Zucchero, dieci date all’Arena di Verona (dal 16 al 28 settembre) e un tour

L’ultima volta l’avevamo lasciato con un cappellaccio cubano in testa, alle prese con un monumentale sigaro Havana e circondato da un manipolo di splendidi musicisti del Centro America. Tutti erano rapiti dalle arie più accattivanti della Sesiòn Cubana. L’ultima avventura musicale di Zucchero era stata un omaggio, effettuato sotto forma di tour mondiale, alle sonorità dell’isola di Fidel Castro. Ora Adelmo Fornaciariha deciso di cambiare tutto: stile musicale, band e persino il cappello. All’incontro, si presenta con una tuba americana del- l’800 e ci parla dell’incredibile 2016 che lo attende: un disco in primavera, .

Zucchero, partiamo dal cappello: perché quella tuba polverosa?
«L’ho acquistata in un negozio di Los Angeles: è stata usata da un attore nel film Gangs ofNew York di Scorsese».
Un disco di inediti dopo 5 anni dall’ottimo Chocabeck: le è tornata lavo- glia di blues?
«Non mi è mai mancata. Io ho sempre amato cambiare stili: dopo Oro, Incenso e Birra feci Miserere con Pavarot- ti. Poi lavorai con Clapton. Poi la Sesiòn Cubana. Ora ricerco le mie radici musicali e sonorità simili a quelle di Oro, Incenso e Birra».
Dieci serate all’Arena di Verona sono una scommessa?
«Una sfida. Ma il sottoscritto adora il rischio. Si vive per questo, per cercare nuove emozioni dopo aver venduto 60 milioni di dischi nel mondo. L’obiettivo sarà quello diraccogliere 100.000perso- ne, 10.000 a sera».
Il cocktail ideale?
«Avere un grande ospite ogni sera. Mipiacerebbe sipresentassero Pavarot- ti, Pino Daniele, Dalla o Ray Charles.
Purtroppo è impossibile».
A chi manderà l’invito?
«A Clapton, a Bono, a Sting».
Verranno?
«Boh. Io ho suonato con gli U2, a Torino, un mesetto fa. E anche con Clapton alla Royal Albert Hall».
Non inviterà nessun italiano?
«Si fanno aspettare. A parte Jovanotti: lo chiamo, arriva, studia la canzone e sale sul palco. Come ho fatto io con Bono».
Fosse stato al Bataclan Parigi per un concerto, avrebbe annullato tutto come gli U2?
«No, Avrei soltanto rinviato lo show».
In certi momenti cosa prova una star della musica?
«Ha sgomento, ma sa che “the show mustgo on”».
Cosa ha provato in quelle ore?
«Rabbia per la vigliaccheria dei terroristi».
Guccini sostiene che oggi gran parte della musica non è brutta, ma inutile. È d’accordo?
«Sarò meno duro: oggi la musica che danno da mangiare in radio è come un
panino di m..da».
Non salva nessuno?
«Oh, sì… gli ultimi dischi di Clapton, Avicii, Paolo Nutini e la rilettura che De Gregori ha fatto di Bob Dylan. E attendo con curiosità Adele e i Coldplay. Oggi la musica migliore esce dall’Europa, non negli Usa».

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