Cadute e brutte fratture sul ghiaccio, i dieci consigli dei medici rivolti agli anziani

Ecco un altro problema derivante dal freddo e dal ghiaccio. Molti ospedali in Italia in questo periodo, sta avendo un afflusso di accessi per fratture. Infatti, il dottore Claudio Cricelli, attuale presidente della Simg, ha voluto lanciare una raccomandazione specialmente alle persone anziane del nostro paese:”gli anziani non devono uscire di casa”. ”Ci premuniamo di lanciare allarmi durante le ondate di calore durante l’estate ma il freddo e’ un pericolo piu’ grande, causa piu’ vittime soprattutto fra gli anziani”, commenta Cricelli. Il freddo di questi giorni inoltra di accompagna ad una grande recrudescenza delle malattie respiratorie: ”gia’ da questa settimana siamo nel periodo epidemico. L’influenza tuttavia si sta dimostrando piu’ aggressiva nei confronti dei bambini che sono stati vaccinati di meno rispetto agli anziani”.

Frattura: si intende una qualsiasi rottura di un osso, comprendendo fratture di minore intensità, infrazioni, scheggiature e rotture complete. Nella frattura viene ad essere interrotta la normale continuità di una struttura ossea. Lussazione: si verifica quando si ha lo spostamento dei capi ossei normalmente a contatto nelle articolazioni. Distorsione: si verifica quando viene lesionata, totalmente o in parte l’integrità di uno o più legamenti (strutture che uniscono due ossa tra di loro fissando e sostenendo l’articolazione). NB: Spesso ci si trova a dover curare tutte le lesioni scheletromuscolari degli arti come possibili fratture. Difatti lussazioni, distorsioni ed alcuni strappi sono difficili da distinguere dalle fratture quindi, in tali situazioni, si deve ipotizzare di essere di fronte ad una possibile frattura ed agire di conseguenza.

Ma quali sono i dati disponibili sugli effetti delle basse temperature? In Europa come in altri paesi, la mortalità giornaliera di una popolazione che è un importante indicatore di impatto sulla salute di esposizioni ambientali, ha un tipico andamento stagionale con valori più elevati in inverno e più bassi in estate, in cui si osservano però picchi di mortalità in corrispondenza delle ondate di calore (Healy 2003). In generale, la mortalità in eccesso durante il periodo invernale è attribuibile alle malattie stagionali, in particolare all’influenza, ma anche alle basse temperature e ad altri fattori socio-demografici. Studi epidemiologici hanno ampiamente documentato gli effetti a breve termine delle basse temperature sulla salute, evidenziando incrementi della mortalità e dei ricoveri ospedalieri (Curriero et al, 2002, Basu et al. 2005, Hajat et al. 2007, Analitis et al. 2008, Marino et al. 2009, Medina-Ramon et al, 2007, Anderson & Bell 2009).

Lo stress da freddo dipende dalle basse temperature ma l’effetto aumenta in concomitanza delle presenza di bufere di neve, vento freddo e alti tassi di umidità. La figura 1 sintetizza gli effetti sulla salute delle basse temperature ed i meccanismi coinvolti. Gli effetti diretti delle basse temperature sulla salute includono un aumento dell’occorrenza e di aggravamenti di malattie cardiovascolari e respiratorie croniche preesistenti. Inoltre, è stato evidenziato un maggior rischio di infezioni respiratorie sia in soggetti sani che con patologie croniche. La presenza di neve e ghiaccio aumenta inoltre il rischio di traumatismi, in particolare a causa di cadute. Nei paesi sviluppati, l’ipotermia rappresenta una parte limitata dei decessi legati al freddo, e riguarda solo alcuni sottogruppi della popolazione (soggetti senza fissa dimora, lavoratori che trascorrono molte ore all’aperto, ecc). Tra i sottogruppi di popolazione a maggior rischio agli effetti delle basse temperature sulla salute, come per le elevate temperature, gli anziani rappresentano una delle fasce più suscettibili a causa di una ridotta efficienza del sistema di termoregolazione, per la possibile presenza di patologie croniche e la limitata autonomia. Altri sottogruppi a rischio sono i bambini e le persone che vivono in condizioni socio-economiche disagiate .

I soggetti a rischio più elevato sono: i cardiopatici, i soggetti affetti da patologie respiratorie croniche, diabete e altri disturbi endocrini, malattie muscolari e osteoarticolari, patologie psichiatriche, le persone che assumono psicofarmaci, alcool o droghe e quelle in condizioni di precarietà socio‐economica, notoriamente più vulnerabili e più a rischio di infezioni. Le malattie ischemiche del cuore e i disturbi cerebrovascolari rappresentano la maggior parte delle cause di decesso associate alle basse temperature.   In occasione di ondate di gelo aumenta la fascia di popolazione suscettibile agli effetti del freddo, soprattutto se si associano a precipitazioni intense, anche a carattere nevoso, e a venti forti. Inoltre la presenza di neve e ghiaccio aumenta il rischio di incidenti e traumatismi causati soprattutto da cadute. Proprio per fronteggiare eventuali emergenze sanitarie correlate alle basse temperature e al clima invernale estremamente rigido, le autorità e le istituzioni del nostro Paese si sono attivate per predisporre e mettere in atto adeguate misure di sorveglianza e prevenzione nei confronti delle fasce più deboli e disagiate della popolazione.   A livello nazionale è attivo il sistema di sorveglianza rapida sulla mortalità, in grado di intercettare e mettere in evidenza le possibili conseguenze sulla salute del clima rigido. Inoltre il Ministero della Salute ha messo a punto una guida e un decalogo per prevenire e combattere gli effetti delle basse temperature sulla salute. Si tratta di alcune semplici regole per affrontare nel migliore dei modi il periodo più freddo dell’anno e proteggersi dai malanni dell’inverno.

“Come difendersi dal gran freddo”

1. All’inizio della stagione epidemica, chiedi al tuo medico se puoi vaccinarti o meno; la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata in particolare alle persone di età superiore a 65 anni, ai soggetti affetti da malattie croniche e a donne nel secondo o terzo trimestre di gravidanza.

2. Regola la temperatura degli ambienti interni in modo che sia conforme agli standard consigliati per temperature invernali (generalmente intorno ai 18 ÷ 22°C).

3. Controlla il microclima. Fai    attenzione al grado di umidità: l’aria troppo secca può causare irritazione delle vie aeree, specialmente se soffri di asma o malattie respiratorie; puoi utilizzare umidificatori. Un’umidità eccessiva, al contrario, può provocare condense e favorire la formazione di muffe. E’ importante aerare adeguatamente gli ambienti, in particolare se ci sono persone malate. Basta aprire per pochi minuti una finestra per cambiare l’aria viziata in una stanza.

4. Se utilizzi sistemi di riscaldamento a combustione (caminetti, caldaie o stufe a gas) fai molta attenzione, sia alla corretta ventilazione degli ambienti che allo stato di manutenzione degli impianti, per evitare il rischio di intossicazione da monossido di carbonio, che può avere conseguenze mortali.

5. Se usi stufe elettriche o altre fonti di calore fai attenzione al loro corretto utilizzo per evitare  il rischio di folgorazione o scottature.

6. Attento agli sbalzi di temperatura quando passi da un ambiente più caldo ad uno più freddo e viceversa.

7. Assumi pasti e bevande calde. Evita gli alcolici perché non aiutano a difenderti dal freddo, al contrario favoriscono una maggiore dispersione del calore prodotto dal corpo.

8. Fai particolare attenzione ai bambini molto piccoli e alle persone anziane non autosufficienti, coprili bene e controlla periodicamente la loro temperatura corporea.

9. Quando esci indossa sempre sciarpa, guanti, cappello e un caldo soprabito; usa scarpe antiscivolo in caso di ghiaccio;  se parti per un viaggio in auto non dimenticare di portare con te coperte e bevande calde e di dotare l’autovettura di catene o pneumatici da neve.

10.  Mantieni i contatti con gli anziani che vivono da soli (familiari, amici o vicini di casa) e verifica che dispongano di sufficienti riserve di cibo e farmaci. Segnala ai servizi sociali la presenza di senzatetto o altre persone in condizioni di difficoltà.

Chi rischia di più Il freddo eccessivo può rappresentare una minaccia per la salute, soprattutto per le persone più vulnerabili della popolazione come gli anziani, i bambini e le persone affette da particolari patologie; ma anche i giovani, in apparente benessere, possono subire conseguenze sulla salute, a volte gravi, se esposti a temperature eccessivamente rigide e senza adeguate misure i protezione.   d I soggetti più a rischio sono: I neonati e i lattanti   Sono particolarmente suscettibili agli effetti delle basse temperature sia per la diminuzione della risposta del sistema di termoregolazione, sia perché i bambini molto piccoli non possono manifestare apertamente il disagio causato dal freddo. Gli anziani   Sono più suscettibili agli effetti delle basse temperature per una diminuita risposta del sistema di termoregolazione e per una ridotta percezione del freddo. Le persone molto anziane (over75), con deficit fisici e/o psichici (es. malati di Alzheimer), che fanno uso di farmaci sono più a rischio, perché non sono in grado di gestire correttamente il riscaldamento domestico e di adottare comportamenti adeguati.   I malati cronici  Un episodio di grande freddo può peggiorare condizioni di salute già precarie e, soprattutto, aggravare patologie croniche come: malattie cardiovascolari, broncopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma bronchiale, diabete e disturbi neurologici (soprattutto se in trattamento con sostanze psicotrope).     Le persone con deficit motori e/o psichici sono a rischio soprattutto se vivono sole.   I poveri ed i senzatetto   Sono a rischio soprattutto perché hanno scarse possibilità di difendersi dal freddo. I lavoratori all’aperto Sono a rischio per esposizioni protratte, se non adottano adeguate precauzioni. [showhide]

CLASSIFICAZIONE DELLE FRATTURE  Frattura chiusa: ha luogo quando un osso viene rotto senza che vi sia perforazione della pelle. Frattura esposta: alla frattura è associata la rottura dei muscoli e della cute sovrastante l’osso stesso, i due monconi possono spostarsi fino a fuoriuscire dalla cute lesa. Frattura scomposta: si può verificare sia con la frattura chiusa che con quella esposta. La frattura scomposta comporta la rottura di un osso e l’assunzione, da parte di un arto o articolazione, di una forma anomala. In tal caso sono più frequenti alcune complicanze tipo lesioni vascolari e nervose.

FRATTURE E LUSSAZIONI DI BRACCIA E GOMITI Se è presente il polso distale il gomito dovrà essere immobilizzato nella posizione in cui è stato trovato, vicino all’articolazione infatti vi passano troppi vasi e nervi per correre il rischio di muoverla. Assicurarsi sempre di controllare la circolazione e la compromissione nervosa prima di applicare una stecca. 1.

GOMITO IN POSIZIONE FLESSA. – Si può riposizionare leggermente l’arto per una migliore immobilizzazione avendo cura di fermarsi non appena si incontra resistenza o un grave aumento del dolore. – Usare una stecca posizionata diagonalmente e sporgente da braccio e polso – Assicurare la stecca ad avambraccio e braccio.

⇒ LESIONI DI AVAMBRACCIO, POLSO E MANO. – Controllare la circolazione e la compromissione nervosa. – Utilizzare una stecca (steccobenda) che si estende dall’ascella sino alle dita. – Nel caso di dita fratturate esse possono essere immobilizzate legandole a dita adiacenti o ricorrendo ad abbassalingua con la funzione di stecche.

⇒ FRATTURA DEL FEMORE ED ARTI INFERIORI Importante. Tutte le lesioni che interessano la Pelvi (ossa del bacino) sono considerate gravi per i seguenti motivi: – Tali ossa proteggono molti organi (vescica, intestini ecc.) – La pelvi presuppone l’unione con la colonna vertebrale e con gli arti inferiori, un danno potrebbe ripercuotersi con dette strutture. – Molti nervi principali sono associati alla pelvi – Molte arterie e vene sono associate alle articolazioni della pelvi e dell’anca. Il Femore. Anche le lesioni a danno del femore possono portare a complicazioni importanti e per gli stessi motivi appena citati. Difatti ad una lesione del femore può essere associata una lesione dell’articolazione dell’anca, alla pelvi o alla colonna vertebrale. Inoltre in prossimità dell’articolazione dell’anca vi passano grandi vasi sanguigni e nervi. Pelvi o bacino: parte inferiore dello scheletro del tronco, costituito dalle due ossa dell’anca, articolate posteriormente con l’osso sacro ed unite anteriormente dalla sinfisi pubica.

⇒ LESIONI DELLA COLONNA VERTEBRALE La possibilità di danni alla colonna vertebrale è da ponderare ogni volta che si riscontrano gravi lesioni al corpo ed è comunque associabile alle lesioni di collo, testa, schiena, torace, addome, pelvi.  Trattamento lesioni del cranio. Trasporto pazienti con lesioni del cranio Le lesioni della colonna vertebrale comprendono: – fratture con o senza spostamento osseo – lussazioni – distorsioni – lesioni dei dischi tra cui schiacciamento

ATTENZIONE: qualsiasi paziente privo di coscienza, che sia rimasto vittima di un incidente, dovrà essere trattato come se avesse una lesione spinale ‰ sintomi e segni di lesione spinale – dolore motorio (avvertito in seguito a movimenti ) – dolore non motorio (dolore sempre costante che si può manifestare in qualsiasi zona del corpo) – iperestesia del sito della lesione – respirazione compromessa – priapismo (erezione persistente del pene) – posizione delle braccia con il gomito piegato – perdita involontaria del controllo degli intestini e della vescica – compromissione nervosa degli arti. NB: nei pazienti coscienti la paralisi degli arti è probabilmente il segno più affidabile di lesione spinale. – Grave shock E’ posssibile eseguire una rapida valutazione seguendo un semplice schema che tiene conto della funzionalità respiratorie, arti superiori ed arti inferiori.[/showhide]

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