Meningite shock, Bambina di soli 4 anni morta a bari: in poche...

Meningite shock, Bambina di soli 4 anni morta a bari: in poche settimane è già il quarto caso di contagio

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Meningite: una bambina di 4 anni muore a Bari. Ancora una vittima della meningite: una bambina di quattro anni è morta nell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari per un caso sospetto. Lo conferma l’Osservatorio epidemiologico della Regione Puglia. La piccola era stata ricoverata inizialmente nell’ospedale ‘Dimiccoli’ di Barletta e poi trasferita a Bari. I medici stanno accertando se l’infezione mortale alla bimba sia stata determinata da pneumococco o meningococco, diffondendosi agli organi vitali.

Nei giorni scorsi in Puglia si erano registrati altri due casi sospetti. I medici del Pediatrico hanno effettuato i tamponi per stabilire le cause del decesso e nelle prossime ore è atteso l’esito anche dell’autopsia.

È morta stamattina alle 10

La bambina – a quanto si è saputo – è morta alle 10 di questa mattina, dopo essere arrivata dall’ospedale di Barletta al Giovanni XXIII di Bari alle ore 8. “La bambina è arrivata – spiega all’Agenzia Ansa il dottor Gaetano Petitti, dirigente medico della direzione di presidio del Giovanni XXIII (nella foto sopra) – in condizioni critiche e in coma. In una situazione, quindi, già molto grave e dopo un paio di ore, purtroppo, è deceduta. Saranno eseguiti tutti gli esami necessari per verificare se si tratta o meno di un caso di meningite”.

LE NOTIZIE PRECEDENTI

Sospetto caso di meningite a Torino. Vittorio Bonetto, un ragazzo di 25 anni, è deceduto ieri all’ospedale «Le Molinette». Il giovane è stato trasportato in elicottero da Val porga Caluso, dove viveva. Le condizioni del giovane sono apparse ai medici subito molto gravi e per lui non c’è stato nulla da fare. Aveva la febbre alta da qualche giorno il ragazzo, cosa testimoniata anche dall’ultimo post che ha affidato a Facebook sabato mattina.

Subito dopo la morte i dottori hanno chiesto di effettuare un riscontro medico sul corpo del giovane per capire quali siano le cause certe del decesso. Il sospetto, che dovrà essere confermato o smentito in breve tempo, è che si tratti di un caso di meningite.

Dall’ospedale sono partite le comunicazioni di allerta al ministero della Salute, all’Asl di Torino c di Ivrea calle autorità mediche di Valperga. Nel caso di una conferma, infatti, dovrà essere tutto pronto per far partire la profilassi nei confronti di tutti coloro che hanno avuto contatti ravvicinati con il giovane. Sui famigliari c giù stata avviata.

«Non possiamo dire ancora nulla di certo ma dobbiamo far partire gli avvisi verso le autorità e procedere a un controllo accurato del caso – spiegano dall’ospedale Proprio per questo motivo chi ha soccorso il ragazzo ha richiesto un riscontro medico sul corpo». Un altro caso è stto riscontrato in Puglia. Una bambina di otto anni, residente a Traiti, dove è ospite, con sua madre. di una comunità religiosa, è giunta ieri all’ospedale di Bisceglie, dove è stata trasportata da un’ambulanza del 118, con i sintomi della meningite. Ieri in serata, dopo essere stata sottoposta a diversi esami e accertamenti, è stata trasferita all’ospedale pediatrico di Bari «Giovanni XXIII». «Sono state avviate indagini per accertare la tipologia della meningite», riferiscono dalla Asl.

“Mai stato così male”, aveva scritto su Facebook “Che febbre… mai stato così male…”, aveva scritto ieri mattina V.B. su Facebook, con gli amici divisi tra battute ironiche e auguri di pronta guarigione. Poi la decisione di chiamare il 118 che, accertato un grave trauma psico-motorio, ne ha deciso il trasferimento immediato in ospedale.

L’ASSESSORATO ALLA SANITA’: “NIENTE ALLARMISMI”
La profilassi contro la meningite a cui sono stati sottoposti i famigliari è una prassi. Anche se si dovesse trattare davvero di meningite bisogna infatti accertare anche di che natura sia. Quella più pericolosa è la meningite da meningococco. E’ dei giorni scorsi il caso di una donna ricoverata all’ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria per una forma non contagiosa di meningite. L’assessorato regionale alla Sanità invita ad evitare gli allarmismi. “In Piemonte nel 2016 abbiamo registrato 9 casi di meningite contagiosa da meningococco e rileviamo un trend in regressione – ha detto nei giorni scorsi Vittorio Demicheli della Direzione Regionale della Sanità -. La media, per la forma non contagiosa, è di 200 l’anno. Cominciamo a vedere gli effetti delle vaccinazioni“.

All’arrivo le sue condizioni sono apparse da subito disperate. Il decesso è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri. Per ora, comunque, quello della meningite è soltanto un sospetto. A stabilirlo con certezza saranno, nelle prossime ore, gli esami del sangue e l’autopsia. La profilassi contro la meningite a cui sono stati sottoposti i famigliari è una prassi. Anche se si dovesse trattare davvero di meningite bisogna infatti accertare anche di che natura sia. Quella più pericolosa è la meningite da meningococco.

Un caso non contagioso segnalato anche ad Alessandria È dei giorni scorsi il caso di una donna ricoverata all’ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria per una forma non contagiosa di meningite. L’assessorato del Piemonte alla Sanità invita ad evitare gli allarmismi. “Qui nel 2016 abbiamo registrato 9 casi di meningite contagiosa da meningococco e rileviamo un trend in regressione – ha detto nei giorni scorsi Vittorio Demicheli della Direzione Regionale della Sanità -. La media, per la forma non contagiosa, è di 200 l’anno. Cominciamo a vedere gli effetti delle vaccinazioni”.

Tre nuovi casi: uno a Milano, due in Puglia Ieri sono stati segnalati tre nuovi casi di meningite: uno nel milanese e due in Puglia.

Un uomo di 49 anni, residente a Busto Garolfo (Milano), è ricoverato nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Legnano (Milano) per sospetta meningite. A quanto si apprende, l’uomo è stato trovato svenuto in casa dal personale del 118, chiamato dai familiari che non riuscivano a mettersi in contatto con lui.

Soccorso dai Vigili del fuoco Per entrare i soccorritori hanno dovuto chiedere l’intervento dei vigili del fuoco. Ricoverato in gravi condizioni, sarebbe affetto da meningite virale, ma sono ancora attesi gli esiti di ulteriori accertamenti.

Meningite batterica per la ragazza di Andria Intanto hanno confermato che si tratta di meningite batterica i test compiuti sulla paziente di 17 anni ricoverata ad Andria dal 5 gennaio scorso. Lo ha comunicato l’Azienda sanitaria della Asl Bt (Barletta-Andria-Trani). È questo il primo caso di meningite batterica conclamato in Puglia.

La ragazza, le cui condizioni sono stabili e in leggero miglioramento, sarà trasferita dal reparto di rianimazione dove si trova in quello di pediatria, dove resterà in osservazione per almeno dieci giorni. La diciassettenne, sottolineano dalla Asl, non è più infettiva da 24 ore dopo il suo arrivo in ospedale e tutte le persone che erano entrate in contatto con lei, nei giorni immediatamente precedenti alla comparsa dei sintomi e fino a prima dell’inizio della terapia a cui è stata sottoposta, sono state a loro volta sottoposte a profilassi antibiotica.

Colpita anche una bambina di 8 anni di Trani
Presenta i sintomi della meningite anche una bambina di otto anni, residente a Trani, dove è ospite, con sua madre, di una comunità religiosa, giunta oggi all’ospedale di Bisceglie, dove è stata trasportata da una ambulanza del 118.

In serata, dopo essere stata sottoposta a diversi esami ed accertamenti, è stata trasferita all’ospedale pediatrico di Bari, Giovanni XXIII. “Sono state avviate indagini per accertare la tipologia della meningite”, dichiarano alla Asl Bt (Barletta-Andria-Trani).

Le notizie del 2 gennaio Meningite: ora c’è un morto anche a Roma, dopo quelli di Milano e Firenze. La nuova vittima un cinquantenne di Alatri, in provincia di Frosinone che è stato ricoverato al policlinico Umberto I in gravi condizioni il 31 dicembre scorso.
La vittima era stata colpita da meningite da pneumococco, una forma non contagiosa. La notizia è stata diramata da fonti sanitarie dell’ospedale.

Definizione La meningite è un’infiammazione delle membrane (le meningi) che avvolgono il cervello e il midollo spinale. La malattia è generalmente di origine infettiva e può essere virale, batterica o causata da funghi. La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma estremamente più seria, e può avere conseguenze fatali. Il periodo di incubazione della malattia può variare a seconda del microorganismo causale. Nel caso della meningite virale va dai 3 ai 6 giorni, per la forma batterica dai 2 ai 10 giorni. La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio. In Italia dal 1996 è attivo un sistema di sorveglianza dedicato alle meningiti batteriche che negli anni successivi si è ampliato a includere tutte le malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo. Cause e agenti patogeni I batteri che sono più frequente causa di meningite sono tre: • Neisseria meningitidis (meningococco) è un ospite frequente delle prime vie respiratorie.

È stato identificato per la prima volta nel 1887, anche se la malattia era già stata descritta nel 1805 nel corso di un’epidemia a Ginevra. Dal 2 al 30% della popolazione sana alberga meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo, e questa presenza non è correlata a un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. La trasmissione del germe avviene per via respiratoria, e il rischio di sviluppare la malattia sembra essere maggiore in persone che hanno acquisito l’infezione da poco, rispetto a chi invece è portatore da più tempo. Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo 5 (denominati A, B, C, W 135 e Y) causano meningite e altre malattie gravi. In Italia e in Europa i sierogruppi B e C sono i più frequenti. I sintomi non sono diversi da quelli delle altre meningiti batteriche, ma nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una terapia adeguata. I malati di meningite o altre forme gravi sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica.

La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti dei malati effettuino una profilassi con antibiotici. Altra misura da adottare sui contatti è la sorveglianza degli stessi; tale misura costituisce fondamentale importanza per identificare chi dovesse presentare febbre, in modo da diagnosticare e trattare rapidamente eventuali ulteriori casi.

• Streptococcus pneumoniae (pneumococco) è, dopo il meningococco, uno degli agenti più comuni della meningite. Oltre alla meningite, può causare polmonite o infezioni delle prime vie respiratorie, come l’otite. Come il meningococco, si trasmette per via respiratoria e può trovarsi nelle prime vie respiratorie senza causare alcuna malattia. Esistono molti tipi diversi di pneumococco. Le meningiti da pneumococco si presentano in forma sporadica, e non è indicata la profilassi antibiotica di chi è stato in contatto con un caso.

• Haemophilus influenzae tipo b (emofilo o Hib) era fino alla fine degli anni Novanta la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni. Con l’introduzione della vaccinazione i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo. In caso di meningite da Hib, è indicata la profilassi antibiotica dei contatti stretti. Per quanto riguarda la meningite virale, gli agenti più frequenti sono herpes virus ed enterovirus. Lameningite di origine fungina si manifesta invece soprattutto in persone con deficit della risposta immunitaria, come per esempio i malati di Aids, e può rappresentare comunque un pericolo per la vita. Sintomi I sintomi della meningite sono indipendenti dal germe che causa la malattia. I sintomi più tipici includono: • irrigidimento della parte posteriore del collo (rigidità nucale)

• febbre alta • mal di testa • vomito o nausea • alterazione del livello di coscienza • convulsioni. Fattori di rischio e possibili complicazioni Tra i fattori di rischio per lo sviluppo della meningite batterica vanno elencati: • età: le meningiti batteriche colpiscono soprattutto i bambini sotto i 5 anni e altre fasce di età che variano a seconda del germe. Infatti le forme da meningococco interessano, oltre i bambini piccoli, anche gli adolescenti e i giovani adulti, mentre le meningiti da pneumococco colpiscono soprattutto gli anziani

• vita di comunità: le persone che vivono e dormono in ambienti comuni, come gli studenti nei dormitori universitari o le reclute, hanno un rischio più elevato di meningite da meningococco • fumo ed esposizione al fumo passivo • altre infezioni delle prime vie respiratorie. La malattia può avere complicazioni anche gravi, con danni neurologici permanenti, come la perdita dell’udito, della vista, della capacità di comunicare o di apprendere, problemi comportamentali e danni cerebrali, fino alla paralisi. Tra le complicazioni di natura non neurologica possono esserci danni renali e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri ormonali. Trattamento Il trattamento della meningite batterica si basa soprattutto sulla terapia antibiotica. L’identificazione del batterio che causa la malattia è importante sia per orientare la terapia antibiotica del paziente, sia per definire se è necessaria la profilassi dei contatti.

Le infezioni meningococciche sono diffuse in tutto il mondo. L’incidenza maggiore si ha durante l’inverno e la primavera. La malattia meningococcica, pur essendo prevalentemente una malattia che colpisce la prima infanzia, si manifesta spesso in bambini e giovani adulti, e in particolare tra giovani adulti che vivono in condizioni di sovraffollamento, come caserme e comunità chiuse. L’incidenza della meningite da meningococco in Italia é bassa rispetto al resto dell’Europa (3-6 casi/1.000.000 abitanti, rispetto alla media europea di 14,5 casi ogni 1.000.000 di abitanti). Una quota sempre crescente di meningococchi identificati in Italia negli ultimi anni (69%) è risultata appartenere al sierogruppo B mentre il sierogruppo C è stato identificato nel 24% dei pazienti ed la restante proporzione è divisa tra gruppo A e W135, che sono più rari. In genere, nella popolazione generale, esiste una consistente proporzione di soggetti che sono colonizzati dal batterio nel rino-faringe, i cosiddetti portatori sani.

La prevalenza di portatori sani è assai variabile in rapporto a fattori diversi, quali le aree geografiche, le condizioni socio-economiche e di densità di popolazione, l’età dei soggetti. Essa può oscillare entro limiti ampi, dall’1-2% fino al 15-20% della popolazione sana, salvo raggiungere livelli assai elevati (60- 70%) in comunità chiuse e circostanze particolari, quali ad esempio quelle che si realizzano con le reclute militari. In Italia la frequenza dei portatori sani sull’intero territorio nazionale è in media del 10-20%, con profonde differenze in rapporto alle diverse zone e ai gruppi di popolazione esaminati. In confronto ai portatori sani, tuttavia, il numero di casi di malattia è molto piccolo; non sono ancora completamente noti i fattori che scatenano la malattia. Data la frequenza con cui possono essere identificati dei portatori sani, la loro ricerca non è consigliata per chiarire l’origine del contagio di casi sporadici di malattia. Al di fuori dell’organismo il meningococco presenta scarsissima resistenza agli agenti fisici ambientali (luce solare, essiccamento, ecc.) ed ai comuni disinfettanti.

La trasmissione dell’infezione avviene per via aerea da persona a persona. La probabilità di osservare casi secondari ad un primo caso di malattia meningococica è stata stimata da dati americani, essere di circa 4 su 1000 soggetti esposti nell’ambito familiare; tale stima risulta essere 500-800 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Nella casistica italiana il numero di casi secondari è molto basso: meno del 2% di tutti i malati notificati. Tale bassa percentuale può essere anche in parte spiegata alla efficacia della profilassi post-esposizione se effettuata tempestivamente (entro le 24 ore dall’ultimo contatto, in pratica entro 24 dall’esordio clinico del caso). I soggetti con deficit immunitari presentano un aumentato rischio di malattia: in particolare le persone con deficit di fattori terminali del complemento, carenza di properidina e quelle con asplenia anatomica o funzionale hanno un particolare rischio di contrarre un’infezione invasiva; anche la positività per HIV sembra essere una condizione favorente le forme gravi. Il decorso è notevolmente influenzato dalla terapia: nella maggior parte dei casi si ha rapida guarigione senza postumi. La malattia conserva una letalità piuttosto elevata (5-10%) soprattutto nelle forme cliniche con sepsi.

PERIODO DI INCUBAZIONE Il periodo di incubazione va da 1 a 10 giorni, in media è di 3-4 giorni.

PERIODO DI CONTAGIOSITA’ Il periodo di contagiosità dura fintanto che N. meningitidis è presente nelle secrezioni nasali e faringee. Il trattamento antimicrobico con farmaci a cui N. meningitidis è sensibile e che raggiungono adeguate concentrazioni nelle secrezioni faringee, determina la scomparsa dell’agente patogeno dal naso-faringe entro 24 ore.

MODALITA’ DI TRASMISSIONE La colonizzazione asintomatica delle alte vie respiratorie è frequente e costituisce la fonte di diffusione del microrganismo. La trasmissione avviene per contatto diretto da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie. L’infezione di solito causa soltanto una rino-faringite acuta oppure una infezione subclinica della mucosa rino-faringea. Una piccola percentuale di soggetti sviluppa la meningite o la sepsi.

DIAGNOSI L’identificazione del microorganismo responsabile viene effettuata su un campione di liquido cerebrospinale o su sangue. Relativamente al meningococco, la diagnosi di laboratorio prevede l’utilizzo delle seguenti metodiche: – l’Individuazione di Neisseria meningitidis in un sito solitamente sterile (ad esempio, sangue o liquido cerebrospinale, ovvero, più raramente, liquido articolare, pleurico o della regione pericardica). – La rilevazione dell’acido nucleico della N. meningitidis in un sito solitamente sterile. – la rilevazione dell’antigene della N. meningitidis in un sito solitamente sterile. – La dimostrazione della presenza di diplococchi Gram-negativi in un sito solitamente sterile tramite esame microscopico. Per casi probabili: — Un unico titolo elevato di anticorpi ai meningococchi nel siero di un paziente convalescente. La diagnosi viene confermata dall’identificazione del microrganismo nel liquor o nel sangue. La coltura batterica va sempre tentata, anche in presenza di pregressa terapia antibiotica, perché dall’isolamento è possibile caratterizzare il ceppo per sierogruppo e determinare la quota di casi attribuibili a meningococchi per cui è disponibile la vaccinazione. La ulteriore caratterizzazione del ceppo in tipo e subtipo viene effettuata presso l’Istituto Superiore di Sanità ed è utile a determinare la circolazione degli stessi batteri. Con tecniche di agglutinazione al latex è possibile identificare nel liquor i polisaccaridi meningococcici gruppo-specifici e quindi effettuare in pochi minuti una diagnosi etiologica. La ricerca degli antigeni nel liquor è un test rapido con buona sensibilità e specificità. Questi esami possono essere utili in pazienti ai quali siano stati somministrati antibiotici prima di ottenere un campione per la coltura. In caso di mancata positività successivi ulteriori accertamenti di conferma possono essere richiesti all’Istituto Superiore di Sanità dove viene effettuato un saggio PCR su un campione di liquor per la ricerca di materiale genetico del meningococco.

INDAGINI SU CONTATTI E FONTI DI INFEZIONE Colture di routine di tamponi faringei o naso faringei non hanno utilità per decidere chi deve ricevere la profilassi, in quanto lo stato di portatore varia e non vi è relazione tra quel che viene trovato nella popolazione in condizioni normali e in corso di epidemie.

INTERVENTI SULL’AMBIENTE Il meningococco è altamente sensibile alle variazioni di temperatura e all’essiccamento per cui è sufficiente procedere ad una accurata pulizia degli oggetti contaminati dalle secrezioni del naso e della gola del malato e ad una prolungata aerazione degli ambienti. Nel caso di collettività (caserme, colonie, convitti, dormitori ) o situazioni di sovraffollamento, è bene tenere separate le persone e ventilare bene gli ambienti di vita e di riposo di tutti coloro che sono particolarmente esposti all’infezione. Non è necessaria la chiusura e la disinfezione di locali comuni quali le scuole dove si sia verificato un caso.

IMMUNOPROFILASSI Il vaccino antimeningococcico per l’infanzia è disponibile solo per la prevenzione della malattia da meningococco di gruppo C e non è stato inserito nei programmi nazionali di vaccinazioni per l’infanzia perché il rischio di acquisire la malattia nel nostro Paese è molto basso. Questo vaccino è costituito dal polisaccaride della capsula del batterio “coniugato” su una proteina che permette l’induzione di memoria immunitaria oltre allo sviluppo di anticorpi di breve periodo. Dai due anni di età in poi può essere somministrato un vaccino contenente i soli polisaccaridi della capsula dei meningococco A, C, Y, W135. Il vaccino è protettivo quindi contro più sierogruppi di meningococco, ma lascia un’immunità di breve durata. Questo vaccino è quello utilizzato dalle reclute italiane per la protezione durante il periodo del servizio militare. La vaccinazione può essere considerato per bambini appartenenti a gruppi ad alto rischio (asplenia anatomica o funzionale, deficit di componenti terminali del complemento) anche come completamento della chemioprofilassi, nel caso di epidemie da sierogruppi in esso contenuti. Purtroppo non è stato ancora realizzato un vaccino efficace contro le infezioni da tipo B, che nel nostro paese sono la maggioranza.

INFORMAZIONE SANITARIA In caso di meningite meningococcica molta importanza riveste il ruolo di una informazione sanitaria accurata e tempestiva relativamente alla malattia ed al rischio di trasmissione. Deve essere data ampia disponibilità alla partecipazione ad incontri collettivi (es. scuole ) o a risposte individuali (es. telefonate); in particolari casi l’immediata comunicazione delle informazioni ai media, alle scuole ed ad altri gruppi a rischio può servire a ridurre l’ansia nella comunità e contribuire a limitare le richieste di intervento a provvedimenti ragionevoli.

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