Attentato Parigi: esplosioni e sparatorie al grido di “Allah è grande” in città, più di 120 i morti

Ancora terrore in Francia, ancora una volta Parigi, dove nella serata di ieri si sono verificate diverse sparatorie ed esplosione con un bilancio piuttosto pesante,ovvero più di 120 morti e molte persone tenute come ostaggi all’interno di molti centri d’interesse parigini, come il  Bataclan, ovvero la sala concerti sita nel pieno centro della città.Purtroppo il bilancio è destinato a salire, si teme che il numero possa salire a 150. Sono state tre le esplosioni udite vicino lo Stade de France, nella periferia di Parigi, proprio dove era in corso l’amichevole Francia-Germania.Attentato Parigi esplosioni e sparatorie in città, più di 120 i morti

Attimi di panico per tutte le persone, tifosi francesi e tedeschi presenti all’interno dello Stadio, dove sono state bloccate le inferriate attorno all’impianto per motivi di sicurezza, e per diversi minuti nessuno ha potuto lasciare i dintorni dello stadio.Da quanto riferito da alcuni sopravvissuti all’attentato terroristico, alcuni attentatori urlavano “Allah AKhbar”, ovvero “Allah è grande”. La prima esplosione, stando a quanto emerso avrebbe provocato la morte di tre persone, le quali si trovavano all’interno di un ristorante vicino a Rue Bichat, provocando undici feriti.

Proprio quest’ultima esplosione sarebbe stata provocata da un uomo armato di pistola di grosso calibro, il quale ha aperto il fuoco contro gli avventori.La seconda esplosione si è verificata nel famoso locale notturno Le Bataclan ed infine la terza si è verificata in un bar dell’XI arrondissement.Circa sessanta persone sarebbero state prese in ostaggio nella sala concerti Bataclan, e le notizie arrivate nel corso della notte hanno dato per certa la morte di uno degli sparatori, il quale sarebbe stato abbattuto dagli agenti francesi. Da quanto emerso, il Presidente Hollande, che si trovava all’interno dello Stade de France per assistere all’amichevole contro la Germania, è stato evacuato immediatamente per motivi di sicurezza.L’attentato terroristico è stato rivendicato dall’Isis, mentre la Francia chiude le frontiere.

Sparatorie a colpi di kalashnikov, esplosioni di granate, forse un kamikaze, morti, feriti, ostaggi. E la firma della rivendicazione, la solita, il grido: «Allah è il più grande». Poco più di nove mesi dopo gli attentati alla sede di Charlie Hebdo e in un supermercato ebraico, Parigi ripiomba nella paura. Sono passate da poco le nove di sera quando, praticamente in contemporanea, in più punti della città entrano in azione i terroristi Prima in un ristorante nel decimo arrondissement, poi in una sala da concerti nell’undicesimo arrondissement, infine – pare – in un bar, sempre all’undicesimo arrondissement.

Dal centro della città l’attenzione si sposta poi in periferia, nei dintorni dello Sta- de de France, dove le nazionali di Francia e Germania stanno giocando un’amichevole e dove, sugli spalti, tra gli spettatori, c’è il presidente della Repubblica Francois Hollande. Fuori dello stadio si avvertono almeno tre espolosioni, probabilmente granate ma un giornalista di Liberation presente sul posto avanza l’ipotesi di un kamikaze. Il presidente viene fatto evacuare in tutta fretta e riunisce immediatemente un vertice d’emegenza con il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve. Lo stadio (capienza 80 mila persone) viene inizialmente sigillato dalle forze dell’ordine, poi gli spettatori cominciano ad uscire col contagocce.

LA CORSA DELLE CIFRE Mentre vanno precisandosi le notizie, all’inizio inevitabilmente molto confuse, provenienti dal centro città, le agenzie di stampa cominciano la rincorsa delle cifre. Mentre andiamo in stampa il numero degli attentati sarebbe sei, e quello dei morti almeno sessanta. Cifre paragonabili all’attentato a sud di Beirut di qualche giorno fa, anzi addirittura peggiori. Ma la conta continua nel cuore della notte, perché altre sparatorie si aggiungono a quelle d’inizio serata. Il fatto più grave si verifica a Batacan, una sala di concerti non lontana dalla sede di Charlie Hebdo, dove il programma della serata (un concerto metal di un gruppo americano) viene brutalmente interrotto da uomini dal volto coperto armati di kalashnikov che urlano (secondo quanto riferito da alcuni testimoni) «Allah è il più grande!».

Non è l’unica rivendicazione dell’attentato: altri testimoni di altre sparatorie diranno di aver udito quel grido. E più tardi si farà vivo l’Isis a mettere il cappello sulla carneficina esultando per il durissimo, clamoroso colpo inferto al sistema di sicurezza francese. All’interno del teatro Batacan ci sarebbero anche cento ostaggi. La memoria torna all’assalto ceceno al teatro Dubrovka di Mosca nel 2002…

HOLLANDE PARLA Mentre annuncia che anche uno degli attentatori è rimasto ucciso in una delle sparatorie, la polizia lancia l’allarme ai parigini: gli assalitori «sono ancora in strada, tornate nelle vostre case». Per il sistema di sicurezza francese (servizi segreti in primo luogo) è uno scacco clamoroso. Anche perché, proprio mentre Hollande è in riunione con i suoi ministri, arriva la notizia di nuove sparatorie in altre zone della città, tra cui una nel centrale quartiere Les Halles.
Mentre ancora si spara, comincia a parlare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama: «Esprimo la vicinanza del popolo americano al popolo francese», dice. Poi offre aiuto nelle indagini. Subito dopo il leader americano, parla Hollande. Annuncia due notizie: lo stato d’emergenza in tutto il territorio nazionale e, soprattutto, la chiusura delle frontiere. Poi, prima del rituale «Viva la Repubblica! Viva la Francia!», chiede ai francesi la cosa forse più difficile: di aver fiducia nelle forze di sicurezza.
Intanto in Italia è previsto un innalzamento delle misure di sicurezza: e il ministro dell’Interno Angelin ha convocato per oggi alle 9,30 al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Lo stadio pieno, le squadre che giocano, il presidente della Repubblica che si gode la partita in tribuna autorità. All’improvviso, l’inferno: gli spari, le esplosioni, i morti e i feriti. L’apocalisse. Gli agenti dei servizi che prendono il capo dello Stato e le altre personalità e le portano via al sicuro, i ventidue in campo che qualcosa hanno capito (il video della prima esplosione mostra chiaramente che tutti si accorgono che sta succedendo qualcosa) ma che devono continuare a giocare, sessantamila spettatori che, a differenza dei calciatori, hanno il cellulare
e hanno capito tutto e che si ritrovano bloccati sugli spalti in balia di un apparato di sicurezza che semplicemente non ha un’idea di cosa fare.

A fine partita, sul tabellone luminoso compare l’invito per i presenti ad abbandonare lo stadio usando solo l’uscita nord, solo che nessuno gli dà retta: la gente si riversa sul terreno di gioco dando vita alla più lunare invasione di campo nella storia di ogni sport, aggirandosi smarrita tra i cartelloni pubblicitari e le linee del campo mentre qualche genio ha dato disposizione di trasmettere attraverso gli altoparlanti un messaggio in cui si invitano le persone a non farsi prendere dal panico.

Fuori, intanto, è l’inferno. Davanti allo stadio che tra una manciata di mesi dovrebbe ospitare la finale degli Europei di calcio, si contano tre esplosioni: sulle prime si pensa si tratti di kamikaze, ma col passare dei minuti la pista perde concretezza in favore di quella dell’attacco con granate. Quali che siano le modalità dell’assalto, perdono però importanza di fronte al body count: fuori dallo stadio si contano almeno tre morti (questa la cifra confermata dal presidente della Federcalcio transalpina Natale Graet).

Alla fine, quello intorno allo stadio risulta essere il teatro meno problematico: in poco più di un’ora la situazione si normalizza e, ora di mezzanotte, le persone iniziano a defluire lentamente dall’impianto. Il problema è che una volta fuori serve un posto dove andare. I più fortunati trovano ospitalità nelle case intorno allo stadio messe a disposizione dai residenti (un hashtag ad hoc viene creato sul momento per segnalare chi è disposto a dare protezione alla gente rimasta per strada), gli altri si mettono al riparo come possono.

Chi non ha questo problema sono Hollande ed i membri del governo. Sia chi era alla partita sia chi non c’era vengono prelevati dagli apparati di sicurezza e trasportati in località protetta per imbastire al volo un vertice sulla sicurezza. La riunione del governo si protrae fino a notte tarda (arriva prima la conferenza stampa improvvisata di Barack Obama di qualsiasi dichiarazione di un membro del governo francese). Allo stade de France, a questo punto, non è rimasto più nessuno.

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