Caso Aldo Moro nuove testimonianze, dopo 37 anni il Ris indaga sui reparti di Via Gradoli

Riaperto il dossier Gradoli, il cui nome è stato preso dalla strada romana in cui fu tenuto prigioniero l’onorevole Aldo Moro. La richiesta di riavvio delle indagini è partita direttamente dalla Commissione parlamentare che ormai da anni sta tentando di fare luce su quanto accaduto nel covo di via Gradoli dove era recluso Moro. Nello specifico, la Commissione parlamentare ha dato incarico al Ris di Roma di rilevare il dna presente in tutti gli oggetti sequestrati nel covo Gradoli, in modo da poter isolare il profilo genetico dell’onorevole Moro e, qualora fossero presenti, anche di altri profili che potrebbero risalire ai suoi carcerieri.

Si tratta, ovviamente, di tecniche che all’epoca non esistevano neppure, e che oggi invece potrebbero far luce su tanti aspetti del caso rimasti all’oscuro e misteriosi. Attese anche nuove importanti rivelazioni da una testimone sentita da uno dei magistrati della Commissione che ha riaperto il dossier; stando a quanto riferito dalla donna, nel covo delle Br durante il rapimento Moro abitava anche una persona bionda, dagli occhi di ghiaccio, che usciva dallo stabile la mattina molto presto vestito da aviatore o in divisa che ricordava molto quell’Aviatore commerciale.

Inoltre, stando ai racconti di questa donna, tra la mezzanotte e le cinque del 18 aprile 1978 fu effettuato un trasloco, nello stabile di via Gradoli, proprio dove la mattina intorno alle ore 9.30 fu scoperta la base operative delle Br. “Alle cancellerie internazionali Moro non piaceva per nulla; Kissinger non lo poteva vedere. Aveva espressioni durissime per Moro che dava fastidio in Italia ma anche all’estero. Si scelse di non intervenire, lasciando le cose al loro destino. Lasciando che Moro venisse ucciso. Chi fa fuori Moro? Le Br? Mah… Non lo so”, ha dichiarato il nefrologo Giovanni Pedroni all’Ansa. 

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