Depressione, nuova pillola dagli Usa: “Cura efficace a lungo effetto”

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La novità arriva dagli Usa ad opera di uno scienziato italiano, Maurizio Fava, che sta testando una molecola chiamata ‘NSI-189’. Sulla rivista Molecular Psychiatry è stato pubblicato uno studio che potrebbe rappresentare la chiave per sconfiggere il male del secolo, la depressione. La novità arriva dagli Usa ad opera di uno scienziato italiano, Maurizio Fava, che sta testando una molecola chiamata ‘NSI-189‘. Dalla sperimentazione è emerso che la molecola contro la depressione agisce rapidamente, offre risultati duraturi e, nello stesso tempo, genera pochi effetti collaterali.

La terapia dello scienziato Maurizio Fava, presso il Massachussetts General Hospital di Boston, è stata sperimentata per meno di un mese su un numero ristretto di pazienti ottenendo buoni risultati. Il prossimo step sarà quello di passare alla fase 2 della sperimentazione su 220 pazienti nel 2017. In caso di esito ancora positivo, si passerà poi alla terza ed ultima fase di sperimentazione, quella confermativa, nell’anno 2018.

Dice Fava: “La II fase sperimentale coinvolgerà in tutto 220 pazienti, avrà lo scopo di verificare in via definitiva l’efficacia del farmaco e darà i suoi risultati all’inizio del 2017. Se l’esito di questo trial di fase due sarà positivo si avvierà la terza e ultima fase sperimentale di tipo confermativo che darà risultati nel 2018”.

Dalla prima fase di sperimentazione è emerso che, interrompendo la terapia, l’effetto antidepressivo legato alla molecola assunta dura per altre otto settimane. Il che pone il potenziale farmaco in una posizione di netto vantaggio rispetto agli antidepressivi in commercio che agiscono sul cervello attraverso un aumento della serotonina che stimola il buon umore a fronte però di effetti collaterali e della necessità di dover assumere i farmaci in via continuativa.

Un’efficacia ancora in fase di studio ma che ha fatto emergere già effetti positivi che fanno ben sperare: “Il suo esatto meccanismo d’azione è al momento oggetto di studio ma il farmaco ha mostrato l’abilità di aumentare le sinapsi (connessioni tra neuroni) e il volume dell’ippocampo. Pensiamo che il farmaco agisca a livello del Dna. Questa ipotesi è coerente con il fatto che il farmaco ha un’azione antidepressiva che perdura nel tempo (otto settimane) dopo la sospensione della malattia”.

L’effetto prolungato della ‘NSI-189‘, nel momento in cui viene interrotta la terapia, in accordo con quanto rivelato proprio dallo scienziato vicentino Maurizio Fava, è legato al fatto che la molecola contribuisce ad ‘aumentare le sinapsi ed il volume dell’ippocampo‘. In altre parole viene stimolato il cosiddetto processo di neurogenesi che porta alla nascita di nuovi neuroni in una porzione dell’ippocampo che è chiamata ‘giro dentato‘.

Abbiamo bisogno di più trattamenti per la depressione“, ha dichiarato il dottor Jeffrey Borenstein, presidente del Brain & Behavior Research Foundation di New York City, che non è stato coinvolto nello studio. “Gli attuali trattamenti per la depressione sono efficaci per molte persone, ma non funzionano per tutti.”

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