Calvizie, scoperti inibitori che riattivano i follicoli spenti

Dal momento che la calvizie colpisce un numero sempre maggiore di persone (soprattutto uomini) e considerando il fatto che i primi sintomi di questa problematica tendono a comparire spesso già dalla pubertà (1 adolescente su 10 è soggetto almeno a diradamento dei capelli), questa notizia può essere considerata davvero innovativa. Infatti, se i primi risultati positivi di questo nuovo trattamento dovessero essere confermati, sarà possibile a breve curare quasi tutte le tipologie di calvizie senza dover ricorrere necessariamente al trapianto di capelli.

Sono in tanti coloro i quali vivono la calvizia come un vero e proprio trauma, e talvolta per la disperazione cercano rimedi che purtroppo nella maggior parte dei casi si rivelano inefficaci,e spesso anche molto dannosi. Un valido aiuto sembra essere arrivato dagli Usa; stiamo parlando di una soluzione che potrebbe arrivare dagli scienziati della Columbia University.Stando a quanto emerso, i ricercatori statunitensi sembra abbiano trovato una soluzione alla calvizia, rappresentata da un effetto di alcuni farmaci.

L’elemento principale della cura contro l’alopecia areata, ovvero la perdita di capelli a chiazze, è rappresentato dagli inibitori della famiglia di enzimi Janus Chinasi.Per alopecia areata,per chi non lo sapesse, si intende una patologia in cui la repentina caduta dei capelli o di altri peli del corpo si manifesta tipicamente a chiazze o aree di cui il nome, le quali solitamente si manifestano nel cuoio capelluto.

La dottoressa Angela M. Christiano, una delle autrici della pubblicazione, ha spiegato che “quello che abbiamo scoperto è promettente, anche se non abbiamo ancora dimostrato che il farmaco sia efficace per lacalvizie maschile“.

L’azione di tali farmaci sembra sia utile nella ricrescita piuttosto rapida dei capelli perduti. Il team di ricercatori americani, guidato dalla dottoressa Angela M.Christiano ha condotto degli esperimenti su follicoli di topi ed esseri umani, verificando che questi farmaci sembra che possano davvero indurre una ricrescita dei capelli in tempi molto brevi,ovvero circa 10 giorni.“Ciò che abbiamo trovato è promettente, anche se non abbiamo ancora mostrato che possa trattarsi di una cura per la calvizie.È necessario svolgere altro lavoro per testare se gli inibitori della JAK possano indurre la crescita dei capelli negli esseri umani utilizzando formulazioni specificamente congegnate per il cuoio capelluto“, ha dichiarato la dottoressa Angela M.Christiano.

“Abbiamo ottenuto risultati promettenti, anche se non abbiamo ancora dimostrato che la tecnica rappresenta una cura per la calvizie – osserva la dottoressa Christiano -. Occorrono ulteriori studi per realizzare formulazioni specifiche per il cuoio capelluto e per capire se gli inibitori possano indurre la crescita dei capelli anche nell’uomo”.

Non ci sono molti composti in grado di spingere i follicoli piliferi a crescere così in fretta. Alcuni agenti topici stimolano la crescita di qualche ciocca di capelli qua e là, e dopo qualche settimana, ma pochissime sostanze hanno un effetto così potente e rapido“. Ovviamente l’intera spiegazione della ricerca con tutti i dati e risultati scoperti, è nero su bianco sulla prestigiosa rivista Science Advances.

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