Checco Zalone torna al cinema e mette in scena i vizi italiani ‘Quo Vado’ nel cast anche Albano e Romina

0

Capodanno con Zalone.Venerdì va in sala Quo vado la quarta uscita cinematografica del Checco da Capurso (Bari). Facile previsione: il film farà sfracelli al botteghino. Nelle prime due settimane la gente non vorrà vedere altro. Nei prossimi mesi la Medusa potrà collezionare tutti i flop che vuole tanto ci sarà sempre Quo vado a pareggiare i conti. Facilissima previsione: la pellicola sconcerterà molte anime belle per alcune virate politicamente scorrette. L’esaltazione sotto sotto (e verso il finale sopra sopra) della prima Repubblica (che gli italiani avrebbero nel dna), la messa in burletta dei centri d’accoglienza di Lampedusa, l’indulgenza (diciamo pure la complicità) colla maleducazione automobilistica italiota.

Pure il film è brutto. E non poteva essere altrimenti dal momento che Zalone non è un narratore, i suoi non sono film ma solo allestimenti per le sue situazioni comiche. Ma anche se fosse un Woody Allen che cavolo ci poteva cavare da una trama che sembra escogitata da un tredicenne allevato in una famiglia che vota Boldrini? In due parole è la storia di un figlio dell’Italia clientelare e assistenziale che un giorno incontra una ricercatrice, una scienziata che lotta per la sopravvivenza del pianeta e per lei si trasforma in amico degli animali, ‘verde’ convinto, soccorritore del Terzo Mondo.

Sulla carta, un film da fare i picchetti per impedire alla gente di vederlo. Su pellicola, il primo film del 2016 che possa spingere la gente a entrare in sala. Sì, perché con Quo vado si ride. Tanto. A differenza dei precedenti Zalone non ci sono zone morte, vuoti narrativi che il Checco riusciva a tamponare con evidente difficoltà. Qui si va avanti spediti, cavalcando almeno all’inizio la vecchia onda della commedia all’italiana (cioè raccontando un dramma con toni faceti). Il dramma è quello (purtroppo autentico) della disoccupazione montante.

E va a mettere in crisi esistenze che si credevano al sicuro, quelle dei dipendenti pubblici, i figli, i nipoti dell’Italia assistita. Checco (Zalone) è uno di questi nipoti. Per quindici anni ha fatto finta di lavorare al suo ufficietto provinciale, ha fatto finta di crescere (sta ancora coi genitori) e praticamente di esistere. Poi una brutta sveglia. Siamo nella seconda Repubblica , che diamine, urgono drastici tagli alla pubblica amministrazione. Checco, allevato dal babbo nel culto del posto fisso non si dimette, rifiuta una sostanziosa liquidazione.

Per schiodarlo, gli fanno un mobbing spietato, lo mandano nelle destinazioni più atroci (tra i profughi di Lampedusa e tra i mafiosi della Calabria). Sbattuto al Polo Nord (là dove capottò 90 anni fa il dirigibile Italia) Checco è sul punto di cedere. Ma incontra una bella scienziata, s’innamora, si converte a una vita sulla calotta. Fino al giorno in cui la nostalgia per l’Italia non lo riafferra (glibasta vedere in tv Al Bano e Romina Power, oh Cristo santo). In Italia intanto tutto sta tornando come prima. La riforma della pubblica amministrazione te la saluto, gli onorevoli rottamati (Lino Banfi, ormai un’icona della Dc che non muore) son tornati in pista.

A parte un’intuizione geniale (la canzone La prima Repubblica non si scorda mai) non ci sono più di venti film che salveresti in blocco. Ma c’è il Checco. Che ti fa buttar per terra dal ridere quando teorizza che cosa è concussione e cosa non lo è. O quando a Lampedusa accoglie un negretto perché a 10 anni palleggia già come Pelè. O quando estrae lo sperma da un orso polare narcotizzato. Oppure nei suoi duetti a distanza continentale o ravvicinata colla donna in carriera Sonia Bergamasco (a proposito, la conosciamo da quasi vent’anni, ma solo da cinque sappiamo che è davvero brava e solo da Zalone apprendiamo che è una formidabile attrice comica.

Da comico “il mio obiettivo è far ridere, non penso quello che ho scritto” Coma mai ha raccontato il lavoro del CNR? “perchè rappresentano l’Italia migliore, fanno ricerca per pochi euro”. Cìè un limite che non attraverserebbe mai? “Quello del buonsenso. Oggi c’è la gara a essere politicamente scorretti, come in rete con le battute su Bocelli. All’inizio fanno ridere ma troppe diventano nauseanti. Non non abbiamo mai varcato la soglia tra risata e offesa gratuita”. Comunque “è bellissimo vivere da Checco Zalone – dice -, lo auguro a tutti, ma penso anche a quando le cose cambieranno”. Per i risultati di “Quo vado?” “c’è un pò d’ansia, non credo sia possibile ripetere gli otto milioni di biglietti venduti l’ultima volta, gli italiani avrebbero dovuto riprodursi in tempi rapidissimi… ma anche se saranno quattro milioni di biglietti, va bene”.

Rispondi o Commenta