Auto sulla folla a Roma: Il killer è ancora latitante e suo padre va a mentire in tv

Sono tre minorenni i pirati della strada che, mercoledì sera, sono fuggiti all’alt della polizia e, in una folle corsa, hanno centrato come birilli nove persone, uccidendo sul colpo Perez Cora-zon Abordo, colf filippina di 44 anni. Il fascicolo che li riguarda riporta un’accusa pesantissima: concorso in omicidio volontario. Ma mentre la ragazza, Maddalena, è già stata catturata, per gli altri due è aperta la caccia all’uomo.

Gli agenti della Squadra Mobile hanno accertato che vivono tutti nel campo nomadi tollerato della Monachina, nella zona Aurelia. Tra le baracche dell’insediamento, però, nessuna traccia dei fuggiaschi. Gli inquirenti cercano il marito del-l’arrestata, Antony Halilo-vic, che vive di espedienti e con cui la giovane ha avuto un figlio. È caccia anche a un altro nomade, che la sera dello schianto era uscito con la coppia. Nonostante la moglie avesse indicato un nominativo diverso, gli agenti sono riusciti comunque a risalire alla sua vera identità. Sull’altro ricercato, invece, ci sarebbero dubbi sull’età, a causa dei diversi alias che è solito utilizzare. Per tutta la giornata ci sono stati controlli a tappeto, non solo alla Monachina ma anche in altri campi della Capitale.

A nulla sono valsi gli appelli dei familiari. «Antony, torna, sei minorenne, non ti può succedere niente. Andiamo dal magistrato e deciderà cosa fare», ha detto la madre del 16enne in fuga. Ma Antony e il suo compare non si sono costituiti. Così la famiglia ha messo in atto una serie di depistaggi, per cercare di coprire gli autori della strage. Prima è stata la madre a mettere in scena la commedia: «Vogliamo chiedere scusa alla famiglia della vittima e a tutti i feriti. Se potessimo incontrare quelle persone, chiederemmo loro perdono. Guidava mio marito, andavano dalmedi-co con mio figlio e mia nuora, corre sempre, lo dico che quello è scemo». Poi, in serata, è stata la volta del padre, Bato Halilovic, l’uomo che ha intestate 24 auto nonostante goda dei sussidi. Il rom è apparso su Rete4, in collegamento con Dalla Vostra Parte, comodamente seduto sul divano della sua

baracca. E si è autoaccusato della strage. «Ero io alla guida dell’auto, Maddalena era avanti, anzi no, era dietro, davanti c’era Antony», ha detto Bato un po’ coniuso. «Volevo andare verso Monte Mario», ha raccontato, «mi sono fermato a bere in due tre bar, come fanno i rom, fanno festa. Ero ubriaco. Poi ho visto la polizia, mi stava dietro e io ero senza patente, mi era stata ritirata perché sono alcolizzato. Quando ho sentito la sirena ho cominciato a correre più forte, ho visto la gente a piedi, mi dispiace».

Una serie di scuse che, però, non ha trovato riscontri investigativi, tanto che Bato è ancora a piede libero «La polizia non mi crede, ma io sono ferito». Alla domanda su dove fosse Antony, il padre ha detto di non saperlo, ma subito dopo si è contraddetto di nuovo: «Oggi pomeriggio (ieri, ndr) è venuto al campo per cercarmi». Il ragazzo è poi sparito perché la polizia non gli avrebbe creduto, dice. Gli inquirenti sono convinti che a correre ad almeno 150 Km/h fosse suo figlio e non lui.

Il signor Bato Halilovic vive in una baracca nel campo rom della Monachina, a Roma. Il signor Bato Halilovic è intestatario di ventiquattro automobili. E già queste due frasi, messe una a fianco all’altra, dovrebbero farci capire a che livello di demenza siamo arrivati. Ma, prima di giudicare, aspettate un attimo e sentite anche quel che segue. Il signor Bato Halilovic si è autoaccusato di una strage. Ha dichiarato che mercoledì sera si trovava alla guida dell’auto che ha falciato un gruppo di ignari passanti nei pressi di una fermata della metropolitana romana, uccidendo una donna e ferendo altre otto persone. Però lo stesso signor Bato Halilovic, ieri sera, era tranquillamente seduto nella sua catapecchia e rilasciava dichiarazioni in diretta televisiva alla trasmissione Dalla vostra parte di Paolo Del Debbio.

Bato era evidentemente ubriaco, guardarlo risultava raccapricciante. Perché mentre gli altri ospiti parlavano, mentre i cittadini romani gridavano esasperati nel microfono, Bato si appisolava, appesantito dalla sbornia. Poi, ogni tanto, si scuoteva, faceva smorfie all’inviato della trasmissione, a tratti persino ridacchiava. Quindi, gonfio di alcol, si rimetteva a sonnecchiare beato. La scena era abominevole. Ma, soprattutto, incomprensibile a chiunque sia dotato di un cervello mediamente sviluppato. La domanda è: ma perché Bato Halilovic resta a piede libero? Par di capire che gli inquirenti non gli credano. Sono convinti che sull’auto assassina lui non ci fosse. A bordo c’erano suo figlio Antony, la nuora Maddalena e un terzo bellimbusto: tutti e tre minorenni. Dunque Bato, per quanto si autoaccusi, resta fuori.

Ieri sera, in diretta, Bato Halilovic biascicava e ripeteva la storiella: «Mi sono fermato in due o tre bar, ero ubriaco. Mio figlio e mia nuora non c’entrano niente. Io ho la patente ma me l’hanno ritirata. Dietro di me ho visto la polizia e mi sono messo a correre più forte, non volevo fare male a nessuno. Anche io sto male, ho un pacemaker e ho problemi ai reni».

Questo signore rom è andato in tv a insultare la famiglia della donna uccisa e tutti gli italiani all’ascolto. Parlava della strage come di una marachella qualsiasi. Raccontava palle a favore di telecamera, pieno di vino o di chissà che. Ci ha preso in giro. E ci hanno preso in giro anche i suoi famigliari. Sua moglie, che per prima ha diffuso la versione secondo cui a guidare l’auto sarebbe stato Bato. Suo figlio Antony, che si è dato alla macchia.

E la sensazione di presa in giro aumenta, pensando che Bato Halilovic è inlibertà. Mettiamo che non fosse lui a guidare la macchina della strage. Resta che l’auto eraintestata alui, assieme ad altri23 mezzi. Resta che alla guida dell’auto c’era suo figlio, minorenne, a cui lui o qualcuno della famiglia ha lasciato le chiavi. Resta che Bato continua a raccontare balle, nega di sapere dove sia suo figlio, hamesso inpiedi una vomitevole pantomima insieme conlamoglie. Ecco perché sembra divivere nel mondo alla rovescia. Perché manteniamo tramite sussidi uno come Bato Halilovic, il quale – in quanto rom – può intestarsi decine di auto, può mentire su un caso di omicidio stradale, può coprire uno o più sospetti assassini. E resta libero.

Persino Adriano Celentano – uno così molleggiato da saltare sul carretto di tutti i vincitori, specie se di sinistra, da Prodi a Renzi passando per Grillo – ieri ha avuto un lampo di lucidità. «Sto cominciando a pensare a Salvini», ha scritto sul blog Il mondo di Adriano. «Ciao GrillòRenzi! Mentre voi ve la battete sul tavolo dei “VOTI”, nel frattempo a Roma c’è un’ auto che sfreccia a 180 km all’ora e, con noncuranza travolge 9 passanti, trascinandosi per 50 metri una giovane donna che poi MUORE». Magari Celentano potrebbe anche rendersi conto che – se uno come Bato Halilovic è libero e sereno – lo dobbiamo a una certa cultura di sinistra. La stessa che Adriano medesimo supporta da anni. La stessa che, in nome della «solidarietà», permette che qualcuno ci sputi in faccia in tv e offenda una innocente morta, coprendo un presunto omicida.

Stasera, mentre dei figli piangeranno una madre morta, Bato Halilovic sarà nella sua baracca, pieno di alcol, a dormire un sonno incosciente. Benvenuti in Italia.

One comment

  1. ah ok deve essere uscita una nuova legge per la quale chi copre un assassino non e`piu complice dell omicidio e rimane fuori dal carcere

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