Cocoricò, Fabrizio De Meises: “Chiudere la mia discoteca non serve a nulla”

Più ci sforziamo e meno riusciamo a capire che senso abbia la chiusura del Cocoricò, celebre discoteca di Riccione che riaprirà a novembre – tra quattro mesi, a stagione stra-finita – e che il questore di Rimini ha appunto deciso di chiudere dopo la morte di un sedicenne per un’overdose di ecstasy, il 19 luglio scorso. Non c’è da essere cervellotici: i dubbi sorgono spontanei e sono alla portata di tutti.Per esempio: a che serve chiudere una singola discoteca, visto che la droga (la chiameremo droga, affettuosamente, come ai vecchi tempi) si trova dappertutto e non solo nelle altre discoteche, ma anche per strada o in spiaggia? Qualcuno forse pensa che il Cocoricò fosse speciale, più drogato di altri, più deviante? Non risulta, anzi, risulta che i ragazzi si riverseranno semplicemente in altre discoteche, anche se magari sono meno famose, meno quotate, meno frequentate, anche se non impegnano le 200 persone che al Cocoricò ci lavoravano: che c’è da festeggiare, dunque? Che ha da applaudire, la sindaca di Riccione Renata Tosi? Sarebbe come chiudere Piazza Oberdan a Milano, tutto il Pigneto a Roma, Piazza Roma a Modena, tutta Scampia a Napoli: compresi gli esercenti che ci lavorano.

Invece la decisione del questore di Rimini Maurizio Improta (imperniata sull’articolo 100 dell’ulp, ilTesto unico delle leggi di pubblica sicurezza) ha ottenuto il plauso dei classici nasconditori di polvere sotto il tappeto, ovvero: se il morto fosse stato al Byblos o al Peter Pan (sempre a Riccione) probabilmente avrebbero chiuso quelle.Ma allora ha ragione Dagospia: al prossimo incidente stradale chiudiamo l’autostrada del Sole. Invece la relazione del questore s’inventa che il Cocoricò non è soltanto una discoteca più grande delle altre, e che perciò richiama più gente e più incidenti: a suo dire è proprio un epicentro di perdizione, anzi, «un punto di riferimento per persone pericolose, orbitanti nell’ambiente dello spaccio e del consumo smodato di sostanze stupefacenti e psicotrope… il locale è ormai percepito e incontestabilmente considerato negli ambienti e circuiti reali e virtuali del mondo giovanile, un simbolo degli eccessi, un luogo dove è ammissibile abbandonarsi a forme estreme e incontrollate di divertimento che portano i giovani avventori a perdere il contatto con la realtà».

 

Dopo il decesso del giovane di 16 anni di Città di Castello ucciso da un’overdose di ecstasy arriva per la discoteca più importante della riviera romagnola la disposizione di chiusura del locale per almeno quattro mesi, resta acceso però il dibattito a tal riguardo. Ha parlato oggi il patron della discoteca Cocoricò Fabrizio De  Meis: «Chiudere oggi il Cocoricò non serve a nulla, anche perché senza decisioni importanti per battere la cultura dello sballo, fatti luttuosi come quelli del sedicenne morto per ecstasy purtroppo continueranno». L’imprenditore nonché presidente del Rimini calcio ha annunciato il ricorso al Tar per la chiusura della discoteca Cocoricò.

De Meis ha aggiunto anche: «Con 200 famiglie che si ritroveranno senza lavoro e purtroppo tutti noi continueremo a non avere mezzi utili per battere la logica dello sballo, logica che il Cocoricò ha sempre tentato di battere, favorendo un divertimento sano e sicuro». L’imprenditore che subito dopo il decesso del giovane ragazzo ha presentato le dimissioni da amministratore del gruppo Cocoricò ha tenuto a precisare dell’iniziativa proposta in Parlamento: «poco tempo fa abbiamo proposto, anche nel corso di un’iniziativa parlamentare, di approvare una normativa che prevedesse l’applicazione di un Daspo per chi avesse spacciato o usato droghe e l’utilizzo di un tampone all’ingresso dei locali per verificare che gli avventori non avessero già assunto droghe».

Diversi i messaggi di solidarietà e soprattutto di critica contro la chiusura della discoteca, anche tra i personaggi più celebri del mondo dello spettacolo, attori e showgirl. La stessa Daniela Santanchè ha commentato: «è una follia tutta italiana la chiusura del Cocoricò per 4 mesi».

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