Caso Mario Bozzoli, parlano le sorelle di Giuseppe Ghirardini: “Nostro fratello è stato ammazzato”

Fonte: Settimanale Giallo di Laura Marinaro – Si può convincere un uomo a prendere una grossa capsula come quella che i medici legali hanno trovato nello stomaco di mio fratello, basta puntargli una pistola alla tempia. Una cosa è certa: Beppe non si è ucciso e noi lotteremo per sapere chi gli ha fatto del male”. A pronunciare queste parole sono Giacomina, detta Mina, e Natalina, due delle quattro sorelle di Giuseppe Ghirardini, l’operaio cinquantenne di Marcheno, in provincia di Brescia, morto poco dopo la scomparsa del suo datore di lavoro, l’imprenditore Mario Bozzoli.

L’uomo, che fu l’ultimo a vedere vivo l’industriale, fu trovato cadavere in montagna, al Passo del Tonale e l’autopsia ha rivelato che è morto avvelenato. Suicidio o omicidio? Le sorelle non hanno dubbi e lo ripetono a Giallo ancora una volta: è stato un delitto. Continuano Mina e Natalina Ghirardini, che parlano anche a nome delle altre due sorelle, Giulia ed Ernestina: «Se tutti i cattivi fossero come nostro fratello, allora ben venga un mondo pieno di persone come Beppe. Su di lui girano pettegolezzi meschini: mio fratello era una brava persona, non avrebbe mai fatto male a nessuno».

Le sorelle Ghirardini si riferiscono a quanto ha dichiarato un operaio della Bozzoli agli inquirenti, ovvero che Beppe aveva litigato con Mario Bozzoli. Continuano Mina e Natalina: «Per fortuna siamo riuscite a contattare quell’operaio prima che ripartisse per l’Africa. Ci ha spiegato che le sue dichiarazioni sono state fraintese: si era limitato a descrivere la situazione tesa che c’era in azienda, come hanno fatto tanti altri, e a dire che Beppe ne soffriva. Nostro fratello, però, non aveva perso il buon umore: scherzava con tutti e prendeva in giro tutti… Il lavoro in fonderia è pesante e fare qualche risata ogni tanto faceva bene anche ai suoi colleghi.

Inoltre, mio fratello non era solo addetto ai forni, si occupava del muletto, preparava le casse di materiale già pronto per essere spedito. Insomma, le sue mansioni cambiavano e lui le svolgeva tutte con impegno». Le sorelle Ghirardini, per dare una spiegazione alla morte del loro Beppe, hanno cercato di capire se avesse qualche inimicizia in azienda. Non hanno trovato una sola persona che avesse antipatia per lui. Hanno anche ricostruito minuto per minuto il giorno 14 ottobre, quello in cui Beppe è uscito in fretta e furia e si è diretto al Tonale dove poi è morto, e quell’8 ottobre, quando invece a sparire fu il suo datore di lavoro.

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