Clinica degli orrori: Brega Massone, ergastolo confermato, per la morte di quattro pazienti operati inutilmente

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Non ero un serial killer, la mia priorità è sempre stata quella di dare ai pazienti la sicurezza’. E’ stato questo in Aula, prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio, l’ultimo disperato appello di Pier Paolo Brega Massone, l’ex primario di chirurgia toracica della casa di cura Santa Rita di Milano, al fine di evitare una condanna all’ergastolo che però nel processo di secondo grado,sul caso relativo alla cosiddetta ‘clinica degli orrori‘, è stata confermata.

“Mi hanno descritto come un killer e un macellaio – ha riferito – ma io ho sempre messo al corrente i pazienti della nostra strategia perché, quando si presentava un caso delicato, il nostro obbligo era quello di impostare una terapia. Nessuno ci ha mai chiesto che cosa provavamo quando tornavamo a casa, dopo che un paziente ci aveva lasciato e, nonostante questo, dovevamo continuare a svolgere la nostra professione”.

Dopo la sentenza, Pier Paolo Brega Massone è stato condotto nel carcere di Opera mentre dopo la lettura del verdetto hanno esultato i familiari di un medico dell’equipe dell’ex primario. Trattasi, nello specifico, di Marco Pansera assolto in secondo grado ‘perchè il fatto non costituisce reato’ rispetto ai 26 anni e 2 mesi inflitti in primo grado.

Pena ridotta in secondo grado, invece, per l’ex braccio destro di Brega Massone. Trattasi di Fabio Presicci, medico chirurgo, che rispetto a 30 anni del processo di primo grado, è stato condannato nel processo di secondo grado a 25 anni di reclusione.

Con la condanna di Pier Paolo Brega Massone sono state accolte quindi, da parte dei giudici, le richieste dell’accusa secondo cui l’ex primario, per interventi inutili e con il fine di monetizzare per la clinica convenzionata i rimborsi del sistema sanitario nazionale, avrebbe ucciso quattro persone, l’89enne Gustavo Dalto, l’85enne Antonio Schiavo, l’82enne Giuseppina Vailati e la 65-enne Maria Luisa Scocchetti. Il difensore di Brega Massone, l’avvocato Titta Madia, ha intanto annunciato che ‘faremo ricorso in Cassazione’ in quanto ‘siamo sconcertati per la condanna all’ergastolo‘.

Anche il pm si commuove, e racconta la storia del padre: «Appartengo a una famiglia di medici, mio padre era medico di base, io e i miei fratelli siamo cresciuti tra i malati, abituati a vedere la sofferenza». Sono le parole pronunciate dal pm di Milano Grazia Pradella che, nell’ultima parte della sua requisitoria nel processo ha voluto raccontare un breve «aneddoto personale». «Vorrei ringraziare tutti i medici che ogni giorno affrontano la sofferenza dei loro pazienti».

Il pm non nasconde «una certa commozione» mio padre, dice: «Era un medico di quartiere – ha ricordato – siamo cresciuti tra malati che arrivavano a casa» ed è stato tra i pochi a non criticare la sua scelta di iscriversi a giurisprudenza: «sapeva che avevo timore della sofferenza che fin da piccola ho dovuto leggere negli occhi dei malati. La malattia mi mette a disagio e per questo mai diminuirà la mia ammirazione per chi, da medico, affronta quotidianamente la sofferenza altrui». Per Brega Masone i pm hanno chiesto l’ergastolo per l’omicidio di quattro pazienti e a loro va il pensiero del pm Pradella: «quelle erano persone, a loro è stata tolta la possibilità di morire con dignità, senza aggiungere sofferenza alla sofferenza».

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