Armando Cossutta addio, morto il più filosovietico dei comunisti: storico dirigente del Pci

La politica italiana è in lutto per la morte di Armando Cossutta, il più filosovietico dei comunisti italiani. Partigiano nonché storico dirigente del Pci, Armando Cossutta ad 89 anni si è spento nella giornata di ieri, lunedì 14 dicembre del 2015, dopo un lungo ricovero all’ospedale San Camillo della Capitale.

Eletto ininterrottamente in Parlamento per ben 36 anni, dal 1972 al 2008, dopo il Pci nel 1991 diede vita a Rifondazione comunista per poi rompere nel 1998 con Fausto Bertinotti e creare un nuovo partito, quello dei Comunisti Italiani. E nel 2004 uscì ‘Una storia comunista‘, libro autobiografico edito da Rizzoli.

Armando Cossutta lasciò la politica attiva nel 2008, ovverosia nello stesso anno in cui ammise di essere andato a votare e di aver scelto il Partito Democratico di Walter Veltroni. Ma nello stesso tempo precisò di averlo fatto ‘da comunista‘. Dopo aver lasciato la politica attiva, Armando Cossutta dal 2009 ha assunto la carica di vicepresidente dell’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia.

In accordo con quanto ha riportato il Corriere.it, nell’agosto scorso Armando Cossutta aveva perso la moglie Emilia alla quale era legato da oltre 70 anni. Durante la sua lunga attività politica l’esponente di Pci prima, e poi di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, Armando Cossutta più volte si è dovuto difendere dalle accuse di essere stato un contatto confidenziale del KGB e/o di aver ricevuto denaro dall’Unione Sovietica. Tutte accuse infondate, e su una di queste, tra l’altro, proprio quest’anno un noto Quotidiano è stato condannato a risarcire ad Armando Cossutta una somma di 50.000 euro per danni morali.

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