Nola shock, malati curati sul pavimento: blitz dei Nas due morti nella notte della veigogna

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Davvero incredibile la situazione che si sta vivendo negli ultimi giorni in Campania e nello specifico a Nola, dove proprio nella giornata di ieri sono stati inviati i carabinieri del Nas all’ospedale Santa Maria della Pietà, direttamente dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in seguito ad alcune denunce sulle condizioni in cui sono stati accolti alcuni malati, che hanno dovuto trascorrere il loro periodo di degenza in ospedale su materassi per terra. E’ stato il governatore De Luca ad aver convocato tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della Campania in seguito alle denunce e nel contempo ha chiesto di avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto soccorso e del presidio ospedaliero di Nola.

La situazione davvero drammatica è stata resa nota da alcune foto pubblicate su Facebook da due donne, sdraiate per terra, ed un operatore del 118 accanto a una delle due, un’immagine che racconta e nel contempo denuncia quanto avviene purtroppo nell’Ospedale in questione, ovvero il Santa Maria della Pietà di Nola, nel napoletano.

La fotografia in questione è stata postata su Facebook e come abbiamo anticipato non fa altro che denunciare la drammatica situazione degli ammalati, costretti a stare distesi per terra sulle coperte o addirittura sul pavimento. Il motivo? Purtroppo non ci sono barelle ed abbastanza posti letto. Immediata la reazione del deputato di Forza Italia, Paolo Russo il quale ha dichiarato: “Altro che De Luca commissario alla Sanità mi interessa che prima di ogni manfrina politica si restituisca dignità ai miei concittadini”. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ha così inviato gli ispettori e nei prossimi giorni si saprà cosa accadrà e verranno accertate le responsabilità. Anche il Sottosegretario alla Difesa nonché coordinatore regionale del Nuovo Centrodestra in Campania, ovvero Gioacchino Alfano ha dichiarato: “E’ una situazione intollerabile e scandalosa. Chiedo di prendere provvedimenti seri, , così come tantissimi medici straordinari. È ingiusto che tutte queste nostre eccellenze poi vengono confuse con queste situazioni al limite del paradossale“.

Sulla vicenda sembra essere intervenuto anche il direttore sanitario della struttura ospedaliera ovvero del Santa Maria della Pietà, Andrea De Stefano il quale ha dichiarato che si è preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro alcun minimo di assistenza. Lo stesso ha anche aggiunto che purtroppo in Ospedale vi è una situazione davvero tragica, perchè sono presenti solo 15 barelle, 10 delle quali al pronto soccorso e nella giornata di sabato si è dovuto intervenire “con la forza”, sequestrando altre due barelle alle autoambulanze per far fronte ad una vera e propria emergenza. Ad oggi all’interno della struttura non sembra esserci nessun paziente per terra ma sono ancora tanti gli utenti del  pronto soccorso fatti “accomodare” su sedie e barelle in attesa di visita o dell’eventuale ricovero e gli operatori continuano a parlare di una situazione piuttosto critica.[showhide]

La foto di un operatore del 118 che interviene su una paziente sdraiata per terra fa impazzire Facebook, scatena il pandemonio sul Web, spinge il ministro della Salute a inviare gli ispettori, mobilita i carabinieri del Nas e mette in bilico la carriera di decine di dirigenti sanitari campani, ma dall’inchiesta lampo saranno in tre a essere sospesi.
L’anomalia dello scatto di domenica scorsa, che ritrae il medico in ginocchio intento a salvare la vita di una donna a pochi centimetri da un’altra malata inerme, è nella location. Se quel pavimento blu fosse stato di un negozio o una palestra, l’immagine poteva essere la cronaca di un soccorso eroico. Il problema, invece, è che quel suolo gommato è dell’ospedale “Santa Maria della Pietà” di Nola, nel napoletano, dove una paziente in arresto cardiaco è stata defibrillata per terra.

Non perché i secondi fossero preziosi e il soccorso è avvenuto nell’androne, ma per la carenza di barelle e posti letto. Una situazione che ha fatto gridare allo scandalo il popolo dei Social network e, poi, interessato il governo. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ieri mattina ha convocato tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della Campania e ha chiesto di avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto Soccorso e del presidio ospedaliero di Nola. Nel frattempo il direttore sanitario dell’ospedale, Andreo De Stefano, il responsabile del pronto soccorso, Andrea Manzi, e il responsabile della medicina d’urgenza, Felice Avella, sono stati sospesi dal servizio in attesa dell’esito delle indagini interne. Lo stesso De Stefano si è difeso spiegando che «abbiamo preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro assistenza». E ha sottolineato: «In ospedale abbiamo 15 barelle, 10 delle quali al pronto soccorso». Secondo il dirigente, la situazione è stata causata da un afflusso abnorme di utenti: «Tra sabato e domenica sono arrivate 265 persone, a fronte delle 150 circa di media». Infine De Stefano ha chiarito che una delle persone ritratte nella foto «era in arresto cardiaco», ma «che dovevamo fare senza letti né barelle, mandarla via?

I medici hanno preferito fare la defibrillazione sul pavimento pur di salvarle la vita, com’è accaduto». L’altra donna a terra «era stata messa in posizione antisoffocamento perché in preda al vomito».Sul caso è intervenuto anche Paolo Russo, deputato di Forza Italia, che annunciando un’interrogazione parlamentare ha chiesto che «si restituisca dignità ai miei concittadini», un bacino di circa 700mila persone. La procura, come era inevitabile aspettarsi, ha aperto un’inchiesta sull’accaduto e ieri mattina i carabinieri delNas hanno fatto un blitz nella struttura, acquisendo documenti.A mettere l’ultima parola è poi il sindaco di Nola. Dopo le proteste di molti concittadini, Geremia Biancardi si è interrogato su come «sia singolare che il governatore De Luca commissioni un’indagine su sé stesso». Lo sfogo del primo cittadino ha trovato terreno fertile su Facebook, la stessa arena da dove è partito lo scandalo. «De Luca», ha incalzato Biancardi sul Social network, «garantisca più servizi, a cominciare dalla cardiologia interventistica che deve essere assicurata per 24 ore al giorno. Servono tac, risonanze e soprattutto più medici, in primis gli ortopedici» Infine il sindaco ha annunciato che il Comune si costituirà «p arte civile in ogni eventuale procedimento contro l’azienda», affermando che nel frattempo avrebbe fatto sentire la propria «voce. Forte». In serata anche il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, è intervenuto: «Le colpe partono dai vertici delle istituzioni, che non vedono le enormi difficoltà dell’ospedale nel rispondere con pochi mezzi a una platea di circa 500mila cittadini».

NOLA. Come in un ospedale di guerra, come un fortino assediato dopo una tremenda notte di affanno. Il giorno dopo, è quello del duro risveglio dall’adrenalina vissuta nell’emergenza, senza aiuti e senza alternative possibili. All’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, pesano quelle foto dei pazienti adagiati a terra su delle coperte nelle sale del Pronto soccorso, pubblicate dal Mattino. Pesano come uno schiaffo su medici e infermieri del Pronto soccorso, che hanno dovuto affrontare un fiume di arrivi di gente da assistere e curare. Il bilancio della notte è di due morti. Due uomini, che i referti medici certificano «deceduti per arresto cardiocircolatorio». Si chiamano Nicola Maglio, 50 anni, di San Vitaliano e Alfonso Iervolino, 56 anni, di Palma Campania. Maglio era arrivato con un dolore al petto, in «codice bianco». Mentre cominciava la verifica delle sue condizioni con l’elettrocardiogramma, è morto. Iervolino, invece, portato in auto dalla moglie, è stato adagiato su una barella in«codice rosso». Pochi secondi ed era già privo di vita, senza neanche la possibilità di un intervento con il defibrillatore.

Un conta di morti, non legata certo direttamente alla notte da tragedia, ma che aggrava il bilancio di quelle ore passate dai medici come in un ospedale di frontiera. Alle nove del mattino, in ospedale ci sono già i carabinieri dei Nas. Chiedono documenti, vogliono fare verifiche sulla disponibilità e le carenze dei postiletto, capire cosa sia successo. Li accompagna il comandante della compagnia dei carabinieri di Nola, Alberto Degli Effetti. Girano e si dirigono subito negli uffici del direttore sanitario, Andreo Di Stefano, per interrogare i dirigenti. Esaminano atti, fotocopiano, scrivono il loro verbale. Accertano che in ospedale ci sono solo 17 barelle, altre ne sono state chieste da tempo. La relazione dei Nas sarà inviata al ministero della Salute che, sulla base di quanto scritto, dovrà decidere se spedire una commissione ispettiva al Santa Maria della Pietà. Una notte documentata dalle foto del Mattino, su cui anche la Procura di Napoli ha deciso di aprire un fascicolo conoscitivo. Emblematico che se ne occupi per competenza l’ufficio requirente napoletano: significa che l’accertamento non esclude verifiche su tutta l’organizzazione e programmazione del settore sanitario regionale. Il sostituto cui sembra sia stata affidata l’indagine è Walter Brunetti. Già dalle prossime ore potrebbe cominciare a sentire i primi testimoni. A cominciare da chi era in servizio al Pronto soccorso, nella notte da dimenticare.

Dinanzi all’ingresso del Pronto soccorso, sembrano minaccio- se,come da incubo permanente, quattro sedie a rotelle vuote. Sono gli oggetti dell’emergenza, quelli che vengono utilizzati
quando anche le barelle sono tutte occupate. Come nella notte tra il sette e l’otto gennaio. Un medico, in servizio da anni al Pronto soccorso, racconta che sono in 17 ad alternarsi nell’assistenza «h24». E, tutti, hanno accumulato in media un numero di ferie arretrate che arriva a 50 giorni. È l’emergenza perenne, che è cresciuta quando il piano regionale ha eliminato il Pronto soccorso al vicino ospedale di Pollena. Risultato: tutte le emergenze, nell’area nolana che ha un’utenza complessiva di circa 600 mila persone, si riversano sul Santa Maria della Pietà che ha soltanto 105 posti letto. Racconta un infermiere: «Siamo allo stremo. Pensi che esiste l’obbligo della cosiddetta osservazione breve intensiva (l’Obi). Significa che, quando arriva un paziente al Pronto soccorso, nell’incertezza sul ricovero o sulla dimissione, si deve tenere in osservazione per un po’. Ebbene, la stanza dove l’Obi doveva essere sistemata è occupata dalla Medicina, con 9 posti letto per mancanza di spazio».

La stanza dell’Obi fantasma è una delle quattro del Pronto soccorso. È la fotografia dell’ampliamento mancato dell’ospedale, sempre promesso e annunciato da almeno 15 anni. Anzi, nel tempo gli spazi si sono assottigliati. Al quarto livello, che è quello dove sono sistemate le uniche due sale operatorie, tra mura sgangherate e rovinate, la cappella con la statua di Padre Pio e il quadro di Domenico Moscati, c’è a destra l’Ortopedia fantasma. Ne è rimasta solo la scritta velata. Il corridoio deserto ha ai lati 14 stanze. Sulle porte chiuse, le scritte sui fogli indicano depositi e spogliatoi. È la destinazione di quest’area da un paio d’anni, da quando i Nas certificarono la non idoneità dei locali per farne un reparto di Ortopedia. Il primo livello, con le pareti ben tinteggiate in azzurro e giallo, ha la Rianimazione. Al terzo livello, c’è folla. È qui che sono sistemate l’Oncologia, la Cardiologia, la Medicina d’urgenza e l’Ortopedia (trasferita dal quarto livello, nelle stanze della ex Medicina generale), le divisioni dove maggiore è la richiesta di ricovero. Ma i riflettori tornano sempre al Pronto soccorso. A terra, le strisce con i diversi colori che identificano le priorità di assistenza a scalare: rosso, giallo, verde, bianco. Il bancone «Triage», che sta per accoglienza e selezione degli arrivi, è vuoto. Dovrebbero esserci almeno due infermieri fissi, male necessità di averli anche in sala per aiutare i medici ad assistere i pazienti, rende la postazione vacante fino a nuovi arrivi.

Spiega un medico del Pronto soccorso: «Mi avevano chiesto di studiare un’organizzazione del Triage, ma l’impossibilità ad alternarvi infermieri fissi mi ha costretto a rinviare l’impegno». Tutto si fa sulla necessità e l’emergenza. Poi c’è chi segnala che, tra ferie, permessi, alternanza al lavoro e agevolazioni da legge 104, i sanitari presenti ogni giorno siano in concreto al disotto dell’organico.
Cinque ambulanze sono nell’hangar parcheggio. Di fianco c’è il bar in un prefabbricato dove ha trovato posto dal 1990. «I bicchieri d’acqua non sono gratis, 0,20 centesimi» c’è scritto dietro il piccolo bancone. Da qui, a sinistra, si arriva ai cancelli laterali d’uscita. L’ingresso principale arriva direttamente al Pronto soccorso. Nel primo pomeriggio, quando ormai i carabinieri del Nas sono andati via, Antonietta Costantini, la direttrice generale della Asl Napoli 3 da cui dipendono i due ospedali riuniti dell’areanolana (Nolae Pollena) convoca tre medici. Sono il direttore sanitario Andreo De Stefano, il responsabile del Pronto soccorso, Andrea Manzi, e il responsabile della medicina d’urgenza, Felice Avella. Vengono sospesi dal servizio, in attesa di chiarire cosa sia successo nella notte folle tra il sette e l’otto gennaio. Commenta il dottore Felice Avella, uno dei tre colpiti dal provvedimento: «Mi aspettavo diversa solidarietà, considerando quanto è successo. Un medico viene incolpato se non ha fatto tutto il possibile per assistere un paziente.

Abbiamo dovuto affrontare un’emergenza senza precedenti. Spiegheremo tutto». Negli uffici della direzione sanitaria, sono in archivio documenti di richiesta di acquisto di nuove barelle. Risalgono al 2015 e sono rimasti senza risposta. Di certo, l’ospedale di Nola è in emergenza dalla sua apertura nel 1970. Spiega uno dei medici anziani del Pronto soccorso: «I pochi posti letto sono sempre occupati, si trasferiscono i pazienti che arrivano qui d’urgenza. Naturale che i tempi dei ricovero programmati siano lunghissimi, devono sempre andare in coda a quelli dell’emergenza. È una catena inarrestabile. Tutto mentre a Pollena, eliminato il Pronto soccorso, si fa assistenza programmata che non affronta quanto abbiamo dovuto vivere noi la notte del sette gennaio»

NOLA. Chi c’era, parla di «afflusso senza precedenti». Una notte da emergenza continua, in un Pronto soccorso dove la media degli arrivi giornalieri non è mai superiore, di solito, ai 150 pazienti. E invece, tra il sette e l’otto gennaio, al Santa Maria della Pietà le ambulanze del 118 e le auto private coni fazzoletti bianchi e i clacson strimpellati erano un fiume continuo. Alla fine di quelle ore interminabili i referti di accettazione erano arrivati a 285. Secondo quanto accertato anche nell’ispezione dei Nas, di quegli 285 alla fine ne sono stati trattenuti e ricoverati solo 28.
E tra i ricoverati, c’è anche la signora di 82 anni che compare nelle immagini diventate di dominio pubblico. Adagiata a terra, su una coperta, stesa lì perché in preda al vomito e, sulla sedia, rischiava di strozzarsi. Ma è l’immagine di quanto hanno dovuto affrontare gli otto medici che si sono alternati in servizio in quelle ore. Notte, buio, freddo. La neve impediva a chi era più vicino ad Avellino di puntare al Pronto soccorso del capoluogo irpino. L’ospedale di Pollena è invece stato spogliato del Pronto soccorso nei piani regionali. In quei momenti, così, è Nola l’unico porto per l’emergenza. L’unica speranza per chi ha un parente che non si sente bene. Molti arrivano per la febbre alta, peri sintomi deli’influenza che si preferisce far guardare in ospedale per l’ora che non consente l’arrivo a casa di nessun medico di base.
Corse al Pronto soccorso del Santa Maria della Pietà, che esplode. All’accettazione, nessun infermiere riesce a rimanere in quella postazione fissa. C’è bisogno di tutte le forze per stare dietro ai pazienti in arrivo. Le 17 barelle disponibili si riempiono subito, così anche le sedie a rotelle. In alcuni casi i turn over sulle sedie dei pazienti in arrivo sono impossibili: qualcuno deve essere visitato con più attenzione e con accertamenti.
I medici rinunciano alle loro sedie, per fronteggiare gli arrivi da far accomodare. E la signora anziana, seduta su una sedie a rotelle, comincia a vomitare: viene soccorsa, adagiata a terra sulle coperte. Ha una malattia ai polmoni che le fa rischiare il soffocamento. Sarà poi ricoverata al reparto di Medicina d’urgenza. Arriva in ambulanza anche Nicola Maglio da San Vitaliano. Sembra tranquillo, è inquadrato in «codice bianco». Accusa un dolore al petto, viene disposto un elettrocardiogramma. Tutt’intorno, continuano ad arrivare persone, si ascolta il ricorrente suono delle sirene delle ambulanze. Maglio si prepara all’elettrocardiogramma, seduto su una sedia a rotelle. Non fa in tempo. Muore, mentre i medici cercano inutilmente di rianimarlo.
Stessa sorte avrà anche Alfonso Iervoli- no. Arriva in auto, accompagnato dalla moglie. È in condizioni disperate. Lo fanno stendere su una barella, catalogandolo «codice rosso». Lo trasportano all’interno del Pronto soccorso mentre il gelo toglie il respiro. Si accascia subito. L’infarto è stato fatale e il trasporto in ospedale è diventato inutile.
Tutte le 17 barelle sono piene, le sedie
a rotelle sono ballerine. I medici cercano di utilizzarne almeno un paio per il trasporto dalle ambulanze all’interno. Ma non è una notte normale. Per questo ospedale non sono normali 285 arrivi al Pronto soccorso. Numeri da ospedale Cardarelli, fa notare qualcuno, attrezzato di certo in maniera molto diversa e con molti più posti letto del SantaMaria della Pietà.
Le provenienze sono disparate. Molti
pazienti arrivano da Sant’Anastasia, altri da Vallo di Lauro. La neve e il gelo hanno reso obbligatoria la scelta di Nola. Quel gelo che sarà ancora più implacabile: si ghiacciano le condutture dell’acqua e le riserve nei serbatoi si assottigliano presto. Una donna, ormai pronta per partorire, deve essere trasportata all’ospedale di Castellammare. Ilfiglio nascerà lì, al San Leonardo. L’emergenza le ha impedito dipoter avere un parto all’ospedale di Nola.
Un anziano, con frattura al femore, è costretto a restare per sei ore su una barella. Casi e storie di quella notte.
I familiari si affrettano, chiedono, restano vicini ai loro parenti che non si sentono bene. E contribuiscono ad affollare ancora di più i quattro locali del Pronto soccorso. L’acqua nei serbatoi resiste poche ore. Poimanca anche quella. El’emer- genza sale dal Pronto soccorso ai reparti. In Pediatria, i piccoli non possono essere puliti. Le dialisi non sono possibili, così come le analisi. Per fortuna, dopo qualche ora, il gelo nelle condutture dà tregua e l’acqua può di nuovo scendere nei serbatoi dell’ospedale.
I dati della notte si delineano precisi: al Pronto soccorso sono arrivate 285 persone, tra cui 39 bambini e 30 donne. Due pazienti sono stati trasferiti in altri ospedali. Chi c’era quella notte ha cercato di sbracciarsi e tamponare l’emergenza. Chi non c’era tuona. Come il coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato Cittadinanza attiva, Tonino Aceti, che dice: «La dignità delle persone e dei malati è stata fortemente penalizzata. Si sapeva che questo era un momento delicato della stagione per il picco influenzale. Le strutture ospedaliere e la Regione Campania avrebbero dovuto pianificare una strategia di contrasto». Il Codacons, attraverso il presidente Carlo Rienzi, chiede addirittura la chiusura dell’ospedale di Nola. Non viene spiegato chi poi assicurerà il Pronto soccorso nell’area nolana.[/showhide]

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