Rapporto Censis choc: Italia un paese in letargo esistenziale collettivo senza futuro

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Un Paese in ‘letargo esistenziale collettivo‘. Così viene definita l’Italia nelle ‘Considerazioni generali’ del Rapporto annuale del Censis che è giunto alla sua 49-esima edizione e che parla anche di una ripresa economica che risulta essere in sostanza affidata solo ed esclusivamente all’inventiva personale in quanto ‘continua a gonfiarsi la bolla del risparmio cautelativo e non si riaccende la propensione al rischio‘.

In altre parole secondo il Censis il nostro Paese dopo tanti anni di crisi sta ripartendo, ma questo avviene secondo un ‘nuovo Italian style‘ rappresentato dal ‘driver dell’ibridazione di settori e competenze tradizionali‘. E questo sempre secondo il Censis rischia di generare una ‘pericolosa povertà di progettazione per il futuro, di disegni programmatici di medio periodo‘.

La ripresa economica, quindi, c’è ma non sembra poggiare su basi solidissime in quanto sempre secondo il Rapporto annuale emerge il ‘prevalere dell’interesse particolare e dell’egoismo individuale’, ed anche una ‘crescita delle diseguaglianze, con una caduta della coesione sociale e delle strutture intermedie di rappresentanza che l’hanno nel tempo garantita’.

Di conseguenza il nostro Paese continua ad essere quello ‘dello zero virgola‘ a partire dalla crescita del Pil e passando per l’inflazione. Inoltre, il Censis rivela come il portafoglio delle famiglie italiane sia posizionato sulla difensiva come dimostra la crescita del patrimonio finanziario degli italiani in ragione di un aumento, con finalità cautelative, della propensione al risparmio. In termini numerici, il patrimonio finanziario degli italiani dal giugno 2011 allo stesso mese del 2015 è aumentato di 401,5 miliardi di euro con una crescita percentuale, in termini reali, pari al 6,2%.

Il Censis parla di “letargo esistenziale collettivo” al quale si contrappone un rinnovato primato della politica e del rilancio delle capacità inventive, soprattutto da parte dei giovani imprenditori che rappresentano la maggioranza in Europa. “E c’è stata la ricerca del consenso d’opinione sulle politiche avviate, per innescare nella collettività una mobilitante tensione al cambiamento”.

Cambia il look delle città ai “piani terra”, vale a dire nell’offerta commerciale dei negozi. Ciò dipende dal fatto che il cibo è sempre più pervasivo nella nostra vita, dal ridotto capitale necessario per avviare queste attività, e dall’iniziativa degli stranieri nel commercio. Continua però a crescere, sfiorando ormai il 20% del totale, il numero di famiglie che non riescono a coprire tutte le spese con il proprio reddito: circa 5 milioni di famiglie hanno difficoltà a far tornare i conti e tra quelle di livello socio-economico basso la percentuale sale al 37,3%. “La società – spiega il Censis – fa il suo…”

«Nell’Italia dello “zero virgola”, in cui le variazioni congiunturali degli indicatori economici sono ancora minime, continua a gonfiarsi la bolla del risparmio cautelativo e non si riaccende la propensione al rischio». Questo porta a un «letargo esistenziale collettivo e la vittoria della pura cronaca. C’è oggi una pericolosa povertà di interpretazione sistemica, di progettazione per il futuro, di disegni programmatici di medio periodo. Prevale una dinamica d’opinione messa in moto da quel che avviene giorno per giorno».

Secondo il Censis «vincono l’interesse particolare, il soggettivismo, l’egoismo individuale e non maturano valori collettivi e una unità di interessi. Crescono così le diseguaglianze, con una caduta della coesione sociale e delle strutture intermedie di rappresentanza che l’hanno nel tempo garantita. A ciò corrisponde una profonda debolezza antropologica, un letargo esistenziale collettivo, dove i soggetti (individui, famiglie, imprese) restano in un recinto securizzante, ma inerziale. Un limbo italico, fatto di mezze tinte, mezze classi, mezzi partiti, mezze idee e mezze persone».

Secondo il Censis il valore del patrimonio finanziario degli italiani ammonta a oltre quattromila miliardi di euro con una crescita del 6,2 per cento tra giugno 2011 e giugno 2015. Negli anni della crisi il portafoglio delle famiglie ha visto una crescita del contante e dei depositi bancari dal 23,6% del totale nel 2007 al 30,9% nel 2014, mentre sono crollate le azioni, dal 31,8 per cento al 23,7 per cento e le obbligazioni, dal 17,6 per cento al 10,8 per cento. «Negli ultimi dodici mesi (giugno 2014-giugno 2015) si conferma l’opzione cautelativa degli italiani, con un incremento di 45 miliardi della liquidità (+6,3%) e di 73 miliardi in assicurazioni e fondi pensione (+9,4%), e con la rinnovata contrazione di azioni e partecipazioni (10 miliardi in meno, pari a una riduzione dell’1,2%)». Come detto precedentemente , la ripresa del mercato immobiliare si accompagna alla propensione a mettere a reddito il patrimonio immobiliare: 560.000 italiani dichiarano di aver gestito una struttura ricettiva per turisti, come case vacanza o bed & breakfast, generando un fatturato in gran parte sommerso stimabile in circa 6 miliardi di euro. In questa fase, l’esigenza della ri-allocazione del risparmio in modo più funzionale all’economia reale si lega strettamente alla richiesta di scongelare quote del proprio reddito aspirate dalla fiscalità: il 55,3 per cento degli italiani vuole il taglio delle tasse, anche a costo di una riduzione dei servizi pubblici.

Le università hanno meno immatricolati ma più studenti. Tra gli anni accademici 2010-2011 e 2013-2014 c’è stato un calo di nuove iscrizioni pari a 12.000 unità, registrato maggiormente al sud con un calo dell’11,2 per cento mentre a nord ovest c’è stato in un incremento del 4 per cento. Il 44,2 per cento degli immatricolati continua a concentrarsi nei grandi atenei, sebbene nel periodo considerato si sia verificato un travaso di immatricolati dai grandi e medi atenei verso i piccoli atenei, che hanno registrato un incremento di immatricolati del 42,4 per cento.

Secondo il Censis il valore del patrimonio finanziario degli italiani ammonta a oltre quattromila miliardi di euro con una crescita del 6,2 per cento tra giugno 2011 e giugno 2015. Negli anni della crisi il portafoglio delle famiglie ha visto una crescita del contante e dei depositi bancari dal 23,6% del totale nel 2007 al 30,9% nel 2014, mentre sono crollate le azioni, dal 31,8 per cento al 23,7 per cento e le obbligazioni, dal 17,6 per cento al 10,8 per cento. «Negli ultimi dodici mesi (giugno 2014-giugno 2015) si conferma l’opzione cautelativa degli italiani, con un incremento di 45 miliardi della liquidità (+6,3%) e di 73 miliardi in assicurazioni e fondi pensione (+9,4%), e con la rinnovata contrazione di azioni e partecipazioni (10 miliardi in meno, pari a una riduzione dell’1,2%)». Come detto precedentemente , la ripresa del mercato immobiliare si accompagna alla propensione a mettere a reddito il patrimonio immobiliare: 560.000 italiani dichiarano di aver gestito una struttura ricettiva per turisti, come case vacanza o bed & breakfast, generando un fatturato in gran parte sommerso stimabile in circa 6 miliardi di euro. In questa fase, l’esigenza della ri-allocazione del risparmio in modo più funzionale all’economia reale si lega strettamente alla richiesta di scongelare quote del proprio reddito aspirate dalla fiscalità: il 55,3 per cento degli italiani vuole il taglio delle tasse, anche a costo di una riduzione dei servizi pubblici.

Le università hanno meno immatricolati ma più studenti. Tra gli anni accademici 2010-2011 e 2013-2014 c’è stato un calo di nuove iscrizioni pari a 12.000 unità, registrato maggiormente al sud con un calo dell’11,2 per cento mentre a nord ovest c’è stato in un incremento del 4 per cento. Il 44,2 per cento degli immatricolati continua a concentrarsi nei grandi atenei, sebbene nel periodo considerato si sia verificato un travaso di immatricolati dai grandi e medi atenei verso i piccoli atenei, che hanno registrato un incremento di immatricolati del 42,4 per cento.

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