Elena Ceste emerge una nuova intercettazione in cui il marito Michele Buoninconti avanzava una delle sue più strampalate ipotesi

Fonte: Settimanale Giallo di Ester Nicola –  Loro dicono che vanno in cerca di sangue… Sangue diciamo puro. Quelle cose lì. di persone brave. Per fare i loro loschi intrugli che fanno. Mi hanno anche detto questo! Io spero che non sia vero . una situazione del genere”. Queste sono soltanto alcune delle farneticanti ipotesi fatte da Michele Buoninconti, il marito di Elena Ceste, pochi giorni dopo il 24 gennaio 2014, quando la moglie scomparve improvvisamente dalla sua casa di Costi- gliole d’Asti. Come sappiamo, il corpo di Elena sarebbe stato ritrovato nove mesi più tardi, il 18 ottobre scorso, sepolto dal fango e da una fitta vegetazione nel canale Rio Mersa, a soli 800 metri dalla sua casa. L’ipotesi degli investigatori è che a ucciderla per poi sbarazzarsi del cadavere sia stato proprio lui, Michele Buoninconti, arrestato il 29 gennaio scorso e già sotto processo per omicidio. Tra gli elementi raccolti dagli investigatori e inseriti negli atti d’indagine c’è anche l’intercettazione telefonica che avete appena letto. Si tratta di una telefonata che Michele fece al collega Giovanni l’8 febbraio 2014, cioè due settimane dopo la scomparsa. Secondo gli inquirenti, il marito di Elena, anche in questo caso, cercò di depistare le indagini e convincere il collega con le sue strampalate teorie. Ecco allora che tra le ipotesi fatte da Michele spunta anche quella di una terribile setta satanica che avrebbe rapito Elena per impadronirsi del suo sangue “puro” e farne dei “loschi intrugli”.

LA TELEFONATA CON IL COLLEGA L’ipotesi di Michele nasce dalle accuse che da subito rivolse ai presunti amanti della moglie. Poco dopo la scomparsa di Elena, il marito andò dai carabinieri e fece i nomi delle persone che a suo parere sarebbero state implicate nel rapimento. Uno è Damiano Silipo, il cosiddetto “uomo della Golf”, padre di un compagno di classe dei figli di Elena. L’altro è Gian Domenico Altamura, torinese ed ex compagno di classe della donna. Entrambi hanno un alibi di ferro e risultano totalmente estranei alla scomparsa. Ma leggiamo cosa disse Michele al collega Giovanni: «Stammi a sentire! Gli ho detto ancora: “Sì! Ma. ma allargati un po’. allarga un po’ sto cervello”. Gli ho detto: “Hai guardato se le calze hanno camminato per terra. se sono sporche di terra? Perché quella mattina era bagnato per terra e lei. da dove ha lasciato le ciabatte a dove ho trovato le calze.”».

Michele si riferisce ai vestiti della moglie che dice di aver trovato in giardino e ai suoi tentativi di far capire ai carabinieri le sue ragioni. E continua: «Giovanni? Non ce la faccio più! Io gli ho fatto nome e cognome di persone su cui dovevano andare a informarsi. Loro, sai cosa mi hanno detto? Mi hanno detto che quelle persone sono a casa. Sono ognuno a casa propria, ognuno con la propria famiglia. Loro non hanno tua moglie, mi hanno detto. Hai capito? Perché loro l’hanno messa sul punto del. come ti devo dire. dell’amante. della scappatella, quelle cose lì». Ecco allora l’ipotesi della setta: «Ma lì, Elena ma. mi ha detto cose che. come devo dire. lei era ricattata sui figli, su cose che avevano messo in giro. e sicuramente lì. qualche setta, qualcosa . vallo a capire cose c’è sotto. che l’hanno deviata. che non riesco più a capire niente. Spero solo che non vada a finire male, perché qualcuno mi ha detto che queste sette vanno . mi hanno detto delle cose brutte che non vorrei nemmeno dirtele. Si dice che loro…». Risponde Giovanni: «No, ma le immagino, guarda. Quindi non.». Ma Michele insiste: «Loro dicono che vanno in cerca di sangue.».

Nel corso della stessa telefonata, Michele usa di nuovo la scusa dei vestiti per rafforzare la sua teoria: «Eh, i panni, tutti insieme, come quando togli la persona da dentro, ti cadono i vestiti tutti insieme per terra». «Eh, ma come fai te. non penso l’abbiano spogliata lì!». «Stammi a sentire Giovanni, se l’avessero spogliata, i panni non potevano stare tutti insieme lì! Uno sopra l’altro! A meno che il cane non me li abbia ammucchiati. però non credo che il cane me li abbia ammucchiati, perché erano messi proprio. eh. Giovanni! Calze, pantaloni, mutande, reggiseno e maglia. se uno si spoglia qual è l’ultimo pezzo che ti togli?». Il collega continua a non capire: «Ma come fanno a toglierle via di colpo, allora? Come tu sostieni, che li tirano via di colpo, come fanno a tirarteli via di colpo? Non riesco a capirla sta cosa».

IL PERCORSO DALLA SCUOLA ALLA CASA Ma dagli atti d’indagine emerge un altro particolare importante. Secondo la ricostruzione di Michele, la moglie sarebbe scomparsa mentre lui accompagnava i figli a scuola. Prima di rientrare nella sua villetta, l’uomo ha raccontato di essere passato in Municipio a chiedere informazioni sull’Imu, la tassa sulla casa. Alle 8.37 è stato ripreso dalle telecamere di una farmacia e poi è andato a controllare gli orari di visita all’ambulatorio del medico di famiglia. Tutte deviazioni che non avrebbe esitato a fare, nonostante fosse consapevole, come lui stesso ha spiegato, che a casa ci fosse la moglie in preda a un terribile delirio. Peccato che l’impiegato che quel giorno lavorava all’ufficio tributi non si ricordi affatto di aver dato alcun ragguaglio a Michele Buonin- conti. Ma allora perché raccontare questa bugia? Voleva forse apparire sereno e concentrato sulle faccende quotidiane? Circa 10 minuti dopo sarebbe tornato a casa accorgendosi dell’assenza di Elena. Non secondo la Corte di Cassazione, che ha recentemente reso note le motivazioni con cui ha deciso di lasciare in carcere Buoninconti. Per i giudici, infatti, quella subita da Elena Ceste fu «un’aggressione violentissima che ne ha cagionato la morte immediata». Non solo, la Corte ha ipotizzato una morte violenta avvenuta in un arco di tempo molto ristretto, tra le 8.43 e le 8.55, prova del fatto che il presunto omicida abbia agito con ferocia. Uno scenario inquietante che con il passare dei giorni si arricchisce delle bugie dell’imputato.

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