Rivolta cpa Veneto, profughi sequestrano 25 persone

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E “già” stamane il neo ministro dell’Interno, Marco Min- niti, ne farà trasferire circa cento pescati nel mucchio. Ecco: i migranti passeranno dall’ex base missilistica di Cona alla provincia di Reggio Emilia, in strutture presenti lì. Lo dice la Prefettura di Venezia. Che così farà diminuire la lista dei richiedenti asilo. Cento in meno, su un totale di 1.400, sembra un buon risultato. Soprattutto se si considera che il Centro di accoglienza in provincia di Venezia era nato per ospitarne quindici e non 1.400. Mille- quattrocento migranti, a fronte di 190 residenti a Cona. «No, questa non è Venezia ma l’Africa», corregge uno nato lì a ridosso della laguna. Il trasferimento dei cento, ovvio, è la conseguenza di quanto accaduto lunedì. Ossia la dura protesta di una quarantina degli ospiti del Cpa, trasformato in luogo di sequestro per venticinque operatori che quotidianamente lavorano per portare loro sostegno e pasti.

È stato necessario l’intervento della polizia per liberare gli “ostaggi” barricati in un container (senza luce e per almeno sette ore), mentre i migranti bruciavano panche, coperte e stracci all’ingresso della struttura. A scatenare la rivolta: la morte di Sandrine Bakayoko. No, non è stato i sovraffollamento assurdo a ucciderla. Lei, 25 anni, arrivata alla fine di agosto a Lampedusa dalla Costa D’Avorio, è deceduta per un male fulminante e inevitabile. «Trombo-embolia polmonare bilaterale», dice l’autopsia eseguita ieri dal medico legale Silvano Zancaner. Sandrine (spiega il marito di 30 anni) ha perso i sensi nella doccia e lì è stata trovata morta, senza che nessun intervento anche tempestivo potesse rivelarsi utile. «Morte naturale» sintetizza la procura di Venezia, per bocca del pm Lucia D’Alessandro che, a scanso di equivoco, sull’ipotesi circolata riguardo un rischio di meningite, precisa: «nessun pericolo di malattie infettive o di contagio alcuno. Non c’è allarme sanitario al Cpa».

Sandrine non poteva essere salvata. Ma tanto è bastato per scatenare la rivolta. La sua fine ha avuto l’effetto di una scintilla accesa sopra una polveriera. Il neo ministro dell’Interno, Marco Minniti, oggi farà trasferire circa cento migranti, che passeranno dall’ex base missilistica di Cona alla provincia di Reggio Emilia, in strutture presenti lì. I migranti che si ribellano, perché al centro fa freddo, non c’è internet, si è in troppi, le pratiche per la richiesta di asilo sono lente e il cibo non è loro gradito. Basta la scintilla Sandrine per fare scoppiare la bomba dellaprotesta. Con annesso sequestro degli operatori della cooperativa Ecofficina che gestisce il centro. E già finita sotto inchiesta più volte, per via di presunti appalti poco limpidi e un fatturato di dieci milioni di euro l’anno. Ha un bel dire, a Radio Capital, il presidente della stessa cooperativa, Gaetano Battocchio: «A Cona nessuno viene trattato come una bestia, tutti hanno una sistemazione dignitosa. È ovvio che un appartamento in albergo è più confortevole di un campo profughi, ma non è colpa mia se loro sono in 1.400 e in paese solo 190».

Il trasferimento dei cento richiedenti asilo, da Venezia a Reggio Emilia, è la risposta del Viminale alla rivolta. Mentre la procura di Venezia apre due fascicoli. Per ora senza indagati né reati ipotizzati. L’incendio? I danni alla struttura? E il sequestro dei venticinque operatori? Si vedrà. Al momento ci sono i due fascicoli: uno sulla morte della povera Sandrine (che un mese fa sempre dentro il centro aveva pure abortito, come dice il sindaco di Cona Roberto Panfilio). E un altro, senza reati appunto, sulla protesta e il sequestro andati in scena da lunedì lino alla notte di ieri. Restano le parole del pm Lucia D’Alessandro: «nessun allarme sanitario dentro il Cpa». Con una precisazione del magistrato: «stabilita la causa del decesso della giovane ivoriana per cause naturali, la procura intende comunque compiere tutti gli approfondimenti del caso sulle fasi precedenti la morte della stessa. Analogamente, nel quadro del fascicolo aperto sulla vicenda di quanto accaduto all’interno della struttura, saranno compiuti tutti gli accertamenti relativi alla possibile commissione di reati nella fase della protesta di un centinaio di migranti che ha comportato anche l’impossibilità per un gruppo di operatori del centro di uscire dalla struttura». Per il magistrato, insomma, le indagini sono in corso.

Come in corso, ieri, sono andate anche altre proteste. Non solo Cona, infatti. L’effetto domino si è visto anche a Verona e a Vicenza. Qui una settantina di richiedenti asilo hanno protestato davanti alla caserma Sasso, “convocando” a forza il prefetto perché lamentano di avere freddo e i vestiti sporchi e anche di essere ammassati nelle camerate. Nella città scaligera, invece, la protesta di decine di richiedenti asilo del quartiere Veronetta, è stata più aspra. Tanto da richiedere l’intervento della polizia. I migranti, residenti nell’ostello Santa Chiara, sono insorti per la scarsa qualità dei piatti offerti. Come? Bloccando il traffico, incendiando cassonetti, tirando calci e sassi contro le macchine in sosta. Anche qui come a Cona, nessun indagato.

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