Attentato terroristico a Tunisi, colpito il bus delle guardie presidenziali: 14 morti e molti feriti

Ennesimo attentato terroristico è avvenuto nella giornata di ieri, questa volta a Tunisi. La notizia è stata diffusa da Moez Sinaoui, la portavoce della presidenza che ha anticipato la notizia, confermata poi dal Ministro dell’Interno. Colpito un bus delle guardie presidenziali, esploso a Tunisi mentre transitava su Avenue Mohamed V, in pieno centro nei pressi dell’ex sede del partito di Ben Ali RCD.Il bilancio purtroppo è piuttosto grave, visto che i morti sono almeno 14 al momento, ma purtroppo il numero è provvisorio e destinato a salire.

Il bus, da quanto emerso, è esploso a causa di una bomba piazzata sul veicolo,che ha preso fuoco.Al momento non si hanno notizie certe di quanto accaduto, visto che alcuni testimoni hanno riferito di aver sentito un’esplosione molto forte, mentre altri hanno riferito di aver visto un uomo gettare una bomba contro il pullman mentre ancora altre fonti presidenziali parlano di un kamikaze a bordo del bus. Al momento manca una rivendicazione, ma sappiamo che nel paese purtroppo sono attivi alcuni jihadisti legati al sedicente Stato islamico, che in passato avevano già colpito, prendendo di mira ad esempio i turisti a Sousse, dove ricordiamo morirono all’ora 38 persone.

 “Una scena di guerra. Molti morti tra le guardie presidenziali”, ha dichiarato il consigliere presidenziale Firas Guefrech : “Ad essere presa di mira è stata la repubblica”, aggiunge il Consigliere presidenziale. La notizia dell’attentato terroristico di ieri è stata commentata da Bobo Craxi, l’ex sottosegretario agli esteri, il quale su Twitter scrive:” La mia impressione è che l’attacco tunisino abbia una matrice tunisina. L’Isis non c’entra”.

Un’atroce beffa: l’attentato al bus della guardia presidenziale tunisina nel pieno centro di Tunisi che ieri ha fatto almeno 15 morti e svariati feriti dimostra che le forze di sicurezza tunisine sono molto simili a quelle francesi. Sono letteralmente incapaci. Ovviamente, la guardia presidenziale, dovrebbe essere un corpo di élite tra le élite, proprio perché ha il compito cruciale di difendere la vita del presidente della repubblica Beji Caid Esseb- si. Ma evidentemente è ampiamente infiltrato, non sa difendere neanche se stesso ed è stato vittima di una esplosione, come fosse un qualsiasi e sprovveduto bus di turisti.

Tutto questo, dopo che ieri il presidente tunisino Beji Caid Essebsi ha proclamato lo stato d’emergenza per 30 giorni in tutto il Paese e un coprifuoco fino alle cinque di domani mattina, nel Paese in cui massimo è l’allarme a seguito i due attentati che hanno colpito a morte il turismo e la convivenza civile nel corso di questo anno. L’attentato del museo Bardo del 18 marzo 2015, in cui sono morte 24 persone (4 gli italiani) e ne sono state ferite 45, è stato reso possibile dal comportamento vergognoso non solo delle guardie poste alla sorveglianza del museo (guardavano la televisione nel loro ufficio) ma anche delle forze di sicurezza. L’incursione nel museo, infatti è stata preceduta da quella nel Parlamento tunisino, che si trova nell’edificio adiacente. Ciononostante, le forze di sicurezza sono intervenute con tanto ritardo e con tanto disordine che i terroristi hanno potuto portare a termine la strage programmata nel museo senza trovare resistenza.

Scenario simile per la strage compiuta il 26 giugno 2015 sulla spiaggia del hotel Imperial Marhaba di Sousse da tre terroristi sbarcati dal mare da un gommone. 10 minuti dopo, le teste di cuoio tunisine hanno ucciso il terrorista che sparava nella hall dell’albergo, ma hanno lasciato che gli altri due terroristi scorrazzassero per una mezzora buona, tirando colpi di mitra contro i bagnanti. Bilancio: 39 morti e 38 feriti.
Ancora: il 20 maggio scorso i Servizi tunisini obbligano l’Italia, con un mandato di cattura internazionale, ad arrestare nel milanese un marocchino di 22 anni, Abdel Majid Touil, sostenendo che è complice degli attentatori del Bardo, che ha fornito loro le armi. Il 28 ottobre però, il giovane è stato rilasciato dal tribunale di Milano perché i documenti d’accusa, sulla cui pesantezza i massimi dirigenti dei Servizi tunisini hanno pubblicamente giurato, si sono rivelati una montagna di carte senza prove, né indizi.

La ragione di questa inefficienza delle forze di sicurezza della Tunisia, che spinge centinaia di migliaia di turisti a non recarsi più in Tunisia, recando un danno mortale all’economia del paese, è presto detta. Dalla fuga del dittatore Ben Ali nel gennaio 201, in poi, fino al 2014, il governo della Tunisia ha visto Ennhada, la sezione tunisina dei Fratelli Musulmani, occupare tutti i gangli del potere, anche nelle forze di sicurezza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti perché, quando non si sono visti dei simpatizzanti del jihad occupare posizioni di rilievo nell’apparato di sicurezza, la corruzione e il nepotismo hanno guidato le scelte dei nuovi governanti. E sempre ieri un’autobomba esplosa a un checkpoint a Msillata, vicino Khoms, circa 120 chilometri a est di Tripoli ha provocato sei morti tra civili e quattordici feriti.

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