Meningite shock, Bambina di soli 4 anni morta a bari

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La meningite continua a far paura e nella giornata di ieri si è registrata purtroppo l’ennesima morte, anche questa volta una bambina di soli 4 anni la quale è stata portata d’urgenza all’Ospedale Giovanni XXIII di Bari dove poi è morta. La piccola era giunta presso l’ospedale di Barletta già in condizioni piuttosto critiche ed infatti è deceduta poche ore dopo all’ospedale pediatrico della città. Stando a quanto è emerso, sembra che la piccola sia deceduta per sospetta meningite sepsi, infezione generalizzata di tutti gli organi, molto probabilmente causata da pneumocco o meningococco, gli agenti patogeni che provocano la meninigte. Sulla questione è intervenuto Gaetano Petitti, ovvero il dirigente medico della direzione di presidio del Giovanni XXIII, il quale ha dichiarato: “La bambina è arrivata in condizioni critiche e in coma. In una situazione già molto grave: dopo un paio di ore, purtroppo è deceduta. Saranno eseguiti tutti gli esami necessari per verificare se si tratta o meno di un caso di meningite“.

La piccola era stata ricoverata inizialmente nell’ospedale Dimiccoli di Barletta e poi trasferita a Bari; la piccola è deceduta nella mattinata di ieri intorno alle ore 10 e nelle prossime ore si avrà la certezza sull’effettiva causa della sua morte. Da quanto si è potuto apprendere, la piccola aveva la febbre ormai da qualche giorno, era inappetente e anche i parametri fondamentali sono risultati irregolari; una volta giunta in ospedale, la bambina è stata intubata e trasferita a Bari dove poi è deceduta. A scopo precauzionale il personale sanitario che ha trattato il caso è stato sottoposto a profilassi antibiotica,mentre non sembra essere esclusa l’autopsia sul corpicino della piccola. Dunque, saranno i test e gli esami a dover chiarire da cosa la bimba fosse affetta e se effettivamente si è trattato dell’ennesimo caso di meningite.

Poche ore prima all’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti era stato accertato un quarto caso di meningite in Puglia, nessuno causato da meningococco. Il paziente è un uomo di 54 anni affetto da pneumococco il quale sembra essere stato ricoverato da due giorni; secondo quanto riferito dalla dottoressa Cinzia Germinario, il responsabile dell’Osservatorio epidemiologico della Regione Puglia le condizioni dell’uomo sembrano essere stabili, ma viene costantemente tenuto sotto osservazione. Dopo questi casi di meningite la popolazione sembra essere piuttosto preoccupata e per questo motivo è aumentato il numero di cittadini che vogliono vaccinarsi contro la patologia. “La gente si è presentata in massa perché ha paura della meningite molti di loro però si sono presentati senza prenotazione”, hanno dichiarato nel centro di vaccinazione di Via Omodeo. Nei giorni scorsi era stato registrato un altro caso di meningite, ovvero una donna era stata ricoverata all’ospedale Santi Antonio e Biagio Alessandria per una forma fortunatamente non contagiosa da meningite.

Quando è arrivata al pronto soccorso stava già male. Era in coma. Hanno fatto quel che potevano, i medici dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, per salvare la vita della piccola di quattro anni che ieri mattina, intorno alle 10, però, non ce l’ha fatta. È morta un paio d’ore dopo essere arrivata in ambulatorio, a causa di una sospetta sepsi, cioè di un’infezione generale che colpisce tutti gli organi. La causa potrebbe essere, ancora una volta, meningite. Si attende l’esito dell’autopsia.
«Eseguiremo tutti gli esami necessari per verificare se si tratta o meno di un caso da meningococco», fanno sapere i camici bianchi che avevano in cura la bambina, mentre provette e campioni sono stati repertati dall’unità operativa di Igiene del policlinico pugliese. Aveva la febbre alta, era inappetente da giorni e i suoi parametri medici non erano regolari: quando i dottori l’hanno visitata, per la prima volta, all’ospedale Dimic- coli di Barletta, hanno capito subito che qualcosa non andava. Così l’hanno intubata e l’hanno trasferita d’urgenza a Bari. Un’ospedale più grande, una clinica specializzata, eppure la sua corsa contro il tempo non è servita a salvarle la vita. Purtroppo.
Il personale sanitario che si è occupato della bambina, in via precauzionale, è stato sottoposto a profilassi antibiotica. E se ad Acquaviva delle Fonti (sempre in provincia di Bari) un uomo di 50 anni è ricoverato da due giorni a causa dello pneumococco e, sempre nelle ultime ore, a Modena è finita sotto osservazione una donna di mezza età, i casi di meningite che colpiscono i più piccoli sono anche quelli che fanno più discutere.
A fine 2016, un bimbo di 22 mesi è deceduto all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dopo aver contratto la meningite di tipo C: non era stato vaccinato e i suoi compagni di scuola sono stati immediatamente sottoposti a profilassi antibiotica. Neanche una settimana prima un ragazzino di quattro anni è stato ricoverato alla clinica De Marchi di Milano: il referto, in questo caso, parlava di meningococco B, e il diretto interessato ha subito ricevuto cure specifiche. Negli stessi giorni, nelpo- lo ospedaliero fiorentino, è arrivato un altro bimbo di quattro anni: vaccinato nel 2013, ha comunque contratto la
malattia e il laboratorio di Immunologia toscano ha confermato che si trattava, anche per lui, di sepsi da meningococco C. Nel suo caso si è volto tutto al meglio: l’intervento dei dottori è stato provvidenziale e le condizioni delpicco- lo sono migliorate già nei giorni successivi.
«I bambini sono più esposti ai virus perché frequentano comunità chiuse, come le scuole e gli asili, nelle quali è più facile venire a contatto con persone “colonizzate” e quindi è più alta la possibilità di andare incontro a un’infezione», spiega il professore Massimo Clementi, ordinario di virologia all’Università San Raffaele di Milano. «I batteri vivono facilmente nelle nostre mucose, le “colonizzano”, come si dice in termini medici: in questo non c’è nulla di strano. La malattia, semmai, nasce quando si espandono e arrivano in altre parti del corpo. Le comunità chiuse sono una concentrazione di soggetti “colonizzati” nella quale, quindi, è più probabile che altrove incappare in un caso di infezione». Una questione (quasi) matematica, insomma.
Negli adulti, vuoi per lo stile di vita (il raggruppamento di persone in un ufficio è sicuramente più basso che in un istituto scolastico), vuoi perché queste condizioni vengono meno, il rischio è decisamente più basso. «I gruppi ristretti di persone sono monitorati maggiormente, succede anche per le caserme: nell’ultimo periodo i soldati sono stati tutti vaccinati, e il motivo è proprio questo», chiosa Clementi, ricordando pure che «quando ci si imbatte in un caso accertato la profilassi va fatta a tutti quelli che sono entrati in contatto con il paziente proprio per questa ragione».

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