Albano: Un dolore senza fine…..

Sei con noi, per sempre, lungo i nostri giorni vuoti, dentro i nostri abbracci privi del tuo sguardo azzurro, della tua adolescenza buona. È difficile capire il senso di questo dolore senza fine». Ho voluto iniziare con le strofa di una poesia che una mamma ha scritto per la perdita del figlio. Ci sono smarrimento e disperazione in queste parole, mentre il dolore è perenne. Così come l’angoscia della mancanza di certezze, proprio quella che stanno vivendo da quasi 22 anni Romina Power e Albano, i genitori di Ylenia. E ora la verità potrebbe venir fuori, tra pochissimi giorni, dal confronto del Dna di una ragazza ritrovata senza vita nel ’94 lungo l’autostrada di Holt, in Florida, e il Dna dei familiari di Ylenia. La primogenita dei coniugi Carrisi aveva 23 anni quando decise di lasciare l’Italia, e andare negli Stati Uniti.

Una chiamata a casa per i saluti, poi il silenzio e l’inizio di un tunnel nero per la famiglia. Una settimana dopo vengono avviate le indagini in Usa, e inizia un tormento di testimonianze e ipotesi, un alternarsi di speranze e delusioni. Si indaga su un musicista di New Orleans che era stato suo compagno. Si parla anche di suicidio: secondo alcuni testimoni Ylenia si sarebbe gettata nel fiume Mississipi. Si batte perfino la pista di una setta satanica, e altri si dicono convinti che Ylenia abbia voluto sparire volontariamente.

Solo congetture. Solo nuova angoscia. «E come se fosse ieri quando ne parlo», ha detto Albano in una recente intervista. «Per me si tratta di una di quelle ferite che niente e nessuno potrà mai ricucire». Una ferita che si è lacerata ancora di più, da quando dagli Stati Uniti è arrivata poche settimane fa un’altra possibile verità: Ylenia sarebbe stata uccisa dal serial killer Keith Hunter Jesperson, un camionista di origini canadesi allora cinquantenne, da dieci anni in un carcere di massima sicurezza nell’Oregon, riconosciuto colpevole dell’assassinio di otto donne e condannato a tre ergastoli. Solo sette delle sue vittime sono state identificate.

Manca un nome, quello da dare al corpo trovato lungo l’autostrada 21 anni fa. Il poliziotto che segue il caso, Dennis Haley, incarica un esperto di creare con il computer la fotografia digitale della vittima. A disposizione dell’esperto le ossa del viso della ragazza trovata morta e un disegno fatto in carcere dal suo assassino. Il risultato è così vicino al vero che il killer ha poi detto: «Mi è sembrato di rivederla ancora». E quel viso sembra proprio il viso di Ylenia. Una somiglianza che l’agente Haley ha riscontrato quando tra le foto delle donne scomparse in quell’anno negli Usa vede quella di Ylenia. E un altro elemento ha rafforzato la sua convinzione: il killer, secondo la sua deposizione, aveva dato un passaggio alla sua vittima che voleva raggiungere il Nevada. La giovane aveva detto di chiamarsi Suzanne, il nome che Ylenia aveva scelto in terra americana.

Uno scenario su cui Albano è molto scettico, mentre Romina, da parte sua, non ha mai accettato l’idea che la figlia possa non ritornare a casa. «La conoscevo troppo bene» dice il padre, «non sarebbe mai salita sul camion di un uomo che non aveva mai visto». Poi ricorda Ylenia. Una ragazza determinata a fare la sua vita, che aveva esordito in Tv all’età di 19 anni come vailetta alla Ruota della fortuna di Mike Buongiorno, che così la descrisse: «Era seria e riservata: dopo sei mesi lasciò perché non si sentiva a suo agio sotto i riflettori». E ancora Albano, parlando degli anni successivi: «Lei voleva andare nel Belize, dove c’è il punto di partenza di molti senzatetto che da lì si spostano verso gli Usa, per scrivere un libro». Albano non era d’accordo, ma poco dopo è partita. Poi, il mistero e la tremenda attesa.

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