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GENOVA  Come Davide contro Golia. La sfida di questo pomeriggio al Ferraris è forse la più difficile immaginabile. Per il valore dell’avversario sicuramente ma soprattutto per le conseguenze di una serie di circostanze che virate al negativo hanno ridotto al minimo la rosa di Juric a centrocampo. La cessione di Rincon infatti si è sommata all’infortunio di Veloso e alla decisione di rinunciare a un sempre più deludente Ntcham. In un colpo solo Juric ha perso tre uomini in mezzo e così si ritrova costretto ad arretrare Rigoni che affiancherà Cofie a centrocampo senza sostituti adeguati in panchina, tanto che è stato convocato per la prima volta il primavera Quaini. «A centrocampo siamo in emergenza assoluta – ha spiegato Juric -. Abbiamo solo Cofie e Rigoni. Rigoni peraltro nell’ultimo periodo ha giocato in un ruolo diverso e dovrà essere bravo a cambiare mentalità per giocare in una posizione nuova. Questo ci toglie un uomo davanti quindi alla fine per questa partita non abbiamo molte soluzioni tra attacco e centrocampo». Nel settore offensivo infatti oltre all’addio di Pavoletti va tenuto conto che il Genoa dovrà fare a meno anche di Gakpé impegnato in Coppa D’Africa.

Juric inoltre non potrà contare nemmeno sugli ultimi arrivati, seppur convocati. Per Leonardo Morosini, Andrea Beghetto e Mauricio Pinilla infatti la sfida odierna sarà probabilmente solo l’occasione per far conoscenza della panchina del Ferraris. «I nuovi arrivi sono abbastanza indietro soprattutto Pinilla e Morosini mentre Beghetto sta abbastanza bene ma è un ragazzino che ha fatto dieci partite in B e lo abbiamo preso per costruirlo nel tempo. Questa è una fase che mi preoccupa – ha aggiunto Juric -. Quando vanno via giocatori di valore e arrivano altri che non sono al top di forma un po’ di squilibri li hai. Credo sia normale un po’ di preoccupazione ma spero che fili tutto liscio senza infortuni e squalifiche sino al termine del mercato. Abbiamo perso due grandi giocatori (Pavoletti e Rincon, ndr) che negli ultimi anni hanno fatto veramente bene. Comunque sono contento per loro perché sono andati in due squadre fortissime. Sono felice per loro, un po’ meno per noi».

Non c’è tempo però per rimpiangere i partenti, piuttosto il tecnico croato ha lavorato molto sui gol subiti da calci piazzati. «Vorrei che tutti alzassero il livello di attenzione sui calci piazzati visto che abbiamo subito quattro reti nelle ultime tre gare in questo modo. Vorrei poi che cercassero di concludere un po’ di più. Formazione? Nessun dubbio, penso che in questo momento sia meglio non inventarsi cose nuove. Saremo molto offensivi e preferisco questo che magari adattare qualcuno in un ruolo dove non si trova particolarmente bene. In ogni caso ce la giocheremo». La Roma però fa sempre paura: «La Roma se sta bene ti fa male. In attacco ha qualità immense e trova sempre molti modi per andare a bersaglio. Normale che una squadra così possa far paura. Per questo dovremo essere al massimo cercando di non sbagliare niente, sperando anzi che loro arrivino un po’ così e così».

ROMA  «Trovo corretto quello che ha detto Gandini, qui tutto dipende dai risultati. Se non vinco, quindi, è giusto che venga sostituito da un altro. E in caso, in futuro, allenerei la Juventus ma anche il Milan o la Fiorentina. Sono un professionista, è il mio lavoro, allenerei ovunque». Si apre col botto l’anno di Luciano Spalletti, alla vigilia del match con il Genoa. Il tono pacato del tecnico toscano non inganni. Perché pur non volendo concedere alibi alla squadra – «Questo è il gruppo che ho scelto, per me siamo forti, possiamo avere ambizioni» – il tecnico parla chiaro, lasciando intendere come il confronto con alcune rivali sul mercato sia del tutto impari: «Il rafforzare la squadra vuol dire andare a comprare un giocatore che tu vuoi. Pavoletti e Rincon sono due rinforzi, sono giocatori mirati, scelti. Il venezuelano piaceva anche a noi ma non siamo in condizione di dire prendiamo questo o quello». Parole che hanno ricordato come venne accolto l’acquisto di Juan Jesus (ora scivolato indietro nelle scelte del tecnico): «Un giocatore di qualità nell’ambito di quelli che ci possiamo permettere». A gennaio la musica non è cambiata: «Per quello che mi riguarda il mercato potrebbe anche non esserci. Per migliorare questo gruppo infatti bisognerebbe prendere dei giocatori investendo delle somme che al momento non possiamo permetterci. Feghouli? È vero, le attenzioni sono su di lui. Adesso è la pista più concreta ma è per rimpiazzare un giocatore. In alcuni reparti non siamo tantissimi ma i giocatori debbono giocare sulle loro forze e sul loro numero».

Alla luce di queste parole, considerando anche la risposta volutamente cercata all’ad Gandini, il futuro del tecnico rimane incerto. Perché se Spalletti a 57 anni per la prima volta in carriera decide di firmare un contratto annuale e non rinnova nonostante le reiterate sollecitazioni della società, è perché voleva/vuole dei segnali chiari dal club. La Roma rimane probabilmente la rivale più accreditata della Juventus nei primi 11-13 elementi della rosa. Una stagione però è lunghissima e non si può portarla avanti in tre competizioni avendo solo 4 centrocampisti in rosa (De Rossi, Strootman, Paredes e Nainggolan) oppure essendo costretti, per la mancanza di un vice Dzeko, a cambiare modulo e atteggiamento quando il bosniaco non c’è. Spalletti lo sa e ieri, dopo aver fatto da schermo a club e squadra per un anno intero, ha fatto una deroga. Volendo spiegare alla tifoseria come stanno realmente le cose per non sentirsi alla fine della stagione tirato in ballo qualora la bacheca giallorossa restasse ancora una volta senza trofei. E nel farlo, volendo concedersi una lettura più maliziosa, anche per tenersi aperta una exit strategy, qualora capisse che i programmi societari non prevedano una campagna di rafforzamento adeguata per competere con la Juventus e le altre. Napoli e Inter in testa.

Considerazioni che fanno passare la delicatissima trasferta di Genova in secondo piano. Oggi i dubbi sono tra lo schieramento della difesa a 3 o a 4, sull’impiego di Manolas o meno e sul ballottaggio tra Peres e El Shaarawy. Dubbi che per una volta possono attendere.

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Luciano Spalletti ieri è uscito allo scoperto e dal senso dei suoi discorsi si capisce che la conferma sulla panchinagiallorossa non è così sicura, anzi. Le divergenze in sede di programmazione stanno venendo fuori, anche se fonnalmen- te il rapporto con i dirigenti è buono. Sa die per vincere bisogna raggiungere i livelli di Juve e Napoli, die secondo lui sono

un gradino più avanti e che in sede di mercato hanno già fatto quello che dovevano fare, con Rincori (era eccome anche un obiettivo della Roma, almeno secondo Spalletti) e con PavolettL Lui si aspetta qualcosa di più sul mercato. Un attaccante pronto per sostituire Iturbe e un centrocampista, che aveva invocato prima della sosta natalizia. Il tecnico toscano è deluso perché sa che la società non ha la disponibilità per fare investimenti
importanti. Non è in grado di scegliere. Così arriverà mi prestito, magari due, sperando che siano giocatori pronti. Avrebbe voluto Jesé Rodriguez, che avrebbe potuto creare una valida alternativa in attacco.
TRAGUARDI. Spalletti resta comunque concentrato sul raggiungimento degli obiettivi e vuole isolarsi con la squadra, eliminando tutti gli elementi di disturbo. Anche l’assenza
dei tifosi, che continuano a disertare l’Olimpico, lo ritiene un freno alla crescita della squadra. Adesso per lui è importai – te concludere bene la stagione, riportare la Roma in Champions, come gli aveva chiesto Pallotta un anno fa a Boston. E poi provare a vincere la Coppa Italia, che con questa squadra ha alzato già due volte. Alla Roma manca un po’ di esperienza e dovrà far fronte all’assenza di Salah, che incide sul gioco più di qualsiasi altro elemento.

Ma l’egiziano in questa stagione non ha completato la crescita come si aspettava l’allenatore, che nella passata stagione lo portò ad esempio per il suo sacrificio per la squadra con un video mostrato in conferenza stampa. Senza Salali ha vinto partite importanti, contro Lazio e Milan e la sua Roma ripartirà da sempre a mezzo servizio.
Spalletti sa perfettamente qual è la disponibilità della società, sa che il divario dalla Juve potrebbe anche aumentare al termine di questa sessione di mercato. Ma i suoi dubbi riguardano anche il futuro, con Milan e Inter destinate a crescere, con assetti societari che garantiranno investimenti importanti Spalletti ha dovuto fare di necessità virtù. Ha perso Mario Rui dall’inizio stagione e ha fatto diventare titolare Emerson, che prima che arrivasse lui aveva disputato pochi spezzoni di partita. Si è inventato Nainggolan trequartista non avendo un giocatore di aiolo e il belga si è rivelato de – terminante in diverse partite. Sul mercato si è dovuto accontentare anche la scorsa estate, quando l’arrivo di Juan Jesus (pagato quasi dieci milioni) non fece registrare grande entusiasmo.

SENZA TRAUMI. La società ha provato a fargli pressioni, ma Spalletti ha grossi dubbi sul suo futuro e come ha detto ieri, potrebbe anche decidere di fermarsi, anche se allenare a Roma gli piace mollissimo, pur dovendo stare attento a mille cose, gli equilibri da tener presente sono tanti. Le somme si tireranno più avanti e qualsiasi decisione non lascerà traumi. Perché la società ritiene die la crescita della Roma possa continuare anche con un altro allenatore, con la stessa filosofia con la quale è stata decisa la sostituzione di Sabatini, almeno fino a fine stagione.

Manolas ha detto sì e Spal- letti ritrova la difesa titolare. il difensore greco, infortunatosi contro la Juve, oggi rientra dopo aver dovuto saltare la partita contro il Chievo. Se non ci saranno colpi di scena questa mattina, la difesa è fatta, considerato che Manolas per il terzo giorno consecutivo si è allenato conia squadra senza avvertire problemi. Il suo recupero consente a Spalletti di riproporre la difesa a tre con Riidiger, Manolas e Fazio. Questo modulo è quello che nelle ultime settimane dà maggiore affidabilità al tecnico giallorosso. La difesa ha trovato più equilibrio e sono diminuiti i gol subiti. Inoltre la scelta del tecnico toscano è quella di schierarsi a specchio con il Genoa. A centrocampo due esterni molto alti come Bruno Pe- res ed Emerson Palmieri,con De Rossi e Strootman al centro. L’azzurro torna con la fascia di capitano dopo aver saltato l’ultima partita del 2016 contro il Chievo. Rispetto alla gara prima della sosta ci dovrebbero essere tre cambi: Manolas al posto di Vermaelen, Perotti al posto di Salah e numericamente De Rossi al posto di E1 Shaarawy. Vermaelen si è fermato nuovamente per un problemamuscolare, ma dovrebbe essere recuperabile per la prossima partita contro l’Udinese.

DUBBIO TRA EX GENOANI. Il dubbio più importante di Spalletti riguarda l’attacco, con Perotti in vantaggio su E1 Shaarawy. L’argentino, per la seconda volta da ex a Marassi, sembra farsi preferire al Faraone, anche lui con un passato in rossoblù. Perotti era andato in panchina contro il Chievo, ma quando è entrato è stato determinante. All’ex milanista potrebbe non essere bastata la prova contro i veneti per trovare spazio da titolare, pur con l’assenza di Salah. Sarà la prima partita senza l’egiziano da quando ha raggiunto la sua Nazionale per preparare la Coppa d’Africa, che comincia la prossima settimana. Nelle due gare giocate senza di lui per infortunio a dicembre, la Roma ha vinto contro Lazio e Milan. La squadra giallorossa deve proseguire la serie positiva ripresa contro il Chievo dopo la sconfitta contro la Juve. Nelle prossime due partite in trasferta, contro Genoa e Udinese, la Roma dovrà migliorare il suo rendimento esterno se vuole sperare di restare nella scia della Juve e non farsi raggiungere dal Napoli.

TOTTI C’È. Nell’ultimo allenamento ha recuperato anche Francesco Totti. Il capitano ha svolto allenamento differenziato, sarà disponibile per andare in panchina. Il tendine di Achille gli ha dato un po’ di fastidio nei giorni scorsi, ma già da venerdì era fiducioso di poter essere disponibile. Nell’ultima partita giocata a Marassi contro il Genoa il capitano era stato protagonista della rimonta che consentì alla Roma di vincere per 3-2 dopo essersi trovata in svantaggio. Furono tre punti fondamentali per conquistare il terzo posto. Nel pomeriggio è stato aggiunto alla lista dei convocati anche Marco Turnminello, che pochi minuti prima aveva propiziato il gol che ha deciso la semifinale di andata di Coppa Italia contro l’inter Per il giovane centravanti (diciotto anni) originario di Trapani la convocazione è un premio visto l’ottimo rendimento degli ultimi tempi. Ha già esordito in serie A un anno fa, in una delle ultime partite con Garcia sulla panchina giallorossa.

Il ciclo di meeting di inizio anno è finito, James Pallotta è tornato ai propri affari e Mauro Baldissoni è rientrato in Italia per riprendere il lavoro quotidiano a Trigona. Molti sono stati gli argomenti discussi a Miami, a cominciare dalla pianificazione di una strategia per lo stadio. Baldissoni ha portato a Pallotta una dettagliata relazione sull’incontro avvenuto
in Campidoglio il 30 dicembre con Virginia Raggi. E nei prossimi giorni, dopo il confronto con il proprietario della Roma (e dello stadio che verrà), dovrebbe incontrare nuovamente i delegati del sindaco per fissare alcuni punti decisivi.
IPOTESI. In linea di principio la Roma ha incassato dalla giunta 5Stelle una disponibilità alla realizzazione del progetto Tor di Valle ma in
termini effettivi il Comune pretende l’abbattimento delle cubature dell’area industriale, come affermato in più circostanze pubbliche dall’assessore Ber- dini. Pallotta e il suo staff, guidato dal manager David Ginsberg, sono disposti a rivedere il piano di partenza, confermando le infrastrutture e tutte le opere pubbliche già annunciate, ma mirano a non sospendere l’iter, spingendo perché il tutto venga discusso
nei tempi della conferenza dei servizi che entro il 6 marzo chiuderebbe i lavori con il via libera della Regione all’apertura dei cantieri. Senza intaccare la conformità alla delibera sul pubblico interesse del progetto iniziale, senza ulteriori votazioni dell’assemblea capitolina ma con la variante al piano regolatore. Su questo ultimo punto invece Berdini appare determinato a non cedere.
DIALOGHI. Da Miami infine Baldissoni è tornato con un aggiornamento sui conti e sulla caccia a nuovi partner commerciali. Non è un mistero che Pallotta si stia interessando al mercato asiatico alla ricerca del main sponsor, la famosa scritta sulla maglia, che manca da diverse stagioni, e magari a qualche investitore che possa migliorare le potenzialità economiche della Roma.

La raffica di acquisti che ha aperto l’anno del Genoa non deve spostare l’attenzione da una ripresa rovente. C’è la Roma, questo pomeriggio, e tanto basta per fare di Marassi il solito catino dal quale cavare {fiori mi risultato illustre. Ne sanno qualcosa, a proposito di grandi, le varie Milan, Juventus e Fiorentina senza contare un Napoli bloccato sul pari. Così Ivan Juric è il primo ad augurarsi che la musica non cambi, davanti alla seconda forza del campionato. «La Roma, quando sta tate, sa farmale a tutti», avverte l’allenatore genoano alla vigilia. «Poi Spalletti è stato bravo a recuperare Dzeko, e Ita una squadra più attenta e tosta rispetto al passato. Ha qualità offensive e molti modi per distribuirle».
SEMPLICITÀ. Il Genoa, nel frattempo, ha fatto la spesa: in pochi giorni ecco Morosini, Beghetto e Piniila. Tutti e tre convocati perlapartita con la Roma. Che i rossoblù affrontano senza Gakpè (impegnato in Coppa d’Africa) e Veloso. Se Juric alla vigilia non stila già la formazione, poco d manca. Almeno davanti ai cronisti, nel senso che parla di centrocampo obbligato – Rigoni e Coffe sono gii unici di molo, con il vicentino arretrato dopo un girone intero in cui ha reso bene negli ultimi venti metri – e di grande occasione per Ocampos e Ninkovic. Orfano di Pavoletti e Rincon, il Genoa fa leva su un pieno di energie nuova «Diciamo che, tra i nuovi arrivi, Beghetto è quello più avanti nella condizione», prosegue Juric dopo una rifinitura senza intoppi a Pegli. «In questo momento, da parte nostra, è bene seguire la strada della semplicità Sul mercato dè a ncora tempo, ma preferisco inserire elementi offensivi nei moli-diiave piuttosto che adattare i miei giocatori. Come ad esempio Rigoni, che finora Ita giocato in un ruolo diverso: è un bell’esame anche per lui».
TUTTO SUSIMEONE. Lecito attendersi anche la carica del Cholito Simeone in un contesto delicato come questo: l’argentino, nelle ultime tre partite a Marassi, ha segnato quattro gol (le doppietta contro Juve e Palermo) e oggi vuole laudare lui incoraggiante biglietto da visita anche al 2017. Sul bomber, grava un pieno di responsabilità dopo die Pavoletti ha scelto Napoli. «Abbiamo perso due grandi giocatori ma sono contento per loro visto che giocheranno in grandissime squadre», osserva ancora Juric. «Ho ritrovato un Genoa carico, madie deve essere piti dnico e concedere meno sui calci piazzati. Non è facile gestire questa fase». Anche sulle palle inattive a favore, non è che i rossoblù brillino: hanno segnato appena due gol, meno di tutti in campionato. Con la Roma ci si augura di invertire la tendenza e ruggire come la squadra è abituata a Marassi.

Missione finita, se ne fa un’altra. Entro un paio di giorni, o comunque entro la settimana, la Roma dovrebbe abbracciare il nuovo attaccante, il sostituto numerico di Iturbe e il rimpiazzo momentaneo di Salali, che per motivi diversi hanno lasciato un vuoto nell’organico. Ieri Spalletti ha fatto showdownsul mercato, ammettendo le difficoltà economiche e confermando il principale obiettivo: Sofia- ne Feghouli, fantasista algerino del West Ham, che in Inghilterra è andato talmente male da convincere il proprio et, Georges Leekens, a non convocarlo per la Coppa d’Africa.
LA SITUAZIONE. Ma il talento stuzzica. Feghouli, che si può spostare liberamente avendo passaporto francese, è schizzato in testa alle percentuali di realizzabilità dell’affare dopo i dubbi di Jesé e il no dell’Everton per Deulofeu. I la dato la disponibilità a trasferirsi a Roma, anche solo per pochi mesi, sperando di essere poi riscattato a giugno. Ma manca l’accordo con il West Ham che per mollare il giocatore, schierato titolare nelle prime due partite del 2017, chiede una spolverata di sterline subito, per il prestito, oltre ovviamente al saldo in caso di acquisto. Massara è tornato da Londra venerdì, ieri ha volato con la squadra e oggi pomeriggio sarà in tribuna d’onore a Marassi per assistere a Genoa-Ro- ma, però potrebbe rimettersi in viaggio già domani se le circostanze lo suggerissero.

OPZIONI. E non sarà per forza inglese la sua destinazione, questa volta. Dall’altra parte di Londra, nel West End, il Chelsea ha già garantito via libera al prestito da 18 mesi del giovane Charly Musonda, che a vent’anni è giudicato troppo acerbo da Antonio Conte, ma è soprattutto lesé Rodriguez a non essere sparito dai monitor della dirigenza romanista. Se il Las Palmas, lasquadra alla quale E ragazzo è affettivamente legato, si ritirasse daHa corsa e se il Psg riuscisse a far valere gli accordi presi, lesé anche oggi rimarrebbe il rinforzo preferito nel rapporto quali tà/prezzo: prestito da 2milioni con riscatto eventuale (e non dovuto) a 18. Nel casting Roma, dovuto aUa necessità di scovare l’occasione più conveniente, possiamo attenderci nuove sorprese.
IL DOPO. Sistemata la questione deU’attaccante, la Roma si dedicherà alla seconda direttrice del suo mercato: il centrocampista, che Spalletti ha chiesto ufficialmente nella conferenza stampa del 21 dicembre, vigilia deEa partita contro il Chie- vo. Il nome preferito, ormai è noto, è Milan Badelj, regista croato della Fiorentina.

Ma come lo stesso Spalletti ha osservato ieri, appartiene a quella categoria di calciatori per i quali bisogna spendere dei quattrini. Perciò se la Roma, che aveva sondato anche E “suo” Pelle grini del Sassuolo e l’argentino Castro del Chievo, non vende un pezzo, non ne può comprare un altro: aritmetica contabile.

SCENARIO. Leandro Paredes, ieri tornato dopo quasi due mesi tra i convocati, è il pedone che la società potrebbe immolare senza scossoni davanti a un’offerta congrua: almeno 15 milioni. Ma arriverà l’ammiratore segreto entro la fine del mese? Solo con il cash in tasca, Massara potrebbe presentare un’offerta alla Fiorentina, che a sua volta sarà obbligata a considerare proposte allettanti perché Badelj non vuole rinnovare il contratto in scadenza nel 2018. Effetto domino di un mercato che ancora deve entrare nel vivo. E che non può escludere colpi in uscita anche a Trigoria, dove la società è sinceramente intenzionata a trattenere tutti i giocatori migliori ma non potrebbe (né vorrebbe) resistere alla seduzione incalzante della moneta cinese. E neppure, al limite, di altre regioni del mondo.

Tra i tanti meriti che Luciano Spalletti ha accumulato negli anni, sarebbe bello che da ora in poi si potesse ascrivergliene un altro: mandare in soffitta la leggenda nera del «traditore», che soprattutto alla Roma ha aleggiato per tanti anni. Traditori Chivu, Mexes, Mancini, Aquilani, Pjanic e ovviamente Fabio Capello che –
dopo aver tacciato la Juve di «gesuitismo» – il 7 febbraio 2004 disse: «Non andrò mai alla Juve». Com’è noto, le cose cambiarono in fretta e le polemiche non mancarono. Per questo, alla domanda se andrebbe alla grande rivale l’allenatore della Roma risponde con onestà: «Io faccio questo lavoro, sono un professionista. Possiamo parlare anche di Fiorentina, Inter e Milan. Se continuerò ad allenare, io vado da tutte le parti». Giusto così. parlare di traditori significa essere lontani da quello che lo spirito del calcio deve rappresentare.
FEGHOULI OK D’altronde, il quadro che Spalletti dà è ineccepibile: si fa quel che si può, ma la squadra mi piace così. «Per quel che mi riguarda il mercato poteva anche non esserci, perché questa è la squadra che ho scelto, ed è forte. Noi non siamo nelle condizioni di dire: “Prendo questo o quello”. Per migliorarla bisogna investire somme che ora non possiamo investire. I nomi che fate sono corretti, ovvero Feghouli. Gli altri erano ipotesi che si sono raffreddate e quella più possibile è questa qui». Certo, Juve e Napoli si sono mosse con decisione. «Si sono rafforzate. Sono acquisti mirati. Rincon piaceva anche a noi».

 E PALLOTTA Ma d’altronde un anno fa a Miami il presidente Pallotta non gli aveva promesso niente. «Sono tornato perché mi sembrava una squadra forte, mi piaceva lavorarci e sono contento di essere ritornato. Io non ho chiesto nessuno. Non voglio che mi vengano fatte promesse di nessun genere. Trovo chiaro il messaggio dell’a.d. Gandini nei miei confronti, ovvero che la società si aspetta di vincere perché c’è tutto per vincere. Per poter continuare a meritare questa società bisogna vincere: se non vinco devo far posto ad un altro. Qui c’è tutto per farlo. I giocatori sono forti, lo dicono anche loro e io sono d’accordo. Certo, bisogna pure crescere e qui è un po’ più difficile. Ora può succedere che viene una squadra cinese crei una scorciatoia per il successo. Non si può competere. Perciò ben vengano le regole».
TRAPPOLA GENOA E mentre il calcio internazionale ridisegna le proprie strategie, la Roma ha una quotidianità a cui fare fronte, quella rossoblù. «Se vai a vedere le partite del Genoa contro Juve, Milan e Fiorentina, hanno fatto vedere di essere veramente forti. Fanno una sorta di marcatura a uomo, una battaglia individuale dentro le partite che riesce a stimolare il pubblico. Questa è la maggiore insidia, oltre al fatto che giocano un bel calcio. Hanno un impatto fisico che è messo in risalto».
STADI E TIFO Insomma, una sorta di effetto Marassi che rende bella la cornice. «Per questo c’è bisogno di fare stadi nuovi, a cominciare da quello della Roma. Se un giapponese accende la tv e trova una partita inglese e una italiana e non sa di calcio, stai tranquillo che guarda quella inglese». Non c’è dubbio per questo il corollario è facile. «Vorrei che togliessero le barriera e facessero tornare i nostri tifosi allo stadio. Calciatori e allenatori si possono sostituire, ma la loro passione no». Vero. Fatte malinconiche eccezioni, gli unici non professionisti, in fondo, sono solo loro.

Niente da fare per Deulofeu, avanza Feghouli, resta in piedi Musonda. Nel trolley che ha riportato da Londra, Ricky Massara ha toccato con mano la situazione degli attaccanti in orbita Roma. Oggi il direttore sportivo dovrebbe partire per Genova con la squadra per poi riprendere i fili del mercato la prossima settimana. In fondo, come ha osservato Spalletta non esiste la necessità di aggiungere calciatori tanto per infiammare la piazza: servono piuttosto uomini giusti.

LA GIORNATA-Sono state 48 ore fitte di impegni nella City, dove da qualche giorno già si muoveva con discrezione Walter Sabatini, exmaestro di Massara, che attraverso i suoi contatti nel mondo dei mediatori intemazionali ha creato le condizioni per un’occasione: So-fiane Feghouli, fantasista della Nazionale algerina, potrebbe liberarsi in prestito dal West Ham visto che il suo allenatore, il croato Bilie, non lo giudica un titolare inamovibile. Anzi, Feghouli ha giocato giusto podii giorni fa la prima volta dall’inizio in Premier League e non è stato affatto fortunato, perché ha beccato un’espulsione severa per rosso diretto contro il Manchester United. A Londra Est è sbarcato in estate dal Valencia per 15 milioni, dopo essere stato trattato anche dalla Roma. Gé da aggiungere che Sabatini ha sempre apprezzato il talento di questo giocatore che già nell’agosto 2015, in occasione dell’amichevole tra Valencia e Roma al Mestali a, era stato sondato. Il passaporto francese consente a Feghouli di spostarsi senza problemi in ambito comunitario.

NO. La virata si è resa necessaria dopo che l’Everton ha rifiutato di mollare il suo talento spagnolo, Gerard Deulofeu, tantomeno in prestito con riscatto. E’ la stessa risposta che gli inglesi di Liverpool avevano dato pochi giorni prima ai Milan. « Deulofeu non va da nessuna parte -ha detto l’allenatore Ronald Koeman – perché in questo momento serve all’E-verton». Non si tratta di schermaglie, a quanto sembra, ma di verità: Deulofeu, a meno di offerte irrinunciabili che non sono plausibili in questo mercato della Roma rimarrà dov’à Il West Ham invece sembra p iù morbido: gli attaccanti acquistati a inizio stagione, Simone Zaza incluso, non hanno soddisfatto il club che ora si sta dedi cando a una ristrutturazione tecnica.

SOSPESO. Tutto su Feghouli allora? Non esattamente. Feghouli, classe ’89, diventa {ter forza di cose il favorito nel rapporto qualità/fattibilità. Ma non bisogna perdere definitivamente di vista Charly Musonda, che da sempre è stato una soluzione di ripiego e può essere tesserato in qualunque momento: Conte ha dato l’okal trasferimento, la famiglia del ragazzo pure. E poi cé sullo sfondo il primo calciatore che Massara lia cercato in vista del mercato invernale: Jesé Rodri-guez, che sta facendo impazzire i dirigenti del Psg per convincerli a liberaiio e a farlo giocare a Las Palmas, il capoluogo delle Canarie dove è nato. La Roma, al pari del Psg, è fortemente infastidita dal comportamento del giocatore ma non dispera di riprendere l’affare in pugno. Avendo mosso i propri passi con correttezza, come ai tempi della trattative perRabiot, Massara ritiene che ci siano ancora delle possibilità grazie alle pressioni esercitate dal Psg. La fonnula sarebbe sempre la solita: prestito oneroso con diritto di riscatto. E’ lo stesso sistema, non vincolante, che può spingere Feghouli alla Roma. Ma è appena passata la Befana, il mercato comincia adesso. Tutto è ancora possibile.

Cavallo di ritorno, Mauricio Pinilla. Uno che dirompente lo è stato già nel suo primo mandato col Genoa – due anni fa e mezzo fa – e adesso punta a non far rimpiangere il vecchio corso. Quello impersonificato dai gol di Pavolelti e dal talento di Rincori, finiti altrove. Dunque il cileno che poco ha avuto a che fare con la normalità negli ultimi mesi, quando TAtalanta lo ha messo fuori squadra, sogna un atterraggio morbido sul pianeta rossoblu in stile 2014: due gol nelle prime tre partite, scalpi di spessore perché vennero castigate Napoli e Lazio anche se col passare dei mesi la storia di Pinilla al Genoa si interruppe bruscamente. «Dopo la prima parentesi con questa maglia mi era rimasta l’impressione che mancasse qualcosa»,dice il fantasista che ha rifiutato la destinazione messicana del Veracruz. «Ecco, quello che non ho dato allora, voglio metterlo adesso per il Genoa. Con un carico di ottimismo per riprendere il discorso lasciato indietro due anni fa. Poi sostituire Pavoletti è una bella responsabilità. Per entrare in forma mi serviranno una decina di giorni, ma se ci sarà bisogno con la Roma nessun problema: a volte col cuore arrivi dove non può il fìsico».

Trattativa quantomai veloce, dunque. «Ringrazio il presidente Preziosi, anche perché il Genoa nella mia testa era una priorità», aggiunge Pinilla. «Ho ritrovato un bel gruppo, con margini di miglioramento incredibili. Mi aspettano molti gol, ne sono sicuro».

SPONSOR. La presentazione di Pinilla è stata anche l’occasione di svelare il nuovo sponsor: operazione graduale, da parte del Genoa, che però inizia con una frase del tifoso doc De Andre. «Al Genoa scriverei una canzone d’am o re, ma sono troppo coinvolto». Una sorta di slogan, scelto in vista della partita con la Roma Ne seguiranno altri, strada fa cen do. Una sorta di centrifuga c a nora ch e ben si allinea a quella sul mercato: in queste ore, dopo Morosini, Beghetto e Pinilla, si unisce ai rossoblu an ch e Taa-rabt, centrocampista marocchino che arriva dal Benfica e vecchia con o scen za del Milan. L’Epifania ha già portato quattro regali al Genoa.

Non è un patto d’acciaio ma una preferenza: a Milan Ba-delj piace la Roma e la Roma spera di poter prendere Ba-delj già a gennaio. La trattativa in questo momento non è semplice, per il costo e per la rigidità delia Fiorentina, malo scenario può cambiare verso la fine del mercato, quando alcune pedine si innoveranno, le classifiche saranno più definite e con esse le esigenze di ogni squadra.

DISPONIBLITA’. Di sicuro Badelj alla Roma ha già fatto arrivare in via diretta la sua disponibilità al cambio di maglia. Ha preso atto della stima incondizionata dell’allenatore, Luciano Spalletta, ed è attratto dalla prospettiva di giocare il prossimo anno la Champions Lea-gue. Negli ultimi giorni ha ricevuto altre proposte dall’estero, anche inglesi, ma è intenzionato a rimanere in Italia. Se non fosse la Roma, die è la sua prediletta, ci sarebbe sempre l’opzione Milan che ha a sua volta un tecnico innamorato di lui: Vincenzo Montella

PREGRESSO. La Fiorentina per ora tiene duro su tutti i fronti, incluso Kalinic. E a maggior ragione non farà sconti alla Roma dopo la vicenda legata al trasferimento di Salali Ultimamente peraltro i direttori sportivi, Sabatini e Corvino, si sono punzecdiiatia mezzo stampa dimostrando rapporti poco amichevoli. Ma adesso, al di là dell’avvicendamento di direttori a Trigoria, sarà il denaro a stabilire le regole del gioco. La Fiorentina pretende 12 milioni eia Roma deve fare in modo di recuperarli per investirli su Badelj.

RISERVA. Restando ai centrocampisti, durante i colloqui con il West Ham la Roma ha chiesto anche informazioni su Pedro Obiang, exsampdo-riano e vecchio pallino di Sabatini. Ha un profilo che può collimare con le necessità di Spalletti ma verrebbe considerato soltanto come prestito dell’ultimo secondo, qualora Massara non trovasse estimatori danarosi per Leandro Paredes, al quale è legata parte delle strategie del club. Paredes è un giocatore apprezzato da Spalletti ma di fronte a proposte superiori ai 15 milioni, proprio in Inghilterra, sarebbe probabilmente sacrificato per procurare una plusvalenza importante (è costato 4,5 milioni tre anni fa) e un surplus tra acquisti e cessioni. Del resto Pallotta è stato chiaro: non escono i titolarissimi. Ma Paredes, per la giovane età, non può essere considerato tra questi.

RIFIUTO. Intanto la Roma deve registrare una frase non proprio lusinghiera arrivata dalla Francia, nella persona del signor Louis Nicollin. Costui è il presidente del Montpellier, la squadra dove gioca uno dei talenti pili richiesti del mercato internazionale, il centrocampista classe ’94 Morgan Sanson.

Massara, su segnalazione del collega Pasquale Sensibile, si era avvicinato al Montpellier nelle scorse settimane ma non aveva potuto affondare il colpo quando si era sentito sparare una ricliiesta da 15 milioni. Ieri Nicollin, nel confermare i contatti, si è espresso così: «Sanson è destinato a un grande club e la Roma non è un grande club».

TELEFONATE.Tra gli altri nomi sondati per il centrocampo, va inserito l’argentino Lucas Castro. Il contatto è stato svelato dal ds del Chievo, Luca Nem-bec Ma per lui vale il discorso fatto per Badelj: costa almeno 10 milioni. In più, tra i due, Spalletti punterebbe il regista della Fiorentina che ha il vantaggio di un contratto vicino alla scadenza: entro l’estate, salvo ribaltoni, lascerà la casa viola. Runica controindicazione della scelta-Badelj è europea: in questa stagione, non potrà giocare l’Europa League.

Dal 25 se ttembre, giorno della sciagurata sconfitta di Torino, Francesco Totti ha giocato soltanto 3 3 minuti in campionato, spalmati su tre partite. La sua ultima presenza risale addirittura al 27 novembre, quando subentrò a Gerson nel finale di Roma-Pescara. Beh, i numeri non miglioreranno nel breve periodo perché an ch e il suo 2 0 1 7 com in cia male: la sua presenza per l’esordio annuale con tro il Genoa è fortemente in dubbio a causa – spiegano a Trigona – di un’infiammazione a un tendine d’Achille che si è manifestata ieri mattina prima dell’allenamento. Visti i tempi ristretti, Spalletti potrebbe anche non convocarlo.

DUBBI. Del resto la principale preoccupazione del tecnico in questo momento riguarda Kostas Manolas, che da due giorni è tornato a lavorare in gruppo, smaltila la lesione muscolare, ma ieri uscendo dal campo a fine allenamento scuoteva la testa, come se avvertisse ancora fastidio. Manolas è spesso preso di mira bonariamente a Trigona per la sua paura degli infortuni ma in questo caso, di rientro da uno stiramento, c’è poco da scherzare. Oggi proverà a forzare nella seduta di rifinitura, probabilmente partirà per Genova, ma per motivi precauzionali potrebbe cominciare dalla panchina, lasciando spazio a Juan Jesus che non gioca dall’inizio in Serie A dal 6 novembre. Del resto il nuovo infortunio di Vermaelen, di cui non si conoscono i tempi di recupero, ha aperto un buco in difesa abbastanza significativo.

MODULO. Come giocherà la Roma? Spalletti, conoscendo il 3-4-3 di Juric, potrebbe anche pensare di cominciare la partita a specchio, magari con il 3-4-2-1 che valorizzerebbe meglio le caratteristiche di Nainggolan e Perotti, con Bm n o Peres ed Emerson esterni di centrocampo come è capitato contro il Chievo prima di Natale. Ma è plausibile anche il ritorno alla difesa a tre e mezzo con Rudiger largo a destra e Bruno P e res avanzato sulla linea dei trequarlisti Terza opzione: difesa sempre a tre e mezzo, Juan Jesus terzino sinistro e Bruno Peres a destra. In tutti i casi, dal punto di vista degli uomini per dieci undicesimi la formazione sembra fatta: il dubbio, con gli aggiustamenti tattici che ne conseguono, coinvolge E1 Shaarawy ed Emerson.

LA VISITA. Intanto a Trigona si è rivisto Erik Lame-la. Nessuna suggestione di mercato però. Lamela si sta curando a Roma, come ha già fatto altre volte, perché si fida dello staff di fisioterapisti che ha conosciuto nel biennio italiano. Al Tottenham, dove peraltro è esploso il giovanissimo Dele Alli, non hanno alcuna intenzione di lasciarlo andare, dopo averlo comprato nell’estate 2013 proprio dai giallorossi per 30 milioni più bonus. «Dico grazie alla Roma per aver aperto le porte nei tentativo di aiutare il giocatore a recuperare – ha spiegato l’allenatore del Tottenham, Mauricio Pochettino – Era importante provare a cambiare qualcosa per Lamela, soprattutto doveva cambiare un po’ l’atmosfera. Erik ha chiesto il permesso e noi gliel’abbiamo concesso perché crediamo sia la scelta migliore». La-mela, che a marzo compirà 25 anni, è fermo dal 22 ottobre p e r un problema all’anca.

C’è qualcosa di freddo nel- l’aria/che inverno non è, come cantava Sergio Endrigo. Non c’entra nemmeno l’alta quota della classifica o il – 4 virtuale tra Roma e Juve, che stasera almeno a Torino sarà anche la temperatura reale. C’è qualcosa di diverso nel rapporto tra Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri – elencati in rigoroso ordine di freddezza – e il rapporto con la propria panchina e la propria squadra. Quello che è successo prima della sosta evidentemente ha avuto tempo di sedimentarsi: da una parte la sconfitta nello scontro diretto (1-0, gol di Higuain), dall’altra una Supercoppa già in mano, gettata ai rigori contro il Milan.
Così la vigilia del ritorno incampo contro due avversari per nulla banali — il Genoa che ha travolto la Juve un mese fa aspetta la Roma, mentre il Bologna scende allo Sta- dium — diventa un insolito gioco di ombre. Non cinesi, almeno stavolta. Ma sicuramente ombre sul futuro: come si possono catalogare altrimenti le parole di Luciano

Spalletti? «La squadra deve dare il massimo per raggiungere il massimo obiettivo. Se non vinco devo dare il posto a qualcun altro, perché come dice la società qui c’è tutto per vincere».
Se si aggiungono le riflessioni sul mercato e le difficoltà di una società che cerca le occasioni giuste a differenza

di avversari che scelgono (e centrano) i loro obiettivi, il quadro è un po’ più completo: «Abbiamo una squadra che per migliorarla bisogna investire delle somme che ora non possiamo investire. Ora ci stiamo dirigendo su Feghouli. Rincon alla Juve e Pavoletti al Napoli? Sono giocatori mirati, scelti. Rincon piaceva anche a noi».
La chiusura del cerchio dà la misura di un tecnico capace di affrancarsi dalle cattive abitudini italiane, ma allo stesso tempo anche dal proprio futuro in giallorosso: «Se andrei alla Juve? Mi cogliete di sorpresa. Io però faccio questo di lavoro, sono un professionista, non vedo perché ci si mette solo la Juventus e basta, ci si poteva mettere anche la Fiorentina, l’Inter, il Milan, vado da tutte le parti ad allenare».
Massimiliano Allegri sostanzialmente dice il contrario, prevenendo qualsiasi domanda sul suo futuro: «Sto bene alla Juventus, sono contento di stare qui e spero di rimanere il più a lungo possibile». Allora dove sta la freddezza? Lo sfogo di Doha dopo la sconfitta in Supercoppa («Li prenderei tutti a calci») non è passato inosservato e viene rivendicato dal tecnico a oltre due settimane di distanza. Con una premessa («Lo sfogo non c’entra niente col mio futuro, sono due cose completamente separate») non richiesta e per questo un po’ curiosa: «È stato semplicemente lo sfogo di un allenatore che tiene in modo particolare al lavoro. E poi dopo tante volte, milioni di volte, in cui ho elogiato i ragazzi per quello che hanno fatto e per quello che stanno facendo, consentitemelo: noi dopo 35 minuti seri siamo usciti dalla partita, con una gestione sbagliata e per 85’ minuti siamo stati meno seri. E questo non va bene. Per cui mi sono molto arrabbiato, ma credo sia normale».
Meno normale, nell’ottica di Allegri è che quando la Juve vince siano esaltati i campioni e il mercato (a proposito: Evra, che ha le valigie pronte per la Spagna o l’Inghilterra, non è stato convocato) e quando perde venga attaccato il tecnico, associandolo magari a nuove panchine (in questo caso soprattutto quella dell’Ar- senal). Succede dappertutto, ma solo attraverso una maggiore responsabilizzazione dei giocatori la Juve può arrivare più forte e compatta alla campagna di primavera in Champions e campionato: la vera stagione del disgelo.

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