Come combattere l’ansia da 2017: i consigli dello psichiatra

Ansia, ansia e ancora ansia. C’è una  cosa che gli italiani vorrebbero cancellare in questo 2017 che sta per affacciarsi. La lista dei buoni propositi per ilnuovo anno è sempre troppo lunga. E alla vigilia di quello successivo le aspettative iniziali molto spesso sono risultate disattese. Ma come fare ad affrontare i nuovi progetti con la giusta emotività senza l’angoscia del fallimento?Lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano, spiega come inseguire nuove mete senza farsi abbattere dall’ansia di realizzare ogni sogno:

1) No rimpianti. Non lasciamo spazio al rimpianto di errori ed esperienze che hanno segnato il nostro passato, ma valutiamo attentamente l’opportunità di imparare dalle difficoltà e dagli errori per migliorare concretamente il nostro futuro;

2) Si a nuove cime. Non confondiamo obiettivi ambiziosi con elevate aspettative. L’obiettivo ci aiuta a tracciare la direzione da perseguire con volontà, l’aspettativa innesta in noi stessi l’ansia del fallimento. “La fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo rappresentano sempre un momento in cui si fanno i bilanci su come è andato l’anno trascorso e si azzardano previsioni su come andrà quello in arrivo – afferma Cucchi – Molto spesso ci troviamo a fare un’analisi, soprattutto nel caso in cui le cose non sono andate molto bene. E’ lecito sognare un futuro migliore, ma non sempre le ipotesi più rosee si concretizzano. L’aspettativa di puntare in alto può generare quest’ansia da nuovo anno“. “Non dobbiamo vivere il principio del nuovo anno come una corsa a ostacoli con la sensazione di essere sotto esame, con la paura di essere bocciati se non rispettiamo il ruolino di marcia – ammonisce lo psichiatra – La vera felicità la troveremo invece nella gioia di tutti i giorni, avvertendo nei muscoli la fatica della lotta quotidiana, di sacrificarsi insieme alle persone care per un importante progetto, un sogno in cui crediamo ciecamente”. “E’ bello sognare – conclude Cucchi – ma per dare fiato e gambe ai sogni bisogna prendersi del tempo per pensare, pianificare, valutare, calcolare, capire. Spesso non ce lo concediamo questo tempo, dobbiamo ricavarlo assolutamente”.

 3) Vivi il momento. Viviamo la magia del momento, non aspettiamo sempre ciò che deve arrivare domani. Oggi è il nostro giorno speciale in cui potremmo fare scoperte e vivere esperienze incredibili;

4) Take your time to plan. Diamoci tempo per pianificare al meglio i nostri programmi futuri, scegliamo ciò che veramente conta per noi e sentiamoci liberi di dare tutti noi stessi per realizzare i sogni che desideriamo realizzare dam molto tempo;

5) Tieni vivo il fuoco. Coltiviamo il desiderio, ‘la pancia sempre piena’ ci allontana dalla capacità di raggiungere i nostri obiettivi. L’ardente fuoco che accende la passione, il sapore di ciò che vorremmo ma ancora non abbiamo, renderà ancora più speciale l’attesa.

ANSIA, OCCHIO ALLE ASPETTATIVE TROPPO ALTE

“La fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo rappresentano sempre un momento in cui si fanno i bilanci su come è andato l’anno trascorso e si azzardano previsioni su come andrà quello in arrivo – afferma Cucchi – Molto spesso ci troviamo a fare un’analisi, soprattutto nel caso in cui le cose non sono andate molto bene. E’ lecito sognare un futuro migliore, ma non sempre le ipotesi più rosee si concretizzano. L’aspettativa di puntare in alto può generare quest’ansia da nuovo anno”. “Non dobbiamo vivere il principio del nuovo anno come una corsa a ostacoli con la sensazione di essere sotto esame, con la paura di essere bocciati se non rispettiamo il ruolino di marcia – ammonisce lo psichiatra – La vera felicità la troveremo invece nella gioia di tutti i giorni, avvertendo nei muscoli la fatica della lotta quotidiana, di sacrificarsi insieme alle persone care per un importante progetto, un sogno in cui crediamo ciecamente”. “E’ bello sognare – conclude Cucchi – ma per dare fiato e gambe ai sogni bisogna prendersi del tempo per pensare, pianificare, valutare, calcolare, capire. Spesso non ce lo concediamo questo tempo, dobbiamo ricavarlo assolutamente”.

L’ansia è un’emozione universale che non sarebbe, di per sé, inadeguato provare, in quanto rappresenta una componente necessaria della risposta dell’organismo allo stress. L’ansia, o meglio la risposta ansiosa agli eventi, non ha sempre e necessariamente caratteristiche negative. L’ansia viene considerata patologica quando disturba, in misura più o meno notevole, il funzionamento psichico globale determinando una limitazione della capacità di adattamento dell’individuo. L’ansia patologica spesso è dotata di una propria “autonomia”, manifestandosi senza alcuna correlazione con apparenti cause esterne scatenanti, ha un’intensità tale da provocare un grado di sofferenza non sopportabile e una durata spesso cronica e può limitare il funzionamento nella vita di tutti i giorni. Esistono sostanzialmente due condizioni in cui l’ansia può essere non naturale: Quando la risposta ansiosa è esagerata e disfunzionale rispetto agli stimoli che l’hanno indotta. Quando lo stato ansioso compare in assenza di uno stimolo scatenante. Sono disturbi d’ansia gli attacchi di panico (con e senza agorafobia), le ossessioni e compulsioni (rituali, ecc.), le fobie (degli insetti, di parlare in pubblico, dei mezzi di trasporto, di arrossire o di vomitare in pubblico,), l’ansia generalizzata e il disturbo post-traumatico (in seguito ad eventi traumatici o altamente stressanti). Nei disturbi d’ansia, la persona esposta alla “sua” situazione stimolo proverebbe un’emozione ritenuta insopportabile, che, talvolta quando diviene Panico, potrebbe far credere o sentire alla persona di impazzire o di morire. L’ansia può essere: Adattiva (fisiologica): prepara a un pericolo potenziale e può contribuire ad affrontare situazioni difficili, con crescita personale Disfunzionale (patologica): caratterizzata da una condizione di malessere cosi’ intenso e tale da provocare un grado di sofferenza non sopportabile (sproporzionata rispetto allo stimolo scatenante e il soggetto ne è consapevole); la sua durata persistente può portare a comportamenti di difesa che possono limitare l’esistenza disturbando il funzionamento psichico globale e determinando una limitazione della capacità di adattamento dell’individuo tanto da interferire con le normali attività della vita quotidiana (come per esempio nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo); Inoltre può presentarsi ed insorgere apparentemente non collegabile a nessun evento o stimolo specifico (es. Disturbo da Attacchi di Panico) o eventi neutri, non pericolosi e non indicativi di reale pericolo (es. Fobie); è cioè dotata di una propria “autonomia”, manifestandosi senza alcuna correlazione con apparenti cause esterne scatenanti. di stato: attivazione di uno stato d’allarme al momento dello stimolo, indipendentemente dalla presenza di una base personologica ansiosa; di tratto: caratteristica permanente di personalità; ogni volta che si presentano stimoli significativi il soggetto utilizza un modello stimolo-risposta improntato all’ansia. Infine, si può distinguere tra: l’ansia anticipatoria: di breve durata, scatenata da un segnale identificabile, reale o immaginario, associato al pericolo; l’ansia generalizzata: condizione durevole di tensione, sganciata da particolari stimoli; nelle personalità ansiose assume la caratteristica di ansia di tratto; l’attacco di panico: manifestazione di ansia acuta, inaspettata e di rapida risoluzione in cui si manifesta un improvviso senso di pericolo con imponenti sintomi somatici.

L’ansia sembra avere varie componenti: La componente cognitiva implica aspettative di un pericolo diffuso e incerto e una sensazione di pericolo imminente. La sovrastima del pericolo e la sottostima delle capacità di fronteggiarlo, riflettono, nei disturbi d’ansia, l’attivazione dei cosiddetti “schemi di pericolo”. Infatti, un ruolo cruciale, è svolto dagli schemi cognitivi connessi alle sensazioni di pericolo, a causa dei quali la realtà esterna viene vissuta come estremamente pericolosa e il se stessi come estremamente vulnerabili. Una volta attivata la sensazione di pericolo, si crea una sorta di circolo vizioso che rinforza le manifestazioni d’ansia. I sintomi ansiosi, infatti, rappresentano una fonte di minaccia: condizionano il comportamento e sono interpretati come segnali dell’esistenza di un grave disturbo fisico o psicologico; tali effetti accrescono il senso di vulnerabilità dell’individuo e, di conseguenza, rinforzano l’iniziale reazione ansiosa inducendo una serie di risposte sfavorevoli, le quali a loro volta esasperano le sensazioni di pericolo. Spesso le persone che soffrono di un disturbo d’ansia hanno un pensiero catastrofico, pensando e prevedendo sempre scenari molto negativi. Dal punto di vista somatico (o fisiologico), il corpo prepara l’organismo ad affrontare la minaccia (una reazione d’emergenza): la pressione del sangue e la frequenza cardiaca aumentano, la sudorazione aumenta, il flusso sanguigno verso i più importanti gruppi muscolari aumenta e le funzioni del sistema immunitario e di quello digestivo diminuiscono. Si può notare, a livello fisico, pallore della pelle, sudore, tremore e dilatazione pupillare. Dal punto di vista emotivo, implica una complessa combinazione di emozioni negative che includono paura, apprensione e preoccupazione, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno. Dal punto di vista comportamentale, si possono presentare sia comportamenti volontari sia involontari, diretti alla fuga o all’evitare la fonte dell’ansia. Questi comportamenti, quali l’ansia anticipatoria e l’evitamento, sono frequenti e spesso non-adattivi, dal momento in cui limitano gli spostamenti e il coinvolgimento in situazioni di vita o lavorative che la persona può vivere come ansiogne. In ogni caso l’ansia non sempre è patologica o non-adattiva: è un’emozione comune come la paura, la rabbia, la tristezza e la felicità, ed è una funzione importante in relazione alla sopravvivenza. Alcune attenzioni a sé stessi e tecniche di rilassamento giocano un ruolo importante nell’alleviare i sintomi dell’ansia. Ad esempio: Una dieta appropriata: ridurre (gradualmente) il consumo di caffeina, zucchero e, in generale, migliorare le abitudini alimentari. Consapevolezza corporea: riuscire a cogliere, interpretare e gestire le modifiche fisiologiche dell’organismo. Esercizio fisico: un moderato esercizio può aiutare ad alleviare lo stress. Chi soffre d’ansia dovrebbe notare che le palpitazioni di cuore durante l’esercizio fisico possono scatenare un attacco di panico quindi, probabilmente, è meglio sviluppare gradualmente un esercizio di routine. Sonno appropriato. Tecniche di rilassamento: lo stato di rilassamento può essere raggiunto con l’aiuto di registrazioni di auto-ipnosi, training autogeno, il rilassamento progressivo di Jacobson yoga, meditazione e tecniche di respirazione. – Ci sono una serie di libri specializzati su come gestire l’ansia, in genere sono libri informativi e di auto-aiuto. – Gestione dello stress: questo può comportare cambiamenti nello stile di vita e nella gestione del tempo.

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