Albano e Romina: Dopo 21 anni, la verità più difficile da accettare

Alla fine del 1993, a soli 23 anni, la primogenita dei due popolarissimi cantanti è sparita nel nulla negli Stai Uniti. Per loro è iniziato il lungo calvario delle ricerche, tra fievoli speranze e cupa rassegnazione. «È una ferita terribile e profonda che nessuno potrà mai ricucire», ha confessato Al Bano qualche tempo fa. E ora, negli Usa, si segue l’ennesima pista, analizzando il corpo di una giovane donna ammazzata da un 60enne che si è attribuito
diversi omicidi. Gli investigatori stanno tentando di capire se la vittima sia Ylenia. «Hanno prelevato il nostro Dna per fare riscontri», ha detto Al Bano, «è l’ennesimo passaggio di una storia e di un dolore che non finiscono mai»

on credo che da tutto questo possa emergere qualcosa su mia figlia. È vero, la prova del Dna l’abbiamo fatta perché l’hanno voluto le autorità: sono venuti i carabinieri e ce l’hanno chiesto e noi ovviamente siamo stati disponibili. Però è l’ennesimo passaggio di una storia e di un dolore che non finiscono mai. E rischia di essere un’altra bufala». Parla con amarezza Albano Carrisi, come sempre, quando deve affrontare, anche solo con poche parole, quello che per lui è l’argomento più difficile e penoso del mondo: la scomparsa della figlia primogenita Ylenia, allora, 23enne, di cui non si hanno notizie ormai da più di ventanni.

La richiesta del Dna del cantante, di quello dei figli e di Romina Power, mamma di Ylenia, è arrivata qualche giorno fa dalla Florida, dove gli investigatori stanno compiendo accertamenti sul corpo di una ragazza uccisa nel settembre del 1994. Del delitto si è autoaccusato, nel 1997, un camionista, Keith Hunter Jesperson che raccontò di aver preso a bordo del suo camion la ragazza incontrata in una stazione di servizio di Tampa. La descrizione della vittima coinciderebbe con quella di Ylenia che avrebbe quindi trovato – il condizionale è d’obbligo – la sua tragica fine, chiedendo un passaggio al suo presunto assassino. La famiglia aveva perso le tracce di Ylenia proprio all’inizio del 1994.

E, poco tempo fa, Al Bano ha raccontato: «L’ultima volta che l’ho sentita è stata la notte del 31 dicembre del 1993. Ricordo di aver visto quella sera davanti a casa cinque gatti neri che non avevo mai visto; ricordo che si bruciò un piccolo presepe che avevamo allestito. Mi sembrarono tutti segnali negativi in un periodo come quello. Poi mi chiamò lei, dagli Stati Uniti dicendo: “Sto bene qua, però non mi piace parlare per telefono, mi piacerebbe di più vedervi”. Quella fu l’ultima telefonata con mia figlia». Dettagli, ricordi che, ovviamente, sono molto dolorosi per il cantante di Cellino San Marco: «È sempre ieri quando parlo di questo argomento. Non ci riesco più di tanto.

Per me si tratta di una di quelle ferite che niente e nessuno potrà mai ricucire». È proprio per questo che, in tanti anni, ha preferito vivere la sua pena nel silenzio, non riuscendo a raccontare più di tanto di quella ragazza inquieta, la sua prima figlia, che un giorno decise di partire e non tornò più. Al Bano ricorda la determinazione di sua figlia nel voler vivere la propria vita. «Lei aveva scelto di andare in Belize, dove c’è il punto di partenza di molti homeless (senzatetto) che da lì, poi, si spostano verso gli Usa. Ylenia voleva vivere con loro per poi scrivere un libro. Quando me lo disse non ero d’accordo: le mancava poco alla laurea. Le dissi: “Ma come? Hai un curriculum brillantissimo, la tua è stata una lunga corsa e adesso che stai per arrivare al traguardo, te ne vai?”. Mi rispose: “Papà tu sei troppo borghese”, una frase che avevo sentito tante altre volte. Le replicai: “Sarò borghese ma per me tu stai facendo un grosso errore”. Partì nel mese di ottobre del 1993.

Era maggiorenne e non c’era nessuna possibilità di farle cambiare idea». «D’altronde anch’io ero andato via da casa mia, da ragazzo», prosegue Al Bano, «e pensai di doverne pagare lo scotto: quando me ne andai, vidi mia madre piangere. Mi sembrava di stare vivendo con mia figlia il dolore che un tempo avevo inflitto a mia mamma: la partenza, il taglio doloroso del cordone ombelicale. In quel caso subisci, non puoi fare nient’altro che subire». Certo, Al Bano non poteva immaginare che il destino avrebbe poi sottoposto lui e la sua famiglia a una sorte così dura. Dopo tanti anni di sofferenze e ricerche, il cantante ha scelto di affrontare la situazione, forse rassegnandosi, al contrario di Romina, all’idea di non poter più riabbracciare la figlia.

È stato proprio lui a chiedere – in disaccordo con la Power – e a ottenere, a dicembre scorso, la dichiarazione di morte presunta di Ylenia al tribunale di Brindisi. «Non avrei mai voluto farlo e infatti ho aspettato dieci anni più del previsto», spiegò allora. «Ma mi hanno convinto, per ragioni tecniche, a presentare istanza. È un atto dovuto, per ragioni pratiche. E comunque si parla di morte presunta, il che significa che un barlume di speranza resta, nonostante tutto». Un barlume di speranza già fioco, che si regge soprattutto sul fatto che, in più di 20 anni di ricerche, nessuno ha trovato il corpo di Ylenia. Ora però c’è un cadavere, che gli inquirenti stanno analizzando perché pensano potrebbe essere quello della figlia di Albano Carrisi e Romina Power, e sarà il loro Dna e quello degli altri loro figli – Yari, Cristel e Romina Junior, i fratelli di Ylenia -, a dare risposte su questa terribile vicenda. Gli esiti degli esami del Dna dovrebbero arrivare tra qualche settimana. Ma sarà difficile, anche questa volta, avere risposte certe e definitive.

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