Augusto Minzolini, condannato a 4 mesi per abuso d’ufficio sul caso Tiziana Ferrario

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I giudici della IV sezione penale del Tribunale di Roma hanno condannato a 4 mesi Augusto Minzolini per abuso d’ufficio. Dopo la condanna, in via definitiva, dello scorso mese di novembre per peculato, ed in particolare per le spese eccessive effettuate con le carte di credito Rai, arrivano nuovi guai per Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 ed attuale senatore di Forza Italia.

Nella giornata di ieri, infatti, i giudici della IV sezione penale del Tribunale di Roma hanno condannato a 4 mesi Augusto Minzolini per abuso d’ufficio, ed in particolare per aver rimosso la giornalista Tiziana Ferrario, dalla conduzione del Tg1 delle 20, a seguito delle critiche espresse riguardo alla linea editoriale tenuta sul caso Mills-Berlusconi.

Secondo l’accusa Augusto Minzolini, nel rimuovere Tiziana Ferrario dal Tg1 ha inoltre omesso, nel periodo tra  il mese di marzo del 2010 e lo stesso mese de 2011, di proporre alla giornalista una qualsiasi altra mansione nell’ambito della redazione esteri. La condanna a  4 mesi, in linea peraltro con le richieste formulate dal Pm, si va così ad aggiungere a quella di 2 anni e mezzo inflitta in via definitiva dalla Corte di Cassazione lo scorso 12 novembre.

‘La demansionata è a New York come corrispondente. Mentre la rottamazione in politica ti porta a palazzo Chigi, cambiare una conduttrice che ha alle spalle 28 anni di video, proponendole di andare a New York e promuovendola a caporedattore, cosa che non era, è un reato.’, ha dichiarato proprio il senatore Augusto Minzolini dopo aver appreso della sentenza sulla rimozione di Tiziana Ferrario aggiungendo che, in accordo con quanto riportato da Repubblica.it, ‘Adesso tutti i direttori dovranno stare attenti, decidere è una colpa‘.

«Il direttore del Corriere della Sera dice – recentemente commentava che il direttore è l’ultimo despota nell’organizzazione del lavoro in Italia. Il motivo è che se una persona ti crea un guaio chi ne risponde penalmente è proprio il direttore. Ora non sarà più così. L’onnipresenza del giudice penale in qualunque posto, anche all’interno delle redazioni, fa paura». «La Ferrario è stata fuori per 10 mesi, ho formulato proposte lavorative che non ha accettato – conclude Minzolini – Va poi precisato che inizialmente ero accusato di averle tolto la conduzione, poi si sono accorti che la conduzione è un ruolo che uno può dare a chiunque e allora il reato è stato cambiato in demansionamento. Lei ha avuto torto dal giudice del lavoro e quindi è andata sul penale dove forse ha trovato territorio amico. Non capisco come non se ne rendano conto». Il senatore Vincenzo Gibiino, di Forza Italia, parla di condanna vergognosa. «È una sentenza punitiva, dal sapore politico nei confronti di un uomo la cui unica colpa è quella di appartenere al partito di Silvio Berlusconi». «D’ora in avanti – interviene il deputato di Ncd Fabrizio Cicchitto – nessun direttore potrà fare spostamenti di sorta per evitare di andare incontro a condanne penali».

Più una notizia pare incomprensibile e più raccontarla diventa faticoso: dunque ricominciamo dalla cronaca. Augusto Minzolini, da ex direttore del Tg1, è stato condannato a 4 mesi di reclusione per abuso d’ufficio; nel 2010 decise di rimuovere dalla conduzione del telegiornale Tiziana Ferrario (si chiama demansionamento) ma secondo la quarta sezione del tribunale di Roma non poteva farlo: a suo dire fu solo una «vendetta» dopo alcune contestazioni che la Ferrario gli aveva mosso. Il fatto che Minzolini dirigesse una testata del servizio pubblico è valso da aggravante.

Già qui si fatica a capire. Minzolini fu direttore per solo due anni (2009-2011) con la perenne accusa di essere filo-berlusconiano, e i rilievi alla sua direzione – riguardanti l’ordine delle notizie e il lessico adottato nel darle – erano all’ordine del giorno, e lo furono in particolare dopo un servizio delle 20 che usò l’espressione «assoluzione» e non «prescrizione» (processo Mills) a margine di una notizia che parlava di un’assoluzione per prescrizione. A parte questo, chiunque converrà che il ruolo di un direttore implica questo: la scelta delle notizie, il taglio da darvi, le sostituzioni e gli avvicendamenti tra i giornalisti, oltre a un sacco di altre rogne.

Non dovrebbe servire neanche un particolare motivo, a un direttore, per sostituire un conduttore anche solo per antipatia, o perché lo reputa brutto o poco telegenico, perché non gli piacciono le bionde fìnte, insomma dovrebbero essere affari suoi. Nel caso della Ferrario, è vero che aveva contestato Minzolini, ma è pure vero che lei era un caso di gerontocrazia Rai: era in video da 28 anni complessivi e l’inamovibilità dei conduttori non è ancora prevista dalla Costituzione. Del resto il direttore, di cambiamenti, ne fece tanti altri, com’è normale: ma solo la Ferrario gli fece causa. È questa la sintesi della vicenda, dunque? Una conduttrice critica pubblicamente il suo direttore, il direttore s’incazza e la toglie dalla conduzione, la conduttrice allora gli fa causa e 5 anni dopo lui viene condannato? No, a vederla nel dettaglio la vicenda è ancora più assurda.

Minzolini arriva al Tg1 nel 2009 e cerca subito di cambiare le cose secondo il suo orientamento, com’è normale e lecito. Assume una ventina di precari senza colore politico (così risulta) e di conduzioni ne cambia diverse, non solo la Ferrario. I comitati di redazione di tutti i tg protestano come sempre, ma la Ferrario, sostituita nell’aprile 2010, non viene mica chiusa in uno sgabuzzino: Minzolini le propone di fare la prestigiosa inviata per i grandi eventi (in quei giorni c’erano stati gli attentati alla metropolitana di Mosca) e le chiede di fare un’inchiesta. Ma lei si mette in ferie. In seguito le chiede di andare in Iran. Ma lei risponde che non è riuscita ad avere il visto.

Capita l’aria, Minzolini la manda temporaneamente a New York per sostituire il corrispondente (incarico prestigiosissimo, lei accetta) a cui segue la proposta di fare ufficialmente la corrispondente da Madrid: ma lei rifiuta perché dice che sua madre, che stava a Milano, sta poco bene. Segue, allora, la proposta di fare il caporedattore ad personam proprio a Milano, il che sarebbe peraltro una promozione: ma lei risponde che non le interessa. Alla fine la promuovono lo stesso, la mettono al mattino: ed è Minzolini a promuoverla con scatto di stipendio, mica altri. La risposta è che lei, intanto, ha fatto un ricorso per la reintegrazione al giudice del lavoro e una causa penale al tribunale ordinario: e il 29 dicembre 2010 e il 7 marzo 2011 già fioccano due ordinanze di reintegro. Si parla di «volontà ritorsiva posta in essere dai vertici della redazione al fine di sanzionare il dissenso».

Ovviamente non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza di ieri, ma l’accusa ha sostenuto che Minzolini abbia demansionato la Ferrario per circa un anno, omettendo di attribuirle alla redazione esteri «qualsivoglia mansione dal marzo del 2010 al marzo 2011».Ieri Minzolini ha ricordato che in Rai ci sono ben 972 contenziosi, dei quali l’80 per cento per demansionamento. Questo mentre la vittima dell’orribile demansionamento di Minzolini, la Ferrario, discriminata per il suo prezioso dissenso, intanto è divenuta corrispondente da New York, sede prestigiosa e certo non sottopagata. Per Minzolini, invece, quattro mesi di galera per aver rimosso una mezzobusto Rai (dopo 28 anni di video) in un periodo in cui il Paese discuteva di rottamazione.

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