazione, grazie ad osservazioni più accurate e dettagliate, nei nostri giorni è stata formulata una nuova ipotesi a base della tettonica a placche, secondo la quale la superficie terrestre è costituita da placche che si muovono le une rispetto alle altre. La crosta terrestre risulta suddivisa in sei grandi placche (Africana, Americana, Antartica, Australo-Indiana, Eurasiatica e Pacifica) e circa 14 placche di dimensioni più piccole. Le deformazioni relative tra le placche si verificano in prossimità dei loro confini.

Con il termine generico di faglia (fault) si suole indicare la frattura o una zona di frattura tra due blocchi di roccia, in cui si verifica o si è verificato nel passato il movimento relativo (dislocazione) delle parti adiacenti alla frattura. Il movimento può essere improvviso, oppure di lento scorrimento (creep). Durante un terremoto, la roccia su di un lato della faglia subisce uno spostamento (slip) rispetto alla roccia posta sull’altro lato della faglia. La superficie di faglia può essere orizzontale, verticale o inclinata. Per definire univocamente un piano di faglia è necessario effettuare due misure: direzione e inclinazione. Per un piano inclinato la direzione (strike) è l’angolo tra la sua intersezione con il piano orizzontale e il Nord, mentre l’inclinazione (dip) è l’angolo tra il piano di faglia e il piano orizzontale. Il piano di faglia separa due blocchi che prendono il nome di tetto e letto in funzione della loro posizione rispetto al piano. Secondo la direzione degli spostamenti relativi che avvengono sul piano di faglia, questa potrà essere diretta (normale) o inversa in risposta a sforzi rispettivamente distensivi o compressivi. Se lo spostamento è invece parallelo alla direzione della faglia, essenzialmente sul piano orizzontale, la faglia è detta trascorrente (strike-slip) e si forma in risposta a sforzi di taglio.

Sebbene la “quantificazione” di un evento sismico sia estremamente importante, prima dello sviluppo delle apparecchiature moderne di monitoraggio essa era legata essenzialmente alla descrizione qualitativa degli effetti indotti su cose e persone. Solo grazie ai più moderni sismografi è stato possibile effettuare una valutazione quantitativa del contenuto energetico associato ad un evento sismico. Criteri di misura dell’intensità dei terremoti Intensità macrosismica “I” Valutare l’intensità macrosismica è certamente la modalità più antica di descrivere l’entità di un terremoto. Ci si basa sulla valutazione soggettiva e locale degli effetti di un terremoto (reazioni umane, danno a manufatti ed ambiente fisico). Ciò rappresenta l’unica possibilità di procedere per terremoti storici (prestrumentali). Su tale valutazione si basa ancora oggi lo studio della legge di ricorrenza di un terremoto. Amplificazione locale e vulnerabilità degli elementi esposti possono influenzare significativamente l’intensità macrosismica. A partire dai valori di intensità rilevati in diversi siti è possibile definire una mappa delle isosisme, ossia delle aree caratterizzate da un egual valore di intensità macrosismica. In genere l’intensità più elevata si riscontra nelle immediate vicinanze della sorgente.

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