Caso di meningite a Ravenna: quarantenne in condizioni critiche: colpiata anche un’anziana signora di 70 anni

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E’ ancora allarme meningite in Italia e giorno dopo giorno cresce il numero di persone contagiate purtroppo da questa terribile patologia. Dopo la morte del ristoratore in provincia di Roma nei giorni scorsi, ricoverato il 31 dicembre, sembra che un altro caso di meningite sia stato diagnosticato in Emilia Romagna; si tratterebbe di un uomo di circa 40 anni il quale nel pomeriggio di martedì 3 gennaio è stato ricoverato in condizioni piuttosto critiche nel presidio ospedaliero di Ravenna, in terapia intensiva. Secondo quanto riferito sembra che l’uomo ricoverato a Ravenna, ma residente in Calabria, abbia cominciato ad accusare i primi sintomi subito dopo Capodanno, nello specifico aveva febbre alta e altri sintomi specifici della meningite, tanto che il 3 gennaio i familiari preoccupati lo hanno accompagnato in ospedale dove i medici sin da subito hanno capito che le sue condizioni di salute erano piuttosto gravi. Sottoposto immediatamente alle prime analisi, queste hanno dato esito positivo, ovvero il paziente è risultato affetto da meningococco di tipo y e si tratterebbe di uno dei 4 sierotipi contenuti nel vaccino in uso.”Le analisi di laboratorio eseguite sul sangue e sul liquor del paziente hanno portato ad identificare nel sangue la presenza di meningococco di tipo y. Il sierotipo è uno dei quattro sierotipi contenuti nel vaccino in uso”, è questo quanto si legge in una nota diffusa dall’Ausl nella giornata di ieri.

Diagnosticata la meningite, il servizio Igiene Pubblica di Cesena ha ricostruito la rete dei contatti del paziente attraverso colloqui con i familiari e alle persone residenti nel territorio sono stati somministrati i farmaci raccomandati a scopo preventivo. “Si tratta di un batterio che generalmente si localizza a livello della gola senza determinare alcun tipo di disturbo e solo raramente causa delle malattie importanti quali la setticemia o la meningite”, specifica la nota di Ausl Romagna. L’infezione si trasmette attraverso le goccioline di saliva a seguito di contatti interpersonali ravvicinati e prolungati e il tempo di incubazione della malattia è di norma di tre o quattro giorni, anche se può variare da due a dieci giorni, aggiungono gli esperti. Al fine di poter interrompere la circolazione del meningococco ed impedire la comparsa di ulteriori casi di malattia, è necessario che i familiari e le persone che abbiano avuto contatti stretti con il paziente nei dieci giorni precedenti vengano sottoposti ad una profilassi antibiotica per via orale.

Intanto un altro caso di meningite è stato diagnosticato nella giornata di ieri a Palermo, e si tratterebbe di una donna di 70 anni la quale è stata ricoverata nel reparto di malattie infettive dell’ospedale Cervello con sintomi tipici della malattia. Dopo essere stata sottoposta alle analisi, i medici hanno confermato che si tratterebbe di una meningite batterica da pneumococco, ovvero una forma meno grave di meningite rispetto a quella da meningococco. “Non c’è alcun allarme sulla donna di 70 anni ricoverata: è affetta da pneumococco. Nulla a che vedere con il più pericoloso meningococco. In questi casi non c’è il rischio di infezione. I medici sono impegnati nella cura della donna che si trova in condizioni serie”, ha dichiarato nella giornata di ieri il responsabile dell’infettivologia dell’Asp di Palermo. 

Ospedali, Asl e farmacie presi d’assalto: la psicosi da meningite va avanti e in tutta Italia aumentano le difficoltà per trovare i vaccini. Soprattutto ci sono difficoltà «organizzative», perché «i vaccini per tutti ci sono», rassicura il Governo, ma – se la richiesta si moltiplica esponenzialmente senza alcuna ragione e possibilità di previsione- la distribuzione non riesce a garantire la presenza costante del medicinale in tutti i presìdi.

La parola d’ordine è una: «Calma», tranne che per la Toscana, dove a tutti i direttori generali e sanitari è arrivata una lettera dell’assessore alla Sanità per invitarli a «porre la massima attenzione alla situazione dei pronto soccorso, con il rafforzamento dei numeri del personale medico-infermieristico, anche in via straordinaria e temporanea, e reperimento straordinario di posti letto a supporto dei pronto soccorso aumentando i letti nelle osservazioni brevi e nei reparti di medicina interna». Nel resto d’Italia, invece, «l’andamento della patologia nel Paese è sovrapponibile al ciclo che ha avuto lo scorso anno», spiega il professor Ranieri Guerra, direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, «perciò sarebbe corretto consultarsi con il proprio medico e stilare un programma delle vaccinazioni da fare con calma. Mentre in «Toscana», chiarisce il professor Guerra, «esiste un numero più elevato di episodi di Meningococco C rispetto alle attese. Ma, proprio per questo, pochi giorni fa la Regione ha approvato una nuova delibera di giunta per aggiornare il calendario delle vaccinazioni». Un’emergenza circoscritta, alla quale si sta cercando di far fronte anche con l’arrivo straordinario di altre 5mila dosi di vaccini Antimeningococco C, arrivate ieri sera nel livornese, azzerando le liste d’attesa. Le altre Regioni, invece, con meno fretta ma già nei prossimi giorni, riforniranno i propri ospedali e le Asl di competenza dei farmaci andati esauriti. Ma quello che è più importante, secondo il ministero di Beatrice Lorenzin, è che passi il messaggio che non bisogna correre in massa a vaccinarsi, perché non c’è alcuna emergenza nazionale.

Per fronteggiare la psicosi e l’allarme che si stanno diffondendo, ieri il professor Guerra ha indetto una riunione al dicastero a cui hanno partecipato rappresentanti del ministero, dell’Istituto Superiore della Sanità, dell’Agenzia Italiana del Farmaco, del Comando dei Carabinieri del Nas, di Farmindustria e della Regione Toscana. Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come non vi sia «alcuna emergenza sanitaria e come le dosi di vaccino disponibili non siano carenti». Male vendite inaspettatamente triplicate e più hanno messo in crisi la distribuzione. Per quanto riguarda la Toscana, invece, è stato importante far notare che difficilmente il fenomeno si allargherà alle regioni limitrofe. La paura generale, infatti, è proprio generata dal timore che un viaggio in treno attraverso l’Italia centrale possa esporre a batteri killer. Ma dal ministero invitano alla «calma» spiegando che trasmettere la meningite non è cosìfaci- le: bisogna che ci sia un contatto ravvicinato e continuato perché i batteri di un portatore attecchiscano a un’altra persona.

Nonostante sia opportuno tenere a bada la paura, continuano a registrarsi casi di contagio da meningite.A Barletta è toccato il primato pugliese, anche se per fortuna «non invasivo».ANapoliuna ragazzina di 13 anni è ricoverata all’ospedale Cotugno, le sue condizioni sono giudicate «soddisfacenti». Anche a Treviso un uomo di 47 anni è ricoverato in terapia intensiva per combattere contro questo insidioso batterio. Nel padovano una bambina di 18 mesi, che frequenta l’asilo nido, è risultata positiva alla meningite pneumococcica, ma i medici hanno escluso il rischio di contagio per il tipo di batterio e sconsigliano la prolilassi ai compagni di scuola e alle maestre. È affetta da una forma rara invece la 51enne della Marsica ricoverata nel reparto malattie infettive dell’ospedale di Avezzano. I casi sono tanti, ma dal ministero lo ripetono: «Nessuna emergenza, le statistiche restano intatte».

La psicosi continua. Non si ferma la corsa al vaccino nonostante le rassicurazioni del ministero della Salute e dei medici. Che insistono di proteggere sopratutto i bambini, come prevede il calendario vaccinale, e le persone, con malattie croniche, considerate a rischio.
LA PREVENZIONECome è stato messo nero su bianco ieri al tavolo tecnico ministeriale: nessuna emergenza, né epidemia né carenza di vaccini. Per far fronte alla domanda, le dosi fornite alle asl sono aumentate del 130% nel solo mese di dicembre 2016. Dalla Regione Lazio l’annuncio di un nuovo carico di vaccini per la prossima settimana: «Nel 2016 non sussistono incrementi dei casi di meningite – si legge in una nota – rispetto al periodo precedente ma, anzi, rispetto al 2015 sono diminuiti passando dai 25 casi di quell’anno ai 19 del 2016. Al momento nelle Asl della Regione vi sono oltre 15mila dosi di vaccini disponibili a cui si aggiungeranno entro martedì ulteriori ottomila dosi».
Al tavolo del Ministero, i rappresentanti di quattro categorie mediche, la Società italiana di igiene e Medicina preventiva, la Società italiana di pediatria, la Federazione italiana dei medici e medicina generale, la Federazione italiana dei medici pediatri.
Le conclusioni della task force sono chiare: «La situazione epidemiologica è nel nostro paese in linea con la consueta incidenza della malattia, tranne che per la Toscana dove le autorità sanitarie hanno intrapreso interventi straordinari di prevenzione».
Le raccomandazioni si concentrano sui piccoli, gli adolescenti e i giovani adulti. Quelle categorie, cioè, che hanno un rischio maggiore di contrarre la malattia. Per quanto riguarda il sierogruppo B, la maggior parte dei casi concentra tra i bambini più piccoli, al di sotto dell’anno di età. La vaccinazione contro il meningococco C, il tetravalente, è quello consigliabile per gli adolescenti. Per chi è stato vaccinato da bambino al momento non è previsto il richiamo «anche se è consigliabile effettuarlo» spiegano gli infettivologi. La profilassi negli adulti non è raccomandata (solo alcune categorie di malati cronici).
«Per gli adulti va evitato un indiscriminato ricorso ai centri vaccinali – ricordano gli esperti riuniti al Ministero – vanno, semmai, effettuate valutazioni caso per caso con il proprio medico in funzione di particolari esposizioni». Continuano, dai vari ospedali, le segnalazioni. Ma nessuno degli ultimi ricoveri è da meningite di tipo C.
La psicosi collettiva che si è scatenata in questi giorni riguarda soprattutto la meningite da meningococco ma a confronto, la meningite da pneumococco colpisce un numero più elevato di persone, in particolare tra gli anziani. A sottolinearlo è HappyAgeing, l’alleanza italiana per l’invecchiamento attivo che fa un appello alle Regioni per la piena attuazione del Piano vaccinale previsto nei nuovi Livelli essenziali di assistenza.
L’APPELLO«Anche se non parliamo di epidemia, è bene ricordare che i casi annui di meningite da meningococco, secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore della sanità, sono più o meno stabili e inferiori a quelli della meningite da pneumococco, la cui incidenza colpisce soprattutto gli over 64 e che, insieme alle altre forme di malattia invasiva da pneumococco, sono oltre mille all’anno» spiega Michele Conversano ex presidente della Società italiana di igiene alla guida di HappyAgeing.
Nel 2015 sono stati segnalati 1256 casi di malattia invasiva da pneumococco, il numero di casi è cresciuto rispetto al 2013 (977 casi) e al 2014 (957 casi). Osservando l’incidenza per gruppo di età, questa è maggiore negli anziani dopo i 64 anni, fascia di età nella quale si verifica anche il maggior numero di casi e nei bambini nel primo anno di vita.

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