Turchia, autobomba a Smirne e spari al tribunale: morti 2 attentatori e un poliziotto, terzo uomo in fuga

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Ennesimo attentato terroristico a Smirne in Turchia avvenuto nella giornata di ieri, nel corso del quale due attentatori sono stati uccisi, mentre un terzo sarebbe ancora in fuga. Una violenta esplosione pare sia avvenuta nelle vicinanze del tribunale della città di Smirne, ovvero la terza più grande della Turchia e secondo quanto riferito sin dai primi minuti, pare si sia trattato di un attentato terroristico portato con un’autobomba. E’ questo quanto riferito dalla Cnn Turk, secondo cui due attentatori sarebbero rimasti uccisi nel corso di uno scontro a fuoco, mentre un altro sarebbe ancora in fuga e pare indossasse un cappotto scuro ed un berretto bianco; dalle prime testimonianze l’aggressore sarebbe alto un metro e 65 e il metro e 70. Contemporaneamente all’esplosione dell’autobomba sono stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco all’interno del tribunale e diversi dipendenti sono rimasti chiusi all’interno dell’edificio per diversi minuti.Una vera tragedia, dunque, avvenuta a pochi giorni di distanza dall’attentato di Capodanno a Istanbul, in cui sono morte 39 persone e 65 sono rimaste ferite.

Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, sembra che un’autobomba è stata fatta deflagrare al check point della polizia che presidia il Tribunale di Smirne mentre gli agenti cercano di fermare l’uomo al volante sceso insieme ad una complice appena prima dell’esplosione. Purtroppo il poliziotto è rimasto ucciso nello scontro a fuoco ed altri tre sono rimasti feriti insieme a altri 4 civili, uno dei quali purtroppo è stato ricoverato in ospedale e le sue condizioni di salute risultano essere piuttosto critiche. I feriti sarebbero stati trasportati all’ospedale universitario della facoltà di Medicina dell’Università dell’Egeo ed alcuni di loro sarebbero in condizioni gravi.Dunque l’attentato di ieri, che secondo quanto riferito dal governatore di Smirne Erol Ayyildiz, è opera del PKK curdo, ha causato la morte di un poliziotto e di un dipendente del tribunale.

 Durissime le parole del presidente Recep Tayyip Erdogan, il quale ha dichiarato: “La Turchia, è sotto attacco contemporaneo di diversi gruppi terroristici e vogliono metterla in ginocchio. Non c’è nulla che non abbiano ancora provato, ma non ci sono riusciti. Non possono mettere la nostra gente l’una contro l’altra. Non sono riusciti a distruggere la nostra unità e non ci riusciranno”.Intanto in Turchia è ancora caccia al killer che a Capodanno ha attaccato la discoteca Reina, causando parecchie vittime e tanti feriti; secondo quanto è emerso in questi giorni dalle indagini, sembra che l’uomo possa avere legami con tre diverse famiglie le cui abitazioni sono state perquisite. Effettuate, inoltre, in questi giorni anche diverse perquisizioni nel corso delle quali sono stati sequestrati passaporti falsi e cinture esplosive, documenti e computer e proprio in uno di questi sarebbero state rinvenute informazioni sull’attentatore. Sono stati effettuati diversi arresti all’alba i alcune popolari a Silvri, alla periferia di Istanbul.

Mentre la Turchia è mobilitata per ricercare il jihadista dell’Isis autore della strage di Capodanno a Istanbul, un nuovo attacco terroristico è stato portato ieri a Smirne, Izmir per i turchi, sulla costa del Mar Egeo, stavolta pare dai curdi del PKK. L’attentato è avvenuto davanti al tribunale Bayrakli di Smirne, che con 4 milioni di abitanti è la terza metropoli turca. Un commando di tre terroristi ha assalito l’ingresso del tribunale facendo esplodere due autobombe e sparando con mitra e granate contro i poliziotti. Quattro i morti, di cui due terroristi, un poliziotto e un dipendente
del palazzo di giustizia, oltre a 11 feriti. Il terzo assalitore si è dato alla fuga, braccato dalla polizia turca. In serata è stato annunciato l’arresto di “due sospetti” legati all’attacco, ma non si sa se il fuggiasco sia uno di essi.

Nelle prime ore si era pensato a un’azione dell’Isis, poi il governatore di Smirne, Erol Ayyildiz, ha dichiarato che si tratterebbe di terroristi del partito combattente curdo PKK. Ayyidliz ha spiegato inoltre quale sarebbe stata la dinamica esatta dell’attentato: «Uno scontro si è verificato dopo che i nostri poliziotti hanno voluto fermare un’auto a un posto di blocco di fronte al tribunale». Secondo il governatore, quindi, l’attentato sarebbe almeno in parte “tamponato” dal posto di blocco, forse evitando un bilancio anche peggiore. La prima autobomba sarebbe stata fatta esplodere a mo’ di ariete, forse in anticipo sul previsto, poi i terroristi hanno sparato, usando un fucile automatico Kalashnikov, una mitragliatrice di tipo imprecisato e otto granate. Alcuni spari sarebbero risuonati all’interno del pianterreno dell’edificio, ma i terroristi sono stati respinti. Infine la seconda autobomba sarebbe stata fatta detonare nel tentativo di coprirne la fuga.

Il presidente turco Recep Erdogan ha commentato che «siamo sotto l’attacco contemporaneo di diversi gruppi terroristici che vogliono metterci in ginocchio, ma non ci riusciranno». In effetti, le operazioni dell’esercito turco oltre la frontiera siriana sono dirette sia contro l’Isis che contro i curdi, con vasto uso di carri armati e aerei, rendendo plausibile che in questo momento Ankara sia un nemico comune per ambedue.

L’assalto al tribunale arriva un giorno dopo che proprio a Smirne e dintorni erano stati arrestati 40 sospetti terroristi jihadisti sospettati di collusione con l’autore della strage alla discoteca Reina di Istanbul, per quanto la pista del PKK escluda legami con costoro. E dopo che il ministro dell’Interno aveva affermato di sapere l’identità precisa del jihadista, non diffondendola, se non limitandosi al nome di battaglia dell’uomo, Abu Muslim Horasani, considerato un uiguro, della minoranza musulmana che vive in Cina, nella provincia desertica dello Xinjiang. Anche la maggior parte degli arrestati e fermati a Smirne prima dell’attacco erano uiguri, fra essi parenti e conoscenti dell’attentatore. Metà di essi sarebbero minorenni, 9 ragazzi e 11 ragazze, originariamente residenti a Konya, nella Turchia Centrale, e poi spostatisi a Smirne.

Altri arresti, a Silivri, di un numero imprecisato di uiguri erano stati annunciati ieri mattina dal vicepremier Nulan Kurtulmus, che aveva parlato di «un probabile ruolo di agenti segreti stranieri nella strage di Capodanno». Parole che parevano combaciare con le frasi di Erdogan precedenti di alcune ore l’attacco a Smirne, secondo cui «la Turchia è impegnata in una nuova guerra per l’indipendenza, ma ce la faremo a festeggiare nel 2023 il centenario della repubblica fondata da Kemal Ataturk». Tacito affondo contro USA, Arabia Saudita o Qatar che avrebbero motivo di intromettersi dopo il riavvicinamento della Turchia alla Russia.

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