Corteo anarchico contro l’Expo a Milano

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Il blocco anarchico compare quasi dal nulla. Il corteo degli studenti (saranno un migliaio) che ormai da due ore attraversa le strade di Milano. Colorato, rumoroso, pacifico. Il corteo che svolta in via Mascagni. I fumogeni accesi: uno, due, dieci. Il fumo che sale dalla rampa di un parcheggio sotterraneo. Come a voler nascondere qualcosa. Il corteo ora prosegue, ma è cambiato. Una grande macchia nera lo attraversa. Sono quaranta persone almeno. Incappucciati. Stranieri e italiani, milanesi e non. La radio della polizia è agitata: i neri puntano la sede di Manpower, la società di lavoro interinale partner di Expo.

IN VIALE MAJNO la tensione si percepisce. Qualcuno scalcia grossi sassi fuori dalle aiuole. Altri abbattono cartelli stradali. Il corteo s’infila nel viale tagliato a metà da alberi e giardini. Scorre sulla destra verso i bastioni di porta Venezia. Cento metri oltre la macchia nera, un altro gruppo si nasconde sotto uno striscione. Il blitz inizia così: il resto sta in una manciata di minuti durante i quali la sede di Manpower viene assaltata. Prima con uova e vernice, ma poi con i sassi. Il blocco, infatti, scarta rapidissimo a sinistra. L’azione è militare. Mirata, rapida, inafferrabile. La polizia accenna una carica. Solo il tempo di abbozzarla e gli antagonisti sono già rientrati. Via i cappucci, via i passamontagna. Ora solo cappellini, giacche a vento, zaini. Il resto sono piccole schermaglie interne al corteo. Da un lato il blocco anarchico che per modalità e contenuti ricorda i casseur che il 18 marzo scorso hanno devastato Francoforte, dall’altro i centri sociali (Zam e Lambretta) che tentano di frenare l’impeto distruttivo. Ci sono spintoni, urla, ma niente di più. Il corteo prosegue senza più sussulti verso Melchiorre Gioia nella zona del nuovo palazzo della Regione.

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