Delitto Garlasco sentenza choc, Cassazione chiede l’annulamento della condanna di Alberto Stasi: sentenza rinviata ad oggi

20 AGOSTO 2007 La Procura di Vigevano indaga Alberto Stasi per omicidio volontario. I carabinieri sequestrano la sua bicicletta e il pc. Da allora sarà l’unico sospettato del delitto 17 DICEMBRE 2009 Stasi viene assolto. Decisiva la perizia informatica che dimostra come Stasi stesse lavorando a casa sua alla tesi di laurea durante il probabile orario del crimine-tra le ore 9 e 12 6 DICEMBRE 2011 La Corte d’Assise d’appello conferma l’assoluzione 18 APRILE 2013 La Cassazione annulla la sentenza d’assoluzione e dispone un nuovo processo 17 DICEMBRE 2014 Il 9 aprile inizia il processo d’appello bis per Stasi che il 17 dicembre è condannato a 16 anni e un milione di risarcimento. Non viene riconosce l’aggravante della crudeltà

Tornerà a riunirsi proprio in queste ore, dalle 9, la camera di consiglio per la sentenza della Cassazione nel processo ad Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Si sta per arrivare a sentenza dopo le dure critiche da parte del sostituto procuratore generale al collegio dell’Appello-bis, che riguardo al caso Poggi parla di ‘impianto accusatorio debole‘, e di ‘colpo al cerchio e alla botte’.

Il Pg Oscar Cedrangolo n particolare ha sottolineato che ‘l’annullamento che chiedo è con rinvio per una questione di scrupolo e rispetto nei confronti del grido di dolore di tutte le parti. Il rinvio servirà per nuovi accertamenti, prove e valutazioni’. Quello chiesto dal Pg Oscar Cedrangolo è l’annullamento con rinvio della condanna a 16 anni ad Alberto Stasi andando così a sposare le tesi tanto della difesa quanto del’accusa.

Per il Pg l’impianto accusatorio è debole in quanto ‘se gli indizi sono forti è inutile cercare a tutti i costi un movente che non si riesce a trovare‘. Così come non si spiega la condanna di Stasi senza l’aggravante della crudeltà nonstante la sentenza parli per Chiara Poggi di uccisione brutale.

‘Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi, rivolgendosi al collegio, ‘ma insieme possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o fatta male’, ha fatto presente il Pg nel ricordare che ‘ In questa sede non si giudicano gli imputati, ma le sentenze‘. ‘Se Alberto è innocente deve essere assolto, ma se è colpevole deve avere la pena che merita‘, ha concluso.

Cedrangolo afferma: “Modo di procedere inaccettabile” – Analizzando punto per punto la sentenza, il sostituto procuratore generale ha aggiunto: “La Corte di Cassazione, nell’annullamento disposto nell’aprile 2013, non se l’è sentita di dire la parola fine su una vicenda così articolata. Ma di questo ampio mandato il giudice del rinvio, ritengo, non ha fatto buon governo. Ha ritenuto che gli fosse stato affidato un imputato che dalla posizione di accertato innocente fosse passato alla posizione di presunto colpevole e ha ritenuto che il suo compito fosse quello di ricercare gli indizi a carico. Un modo di procedere non corretto, anzi in alcuni casi inaccettabile”.

“La sentenza di rinvio dà atto che il movente non è stato individuato ma poi si industria a costruirne uno legato alla vicenda delle immagini pornografiche”, con il timore che Chiara potesse distruggere “l’immagine di ragazzo perbene e studente modello di Alberto – ha spiegato il sostituto pg -. Ma la logica ci viene in soccorso e impone di escludere l’insostenibile ipotesi secondo la quale per evitare che la sua fidanzata rendesse nota la passione per la pornografia decidesse di ucciderla costituendosi come alibi proprio quel pc pieno di immagini pornografiche consegnato la mattina dopo ai carabinieri”.

“Impianto accusatorio debole” – Cedrangolo ha sottolineato come emerge dagli atti una “debolezza dell’impianto accusatorio perché se gli indizi sono forti è inutile cercare a tutti i costi un movente che non si riesce a trovare”. Non solo: la sentenza d’appello condanna Stasi senza riconoscergli l’aggravante della crudeltà, motivo del ricorso dell’accusa, e ad avviso del pg, “alla fine di una sentenza del genere non si spiega l’indulgenza della Corte nell’escludere l’aggravante se si dice che Chiara è stata brutalmente uccisa: è il solito inaccettabile sistema di un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma così non si fa giustizia, ma si aggiunge dolore a dolore”.

“Annullare con rinvio” – “In questa sede non si giudicano gli imputati, ma le sentenze – ha sottolineato ancora -. Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi” ha detto rivolgendosi al collegio, “ma insieme possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o fatta male. A me pare che la sentenza sia da annullare con rinvio. Per una questione di scrupolo e rispetto nei confronti del grido di dolore di tutte le parti. Il rinvio servirà per nuovi accertamenti prove e valutazioni”.

“L’annullamento deve essere disposto sia in accoglimento del ricorso del pg, sia di quello dell’imputato. Perchè se Alberto è innocente deve essere assolto, ma se è colpevole deve avere la pena che merita”, ha concluso.

Ci risiamo. Il processo di Garlasco sarebbe da rifare: l’impianto accusatorio è debole, il modo con cui giudici e pm hanno trattato il caso è «inaccettabile», la sentenza d’Appello è «fatta male».
A dirlo è il procuratore generale della Corte di Cassazione, Oscar Cedrangolo. Che ieri, al termine della sua requisitoria al Palazzaccio, ha chiesto ai colleghi l’annullamento con rinvio della condanna a 16 anni inflitta ad Alberto Stasi, unico imputato per la morte di Chiara Poggi, avvenuta nell’agosto del 2007. Da allora è stato un continuo di avvocati, scartoffie e faldoni senza fine. Tanto che ora (probabilmente) toccherà rimetter mano a tutto quanto.

Colpa dei tribunali, manco a dirlo. Sì, perché «la Cassazione già nel 2013 non se l’è sentita di dire la parola fine su una vicenda così articolata», ha chiarito Cedrangolo, ma a quel punto «dell’ampio mandato il giudice del rinvio non ha fatto un buon governo: ha ritenuto che gli fosse stato affidato un imputato che dalla posizione di accertato innocente fosse passato alla posizione di presunto colpevole e si è limitato a ricercare gli indizi a carico». Leggi: anziché cercare di far luce su quell’omicidio che ha scosso mezza Italia, magistrati e giudici del Belpaese si sono incaponiti su quel che avevano davanti.

Con ilrisultato, paradossale, che a presentare istanza di annullamento del processo-bis erano stati sia gli avvocati della difesa sia l’accusa. Con motivazioni differenti, certo, ma la sostanza non cambia: nel funzionamento della giustizia, in Italia, evidentemente qualcosa non funziona come dovrebbe. Al punto che, nel coro di chi domanda di rifare il processo, adesso ci si mette pure la procura generale della Cassazione.

Così l’ennesima figuraccia di togati e magistrati è sbandierata, ancora una volta, nel corso delterzo grado di giudizio. In otto anni di inchieste e indagini abbiamo assistito a «un modo di procedere non corretto se non in alcuni casi addirittura inaccettabile», ha sottolineato Cedrangolo spiegando che se «la sentenza di rinvio ha dato atto che il movente non è stato individuato» industriarsi «a costruirne uno legato alla vicenda delle immagini pornografiche» (quelle ritrovate nel pc di Stasi da cui è partito il filone bis del processo) è quantomeno controproducente.

«La logica impone di escludere l’insostenibile ipotesi secondo cui per evitare che sua fidanzata rendesse nota la passione per la pornografia lui abbia deciso di ucciderla, costituendosi come alibi proprio quel pc pieno di immagini pornografiche consegnato la mattina dopo ai carabinieri», ha chiosato il procuratore generale davanti alla Quinta sezione della Suprema Corte presieduta da Maurizio Fumo. Chi vuole intendere, intenda. Appunto: a tirare le orecchie al sistema Giustizia sotto il tricolore è (di nuovo) la Cassazione. Anzi, la sua Procura generale che certo per legge non è vincolata alle decisioni dei pm nei casi specifici, ma tant’è.

«In questa sede non si giudicano gli imputati, solo le sentenze». Come a dire: non entriamo nelmerito, sia chiaro, però qualcosa da dire sul lavoro dei colleghi c’è. «Noi possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o fatta male. A me pare che la sentenza sia da annullare con rinvio. Per una questione di scrupolo e rispetto nei confronti del grido di dolore di tutte le parti. Servirà per nuovi accertamenti di prove e valutazioni». Di più: «L’annullamento deve essere disposto sia in accoglimento del ricorso del pg, sia di quello dell’imputato perché se Stasi è innocente deve essere assolto, ma se è colpevole deve avere la pena che merita».

Giudici bocciati da altri giudici, ecco. Non che sia una novità, intendiamoci. Ma ora la conseguenza è che un caso giudiziario che dura oramai da otto anni rischia di tenere banco ancora per parecchio in un girotondo (infinito) di documenti bollati e palazzi di Giustizia. Anche perché l’omicidio Poggi ha subito, come tanti altri, «quei processi televisivi che inquinano la capacità di giudizio degli spettatori tra i quali, forse nessuno ci pensa, rientrano anche i giudici, togati e popolari, di queste vicende», secondo Cedrangolo. Della serie: un conto è la tv, un conto è il tribunale. E se a strigliare magistrati e togati è il procuratore generale della Cassazione c’è da farsi qualche domanda. Seriamente. Prima, però, bisogna aspettare la decisione definitiva del Palazzaccio.

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