Egitto: l’ex presidente Morsi condannato a morte

L’ex presidente egiziano Mohamed Morsi  deposto nel luglio 2013; e’ stato condannato a morte; e con lui altri 105 imputati per aver favorito  l’evasione dal carcere di Wadi el Natroun nel gennaio 2011,  dei vertici della Fratellanza musulmana del 2011.  Il leader islamista sarà giustiziato solo dopo  il via libera del Gran Mufti. La decisione arriva dal tribunale del Cairo ma senza il parere del Gran Mufti tutto è fermo.

Morsi è coinvolto anche in altri processi dove l’accusa è dicollaborazione con organizzazioni straniere per compiere atti di terrorismo in Egitto”: in pratica è accusato di aver tramato con i palestinesi di Hamas e gli Hezbollah, per compiere attentati per reagire alla sua deposizione. Il terzo processo si differenzia  da un altro procedimento a carico di Morsi per “spionaggio” in favore del Qatar.

Intanto  gli ex “Ansar Bait al-Maqdis”, il gruppo jihadista egiziano più importante, che si è autonominato  “Stato del Sinai” e con una nuova alleanza-affiliazione con l’Isis annunciata in novembre, hanno giustiziato tre giudici egiziani;  uccisi a colpi d’arma da fuoco; in “risposta alla sentenza” di condanna a morte pronunciata contro Morsi.

Oltre a Morsi, spicca  nella vicenda il nome di Mohamed Badie, e quello di Youssef el Karadawi, che però è latitante in Qatar e a capo dell’Unione mondiale dei dotti musulmani di scienze religiose detti “Ulema”. Alla sbarra, tra i condannati a morte per “collaborazione” con organizzazioni straniere, Khairat el Shater, spiccano Mohamed el Beltaguie Ahmed , e Abdel Atti.

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