Attacco ad Istanbul, il panico e le ambulanze fuori dal locale

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Terrore e sangue in Turchia dove nella serata del 31 gennaio l’ennesimo attentato terroristico ha colpito il cuore di Istanbul, nel quale purtroppo sono morte 39 persone. L’attentato è avvenuto nella serata del 31 gennaio nel noto locale Reina Club del quartiere di Besiktas, intorno all’1.30 ora locale, all’interno del quale erano presenti circa seicento persone. La festa di fine anno in Turchia si è trasformata in un vero e proprio incubo, un uomo armato molto probabilmente da solo, ha fatto irruzione in un nightclub di Istanbul ed ha compiuto una vera e propria strage; come abbiamo già anticipato, purtroppo, il bilancio è molto grave, si parla di 39 morti ed una settantina di feriti soprattutto stranieri, di cui sette sono stati identificati e risultano essere dell’Arabia Saudita, quattro dell’Iraq, due dell’India, due dalla Tunisia, uno dalla Siria, uno dal Canada, uno da Israele, uno dal Libano e uno dal Kuwait.

Tra i feriti ci sarebbe anche una famiglia italiana, ovvero una compagnia formata da tre modenesi e altri amici di Brescia e Palermo, che stava trascorrendo il Capodanno nella capitale turca, e secondo quanto riferito da una tv locale italiana, ovvero Trc-Telemodena, sarebbe riuscita a scampare alla strage gettandosi a terra quando i primi spari nel locale hanno fatto scattare il panico; sempre secondo quanto riferito dalla tv locale, alcuni di questi italiani avrbbero riportato delle lievi escoriazioni nella calca. “E’ accaduto tutto in un istante, stavamo tutti festeggiando e mangiando a tavola quando sono esplosi i primi colpi ed è scattato il panico nel locale”, è questo quanto affermato a Trc-Telemodena. Altri italiani hanno preferito mantenere l’anonimato ma hanno raccontato di aver udito spari arrivare da più direzioni e di avere visto un uomo con il mitra che sparava sulla gente. L’attentatore, subito dopo si sarebbe dato alla fuga.

Il killer pare sia entrato nel locale,  verso l’1.30 locale ovvero le ore 23.30 in Italia, ed in un primo momento si è parlato di un killer vestito da Babbo Natale, ipotesi poi smentita dal Premier Binali, il quale ha spiegato che l’attentatore ha lasciato la pistola prima di fuggire; lo stesso avrebbe urlato Allah Akbar mentre apriva il fuoco, è questo quanto raccontato da alcuni testimoni sopravvissuti alla strage. “Questi pazzi sono entrati sparando ovunque, contro tutto”, ha raccontato alla Cnn un testimone rimasto ferito ad una gamba da un proiettile. Ed ancora una donna ricoverata in ospedale intervistata ha raccontato: “Ero di spalle e mio marito mi ha urlato: ‘Buttati giù!’. Eravamo vicino a una finestra e ho sentito che due o tre persone stavano sparando. Poi sono svenuta. Molte persone erano a terra. Poi sono arrivate le forze speciali e ci hanno portato via. Mio marito è rimasto ferito in tre punti”. L’attentatore sarebbe ancora in fuga e dietro l’attentatore ci sarebbe l’ombra dell’Isis.

In Turchia il terrorismo torna a colpire Istanbul e lo fa nella notte più attesa, quella del 31 dicembre, quando in tutto il mondo scatta il conto alla rovescia per l’entrata del nuovo anno. Colpita una notte simbolo e anche un luogo simbolo: un night club, nella parte europea, tra i più celebri, belli ed esclusivi dell’immensa metropoli. È di 39 morti, di cui almeno 24 quelli stranieri, il bilancio delle vittime dell’attacco che ha colpito, nella notte tra sabato e domenica, il Reina Club, pieno di oltre 600 persone lì per il Capodanno. Oltre 70 i feriti, di cui 3 o 4 in condizioni critiche. Tra gli scampati alla morte anche un gruppo di italiani – modenesi, bresciani e siciliani – presenti al momento della sparatoria e che si sono salvati gettandosi a terra.

Il Reina si trova in uno dei punti più belli della città: affacciato sul Bosforo (nelle cui acque gelide si sono tuffati in molti l’altra notte), non lontano dal ponte che collega i due continenti e dalla celebre Moschea di Ortakoy, una delle immagini simbolo di Istanbul. Per il proprietario, Mehmet Kocarslan, a niente sono servite le misure di sicurezza rafforzate, con pattugliamenti anche dal mare. Il governo turco ha imposto un “coprifuoco delle informazioni”, bloccando anche i social network per motivi di sicurezza. Tra le notizie certe c’è quella che l’attentatore è entrato nel locale verso l’una e un quarto, sparando a caso sulla folla.

In un primo momento si era diffusa la notizia che l’uomo fosse mascherato da Babbo Natale, dettaglio smentito dal premier turco, Binali Yildirim. Il governatore di Istanbul, Vasip Sahin, ha parlato di un solo attentatore, anche se sarebbero tre le persone ricercate. Alcuni media turchi hanno diffuso le immagini di un solo uomo, che sarebbe di origini turamene, afgane o cecene e membro del gruppo dell’Isis nella regione del Tukestan orientale. Il quotidiano britannico Guardian, che cita un kuwatiano rimasto ferito, riferisce che mentre sparava avrebbe urlato Allah Akbar (Dio è grande, in arabo). Yildirim ha anche spiegato che l’arma, un kalashnikov, è stata lasciata nel luogo della strage e che la polizia «ha alcune ipotesi sull’identità dell’aggressore» e «alcuni dettagli sono emersi ma le autorità stanno lavorando per arrivare a un risultato concreto». Secondo la CnnTurk, è stata lanciata un’operazione in un quartiere vicino a Ortakoy.

In mattinata è intervenuto il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. «Stanno cercando di abbattere il morale del nostro Paese e seminare il caos con questi mostruosi attacchi», ha detto il leader di Ankara, senza specificare la matrice dell’attacco, che sembra ricollegabile all’Isis, mentre il Pkk curdo ha dichiarato di non essere legato alla strage. «La Turchia è determinata a continuare a combattere fino alla fine contro il terrorismo e fare qualunque cosa sia necessaria per garantire la sicurezza dei suoi cittadini e assicurare la pace nella regione», ha proseguito. Il riferimento è al ruolo di mediatore, con la Russia e l’Iran, nella tregua in Siria, siglato la scorsa settimana.

A Erdogan hanno espresso il loro sostegno i leader di tutto il mondo, a cominciare dal presidente americano, Barack Obama, che ha offerto alle autorità turche l’assistenza dei suoi uomini. Solidarietà è arrivata, tra gli altri, anche dal presidente italiano, Sergio Mattarella, e dal premier italiano, Paolo Gentiloni, e ancora dal presidente russo, Vladimir Putin, dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, dall’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, e dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Papa Francesco, nel primo Angelus dell’anno, ha espresso la sua vicinanza al popolo turco. Per Istanbul l’attacco al Reina Club è l’ultimo di una lunga e sanguinosa serie, che ha visto colpiti la zona della celebre Moschea Blu (12 gennaio), l’aeroporto internazionale Ataturk (28 giugno) e lo stadio del Besiktas (10 dicembre). Una scia che non sembra avere fine. Ieri pomeriggio la sparatoria nella moschea Hasan Pasha, nel quartiere Algeria sul lato europeo, in cui rimaste ferite due persone, anche se l’episodio non sarebbe ricollegabile con l’attacco al Reina.

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