mercoledì , 17 gennaio 2018

Calendario Pirelli 2016 con le donne più grandi del mondo, foto con poco nudo

E’ stato alzato il velo sul Calendario Pirelli 2016 che, giunto alla sua 43-esima edizione, ritrae 13 donne, le donne più grandi del mondo. Sì, perché trattasi di 13 donne che nel loro campo di appartenenza per quel che riguarda la vita professionale, dallo sport alla cultura e passando per l’arte ed il sociale, si sono messe in mostra raggiungendo importanti traguardi.

Le foto del Calendario Pirelli 2016, di Annie Leibovitz, sono senza artifici e prive di nudo al fine di raccontare con gli scatti non solo i percorsi professionali, ma anche le provenienze di 13 donne di ogni età. In particolare, le foto ritraggono l’attrice Yao Chen, la top model russa Natalia Vodianova, la produttrice Kathleen Kennedy, la collezionista d’arte e mecenate Agnes Gund, la filantropa Mellody Hobson.

Ed ancora la scrittrice Fran Lebowitz, l’attrice comica Amy Schumer, la regista Ava DuVernay, l’artista iraniana Shirin Neshat; l’artista, musicista e cantautrice giapponese Yoko Ono, la campionessa di tennis Serena Williams, la cantante e poetessa statunitense Patti Smith, e la blogger Tavi Gevinson. E’ un calendario, quindi, di donne ‘toste’ che abbandona per il 2016 il target rappresentato da scatti sensuali di donne svestite.

Al Calendario Pirelli del 2016 è inoltre associato Prellicalendar.com, il nuovo sito dove è proprio Annie Leibovitz a raccontare come è nata l’opera attraverso fotografie, interviste e filmati. Annie Leibovitz ha peraltro già collaborato per la realizzazione del Calendario Pirelli, quelo del 2000 quando immortalò con una serie di nudi le danzatrici del corpo di ballo di Mark Morris, ballerino, coreografo e regista teatrale statunitense.

Il calendario Pirelli che non ti aspetti. Quello politicamente corretto. Quello che non guarda al corpo ma solo alla testa delle donne, quello che, sorridendo, fa anche l’occhiolino alla confusione dei sessi. Quello che ti dice che il successo è sexy, non il corpo. Non si può certo dire che l’edizione del Cal 2016 realizzata da Annie Leibovitz passerà inosservata. Le reazioni, forse, saranno controverse ma comunque quelle foto hanno raggiunto l’obiettivo che volevano. Rappresentano un segno della modernità. Anche per chi non l’apprezza fino in fondo.

Perché se anche il calendario Pirelli mette da parte la sensualità femminile, i seni prorompenti, le gambe lunghe chilometri, vuol dire proprio che il mondo sta cambiando. Se qualcuno dei ritratti non consente, alla prima occhiata di identificare con precisione il sesso della modella, significa che la strada della distinzione fra uomo e donna si fa sempre più accidentata. Se, sfogliando mese dopo mese emerge che l’immagine più sensuale è quella di Serena Williams ritratta di spalle significa che è giunto il momento di riprogrammare i canoni della bellezza al femminile. La campionessa americana non si può certo considerare un parametro di sex-appeal, anche se sul pavimento si intravede la foto che la stessa Annie Liebovitz le aveva scattato per la copertina di Vogue. Forse la Sha- rapova avrebbe meglio interpretato l’eccellenza del tennis coniugando la grazia del corpo con lo sport ad alto livello. Ma non è questa l’intenzione del primo calendario Pirelli dichiaratamente femminista. Vuole celebrare i primati assoluti rappresentati da una donna e, da questo punto di vista, Serena ha cambiato il suo mondo: prima di lei il servizio, nel tennis femminile, era solo il modo di iniziare il gioco.

Per segnare questa rottura, forse non a caso, la Pirelli ha scelto Londra come sede della presentazione. In fondo il calendario, prima di diventare un oggetto di culto stampato in soli tredicimila esemplari, era uno strumento di comunicazione pensato dalla filiale britannica della multinazionale milanese. L’edizione 1963 non venne stampata. Ma dall’anno successivo ebbe inizio l’appuntamento annuale che venne interrotto solo durante la grande crisi della Pirelli (1975-1983). Erano gli anni in cui il gruppo fu costretto a vendere il gratta cielo di Giò Ponti per sopravvivere ed erano anche gli anni del terrorismo e dei dirigenti della Bicocca gambizzati. Meglio non esagerare con quell’esplosione di bellezza femminile, di panorami esotici, di lusso senza confini.
Ma anche quelli di oggi non sono tempi sereni. Il fanatismo è tornato a far sentire la morsa della violenza. Religioso stavolta, anziche politico. Internazionale invece che solo italiano. E quindi anche in questa veste frutto della nuova austerità Cal 2016 coglie il segno dei tempi.

Quindi inutile aspettarsi una carrellata di donne nude e ammiccanti. Niente Naomi Campbell, Eva Herzigova, Jennifer Lopez e altri primati di perfezione femminile. Stavolta l’aristocrazia è un’altra. Un gruppo di donne carismatiche, scelte per quello che sono e non per l’ampiezza delle loro misure. Un concetto di bellezza assai poco patinato, molto femminista e assai poco femminile, almeno in base al metro tradizionale. Modelle per caso, anzi per scelta, per rompere il muro del suono dell’età come componente eterna della perfezione.

E così, se fino ad ora era stata solo Sofia Loren, nel 2007 a 74 anni a segnare la barriera degli anni questa volta c’è il canone in- verso.Perché l’attrice resterà per sempre il simbolo della bellezza nazionale. Nel calendario, invece, compare Yoko Ono, 82 anni, la giapponese che negli anni ’60 stregò John Lennon e fece a pezzi i Beatles (la famosa foto di John e Yoko intrecciati più che abbracciati fu scattata proprio da Anne Leibovitz). Katherine Kennedy, 62 anni, socia di Steven Spielberg e produttrice di Guerra Stellari. Agnes Gund, 77 anni, collezionista, presidente del MoMa che si è fatta riprendere insieme alla nipoti- na. Patti Smith, 68 anni, vestale della musica New Waves negli anni 70. Fran Lebowitz, 64 anni, scrittrice, paladina dei diritti dei fumatori. Ava Duvernay, 44 anni, regista di Selma – La strada per la libertà.

A rappresentare le giovanissime, c’è solo Tavi Gevinson, 19 anni, aspetto di una tredicenne che con il suo blog Style Rookie, fondato nel 2008, è diventata una delle trenta donne under 30 più importanti del mondo dei media secondo Forbes. È considerata una “new feminist”. Alla line l’unica top model in calendario è Natalia Vodianova, 33 anni. Ma la sua presenza non è frutto delle passerelle, della moda, del lusso. Neanche lei rappre- sentalatradizionePirelli. Compare perché nata poverissima in uno sperduto paese della Russia e si è messa a lavorare a 15 anni per trovare la strada del successo. Infine Yao Chen la prima donna in Cina a rappresentare l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rfu- giati. Una presenza che è anche un segno del destino visto che la proprietà di Pirelli da pochi mesi è cinese. Un motivo in più per i collezionisti di avere Cal 2016.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *