Elena Ceste news: Aggressioni ai giornalisti e alla polizia, Michele Buoninconti dovrà affrontare altri 3 processi

Fonte: Settimanale Giallo di Ester Nicola – Non c’è solo l’omicidio della moglie. Per Michele Buoninconti si profila una vera e propria pioggia di guai giudiziari. Nel giro di pochi mesi, infatti, l’ex vigile del fuoco dovrà affrontare altri tre processi, tutti per aggressioni e minacce nei confronti di giornalisti e polizia penitenziaria.

VOLEVANO SOLO INTERVISTARLO Il primo episodio di cui è accusato risale a pochi giorni prima del ritrovamento del corpo di Elena, avvenuto il 18 ottobre 2014. In questo caso Buoninconti si scagliò contro una troupe di Mediaset che lo attendeva fuori dalla casa della suocera. A raccontare l’accaduto è stata la giornalista Laura Magli: «Quel giorno eravamo andati nella casa di Govone, quella dei genitori di Elena, sperando di incontrare Michele. Eravamo nel cortile, quando lui è arrivato in auto con i figli. Ci siamo avvicinati con cautela, volevamo solo parlare, ma lui ci ha aggredito.

Dopo aver afferrato un bastone, si è lanciato contro l’operatore. Gli ha addirittura preso la videocamera per sbatterla per terra». Il tecnico era rimasto ferito a un braccio, la giornalista se l’era cavata con un ematoma a una gamba. Buoninconti, commentando l’episodio, si era limitato a precisare che non poteva tollerare un attacco media- tico ai danni dei suoi bambini: «Dovevo proteggerli da questo interesse morboso, mi sono saltati i nervi quando li ho visti nel cortile. Sino a quel momento ero riuscito a evitare i contatti, mi sono sentito braccato». Questa era stata la sua versione ufficiale, ma parlando con Giallo si era lasciato andare a ben altre considerazioni. Eccole: «Cosa volevano da me? Io li avevo avvisati. Me li sono trovati lì, nascosti in casa d’altri. Devono capirlo: io ormai non sono più prevedibile. Non ho più nulla da perdere. Anche se i miei figli crescono con un altro, che differenza fa? Comunque aspetto solo che siano maggiorenni, così non me li potranno più togliere…».

Le cose sono però andate molto diversamente, anche se i giornalisti aggrediti hanno scelto di non costituirsi parte civile nel processo. DISSE: “SI SONO SPAVENTATI, EH?’ Il secondo episodio, quello più grave, risale invece al novembre 2014, dopo il ritrovamento di Elena. A farne le spese questa volta erano stati l’inviata della trasmissione Porta a porta e il suo operatore. Buoninconti li avrebbe colpiti con un ombrello, poi li avrebbe spinti a terra e presi a calci e pugni. Come se non bastasse, l’ex vigile del fuoco aveva anche rotto la telecamera della troupe. L’operatore aveva riportato la frattura di una costola e un forte stato di choc. Anche in quell’occasione, Buoninconti aveva commentato l’accaduto con tono di sfida: «Si sono spaventati, eh?». Un’altra aggressione di cui è accusato riguarda il danneggiamento di una seconda videocamera.

IN CARCERE “URLAVA COME UN MATTO” Anche dopo l’arresto, il marito di Elena ha continuato a far parlare di sé dal carcere. Lo scorso agosto è stato denunciato per aver aggredito e insultato gli agenti della polizia penitenziaria. All’uscita del tribunale, al termine di un’udienza, era andato su tutte le furie alla vista dei fotografi. Pretendeva che i poliziotti li facessero allontanare. Per questo si era rifiutato di camminare puntando i piedi a terra e insultando gli agenti. Nelle ultime settimane ha avuto anche una violenta discussione in cella con un altro detenuto. Nello “scontro” sarebbe rimasto coinvolto anche un agente penitenziario. Ha detto l’agente: «Urlava come un matto. Mi avete rotto, mi avete rotto… Non la smetteva più». Tutti atteggiamenti che trovano conferma nelle parole dei suoi ex colleghi vigili del fuoco: «Si è sempre dimostrato intuitivo, eclettico nella gestione degli imprevisti, incline a rimediarvi, rapido, forte, determinato, distaccato. Appariva anche cinico, freddo e imperturbabile, come si è rivelato quando gli hanno comunicato la morte della madre». Al telefono con il fratello che piangeva, il 3 marzo del 2014, era più interessato a conoscere il giorno esatto delle esequie della madre che a mostrarsi addolorato. Persino il padre di Elena, Franco Ceste, ne aveva dato una descrizione simile: «Una persona iraconda, a cui bastava poco per avere cinque minuti in cui era molto meglio lasciar stare, per poi riprendersi e tutto tornava come prima».

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