Boston, l’attentatore della maratona condannato a morte

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 Il ministro della Giustizia Usa, Loretta Lynch, ha commentato cosi la condanna  alla pena di morte di Dzhokhar Tsarnaev, il giovane attentatore della maratona di Boston: “La giusta punizione per un crimine orrendo, un attentato codardo”. Il neo ministro americano di Obama ha confermato quindi quello che  aveva già dichiarato e sostenuto in Congresso, e cioè che quella capitale è una pena efficace. La sentenza è stata però subito condannata dalle associazioni che si battono per l’abolizione della pena di morte e da Amnesty International.

Nessuna clemenza per Dzhokhar Tsarnaev,  che insieme al fratello maggiore Tamerlan poi rimasto ucciso, il 15 aprile 2013 fece esplodere due bombe sul rettilineo finale della maratona  che causarono la morte di tre persone e il ferimento di altre 260, alcune di queste in modo grave;  pare che il 21enne abbia ascoltato la sentenza in aula, con la speranza di un verdetto mite e essere quindi condannato all’ergastolo. Invece la stessa giuria composta da 12 persone che aveva giudicato Tsarnaev colpevole, si è riunita per oltre 14 ore in camera di consiglio e alla fine ha deciso che la giusta punizione era la pena capitale.

I giurati della Corte federale distrettuale hanno deciso per la pena di morte senza nessuna possibilità di clemenza. La giuria era composta da sette donne e cinque uomini; un peso rilevante per la sentenza finale è stato l’atteggiamento del condannato che durante il processo non ha mai manifestato alcun rimorso per l’attentato distruttivo dove ha perso la vita anche un bambino; e aveva rifiutato l’argomentazione del suo legale che affermava che suo fratello maggiore, Tamerlan, gli aveva fatto un lavaggio del cervello al punto tale da convincerlo a usare le bombe.

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