Emilio Fede, “senza Berlusconi e senza soldi, sono rimasto solo con mia moglie”

L’ex direttore del Tg4 è stato per 20 anni il giornalista di Mediaset più vicino all’ex premier Silvio Berlusconi. Ma dopo le inchieste in cui entrambi sono stati coinvolti – nate sulla scia dello “scandalo bunga bunga”-, tutto è cambiato: «Il 28 marzo 2012 avrei dovuto raggiungere il presidente allo stadio, ma ho trovato nel mio studio due dirigenti: “Sei licenziato”, mi hanno detto». «Ai miei danni c’è stata una cospirazione, ma mi rifiuto di credere che Silvio sapesse. Ora non lo vedo più: la mia vita è cambiata. Ho tutto sotto sequestro. Mi hanno tolto macchina, casa, stipendio. Mesi terribili…». «Ho creduto anche di avere un tumore, ma era un errore». «Mia moglie, invece, è stata straordinaria: sempre a testa alta».

C’è chi sta peggio». La voce guanto dell’Emilio più famoso e famigerato che c’è mi guida a vedere quello che non vedo. A cominciare da An- toine, il cameriere africano che lo assiste e ora gli sta facendo il caffè. «Sono nella mia casa di Milano 2, seduto nel salotto bianco. Fiori bianchi, molti libri, foto, l’immagine di Papa Wojtyla che m’impartisce la comunione, io bambinetto ad Addis Abeba, dopo la Cresima, il papà brigadiere…». In cima ai libri ammucchiati, il suo ultimo, Se tornassi ad Arcore (Marsilio, € 12). A 84 anni e quella febbrile lucidità mista a disordine dei vegliardi di lungo corso, l’irascibile Emilio Fede è un esorcista che se la fa a tempo pieno con i fantasmi e i demoni della sua vita, fuori onda popolati non solo di giudici, traditori e cospiratori. Da qualche tempo il cellulare di Fede è sotto assedio. Migliaia di telefonate e messaggi anonimi. Non amichevoli.
Abiti a due passi dalla tua ex redazione.
«A trecento metri per l’esattezza». Questo non aiuta, immagino, a proposito di fantasmi.
«Un fantasma che non mi spaventa in questo caso, ma stimola i ricordi, i rimpianti e le malinconie, ma sempre in maniera positiva: il tempo che passa, il grande lavoro fatto in quella redazione. Anche se io non nasco lì, ma tanti anni prima come cronista volontario a II Messaggero».
Quei trecento metri…
«Ogni mattina faccio la mia camminata. C’è un sentiero. Arrivo fino a un ponticello e lì mi fermo. Da lì sarei entrato al Palazzo dei Cigni, al mio tele- giornale. Ci passo di notte, quando non c’è nessuno, e guardo il giardino creato per me da Berlusconi».
Ti ha dedicato un giardino?
«Un giorno si siede da me, guarda fuori, vede un terreno incolto e mi fa: “Tu passi qui tante ore, guardi fuori e vedi questa cosa qui? Non è possibile”. L’indomani arriva un elicottero da Arcore, sbarcano sette giardinieri e trasformano quel terreno inguardabile in un bellissimo giardino con tanti fiori,
roselline bianche e rosse. C’è anche il melograno, simbolo della fortuna». La tentazione di fare capolino nella “tua” redazione?
«Certamente mi festeggerebbero tutti, ma preferisco evitare. Per tanti anni sono entrato lì alle nove e mezzo del mattino e uscito alle dieci di sera».
28 marzo 2012. Inizia tutto da lì, anche il tuo libro. Il licenziamento. L’addio forzato a Mediaset. «Due mesi prima, mi fu offerta una cifra di alcuni milioni di euro come liquidazione e la qualifica di direttore editoriale. L’accordo era che avrei lasciato il Tg4 a luglio. Quel giorno di marzo arriva la lettera anonima. La storia della valigetta con i soldi che avrei tentato di portare in Svizzera. Loro che prendono i soldi anche dai cannibali avrebbero respinto i miei…». Una bufala?
«Totale. La sera, finito il telegiornale, avrei dovuto raggiungere Berlusconi in tribuna a San Siro. Mi tolgo la cravatta, entro nel mio studio e trovo due dirigenti Mediaset con una lettera in mano. “Sei licenziato”, mi fanno».
Tu?
«Ero in piedi. Mi si è annebbiata la vista. L’incapacità di realizzare. Mi consegnano la lettera. Si parla di rapporto cessato per via di accordi non andati a buon fine. Riprendo animo e chiamo Berlusconi allo stadio. “Stai tranquillo”, mi fa. “Ora parlo con l’amico Confalonieri”. Che avrebbe detto: “Se mi costringi a ritirare il licenziamento di Fede mi dimetto”».
Alla faccia dell’amico.
«Chiedo ai due: “Quanto tempo ho per lasciare il mio ufficio?”. “Nessuno”, mi rispondono. “Tu esci da qui subito e non entri mai più”. Mi hanno offerto un contratto di consulenza che io ho accettato anche per non fare una causa di lavoro che avrei vinto. Contratto mai portato a termine».
E il tuo amico Silvio, l’uomo che inventa giardini?
«Mi rifiuto di pensare che lui sapesse qualcosa. Non ci credo nemmeno se me lo dice lui. Tutto è accaduto in grande fretta. Qualcuno ha forzato le cose, forse pensando che io non me ne sarei andato il primo luglio».
Nel libro alludi a “una mano tanto abile quanto perversa e spietata”. «Certo che c’è una mano. Una cospirazione ai miei danni. La lettera anonima, la valigetta con i soldi. Una storia del genere può nascere così dal nulla?».
Di chi è la mano? Hai un’idea?
«Più di un’idea, ho una certezza. Uno che sa tutto è un collaboratore di Le- le Mora che, però, si è avvalso della facoltà di non rispondere».
Serpi in seno?
«Non penso che all’interno dell’azienda qualcuno si sia inventato questa strategia a tavolino. Penso che dall’esterno qualcuno abbia voluto dare una mano perché Emilio Fede fosse cancellato dall’informazione».
Il Grande Testimone che evochi nel libro?
«La storia dei soldi. Lele Mora ha detto che mi avrebbe girato 300mila euro. Falso. Non avevo bisogno di soldi. Qualcuno ha pensato di fare questo regalo all’azienda, sapendo che era interessata a che io lasciassi il Tg4». Poi c’è la storia del tuo personal trainer, le presunte registrazioni a tuo carico.
«È stato fatto tutto quello che c’era da fare per annientarmi. Non ti nascondo che ho passato dei mesi terribili, sradicato da tutto».
Chi ti ha voltato le spalle?
«Sto lavorando su un nuovo libro che
TRAI BIG… Milano. A sin., in una immagine storica, Emilio Fede alla guida del Tgl: dal 1976 all’81 ne è stato conduttore, poi direttore fino al 1983; è passato alla storia, tra
si chiama: Ruffiani dalla a alla zeta. Gente così vile che mi doveva tutto e non mi ha fatto telefonate per paura di mettersi contro l’azienda. Dire ruffiani è offendere i ruffiani».
La tua vita è cambiata.
«La macchina, la casa, lo stipendio. Mi hanno tolto tutto. Tranne la popolarità. Sono molto amato dalla gente. Anche su questo libro hanno fatto un embargo perché non se ne parlasse». Diamo un nome alle persone.
«Un nome non puoi darlo. Diciamo chi conta nel mondo dell’informazione». Se tornassi ad Arcore: una minaccia, una speranza o solo un’ipotesi del terzo tipo?
«Il titolo è equivoco, lo so. Ma quando leggi il mio libro capisci che non c’è vendetta, non c’è rancore, nulla di tutto questo».La gente si aspettava un regolamento di conti.
«La vendetta non è di Emilio Fede, mai e comunque. Aggiungi il rispetto che ho per Mediaset».
L’hai mandata una copia del libro a Berlusconi?
«Certo. Con la dedica “Dipende da
te…”».
Che tu possa tornare ad Arcore?
«Io e Berlusconi non ci vediamo: ce lo vieta la legge. Lui ed io abbiamo fatto un patto che non posso violare». Siete stati molto intimi.
«Uno dei pochi ammessi alla colazione di famiglia la domenica. Quando sua madre è morta, c’ero io al capezzale. Ai funerali privatissimi nella cappella di Arcore l’unico estraneo ero io. Consentì solo a me d’intervistarla». Un’intervista mai andata in onda. «Mi disse: “Emilio, non la mando in onda. Vedo che mia madre invecchia e io ho paura di perderla. Non la voglio vedere così”».
Qualcuno dice che la morte della madre ha coinciso con la deriva emotiva di Berlusconi.
«Per lui era qualcosa di più di una madre. Gli accarezzava la testa, lo chiamava “Silvietto”. Magari, fosse stata viva, qualcosa di cui rimproverarsi l’avrebbe evitato».
Ma ad Arcore ci tornerai sì o no?
«Finita la vicenda Ruby potrei, ma ho detto a lui che non tornerò più. Per mia scelta. L’atmosfera non è più quella di prima. Non c’è Marinella, non c’è Alfredo, il maggiordomo, non c’è il fisioterapista. Io non ci sono più».
C’è, però, Francesca Pascale.
«È una di quelle che non mi ha più telefonato. Pensare che l’ho aiutata tanto, come quando segnalai a Silvio la sua genialità affettiva ed effettiva».
A che proposito?
«La storia dello striscione. Fu abile. Trasformò il “Silvio ci manchi” di una pubblicità politica di un aereo in volo su Arcore in “Silvio mi manchi”».
Geniale e un po’ furbetta.
«Metaforicamente parlando, sì… Ha cominciato a frequentare Arcore ed è nato questo sentimento tra loro». L’hai aiutata in altri modi? «Quando non dormiva lì, mi chiamava di notte perché m’informassi se era rimasta qualcuna ad Arcore. Facevo passare 5 minuti, fingevo deformarmi e la rassicuravo. Capivo la gelosia».Chi ti è stato vicino? «Mia moglie è stata straordinaria. Sempre a testa alta, anche quando mi accusavano di favoreggiamento della prostituzione minorile. Io che non ho un euro all’estero, non mi sono mai drogato e ho smesso di fumare». Cosa ti ha sedotto di Berlusconi? «La generosità. Quando il Milan comprò Ibrahimovic, lui volle che entrassi in campo a San Siro con lui a prendere l’applauso. Mi ha dato l’affetto che non ho avuto da parte materna». Il sei arricchito con lui.
«Ho sempre avuto lo stesso stipendio in Mediaset. Malvoluto aumenti. E poi mi sarei messo a ricattare, e avrei fatto combutta con Lele Mora… Per carità di Dio».
Di chi si deve fidare Berlusconi?
È difficile… gli amici di gioventù. Confalonieri, custode del buonsenso. Persona straordinaria, anche se ha messo la firma al mio licenziamento. E poi la figlia Marina».
Mai più sentita Marina?
Né lei, né Pier Silvio che ho visto crescere e si confidava con me».
Il tuo Emilio Fede.
«Mi sento un ragazzo che ha vissuto da ragazzo, con tutta la sua onestà e le sue birbantate. Mai reati gravi». Dimmi delle birbantate.
«Il vizio del gioco soprattutto o stratagemmi per avere in anticipo una notizia. Ma non ho mai fregato nessuno». IFa le recenti disgrazie anche una diagnosi sbagliata di tumore al pancreas.
«Un valore sballato. Il terrore. Sei mesi di vita. Ho mobilitato tutti al San Raffaele. Un ecografista straordinario mi ha rimesso al mondo».
«Mia moglie è stata straordinaria. Sempre a testa alta, anche quando mi accusavano di favoreggiamento della prostituzione minorile. Io che non ho un euro all’estero, non mi sono mai drogato e ho smesso di fumare». Cosa ti ha sedotto di Berlusconi? «La generosità. Quando il Milan comprò Ibrahimovic, lui volle che entrassi in campo a San Siro con lui a prendere l’applauso. Mi ha dato l’affetto che non ho avuto da parte materna». Il sei arricchito con lui.
«Ho sempre avuto lo stesso stipendio
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Questa notizia che saresti sul lastrico. Dobbiamo preoccuparci? «Ho tutto sotto sequestro. Vivo con la pensione, di cui un quinto bloccato a causa del mio avvocato che mi ha presentato una parcella di 380mila euro». Passioni senili?
«Sempre di più dalla parte di mia moglie».
E nota la tua debolezza per il genere femminile.
«Sono stato poco generoso con mia madre, forse per questo ho un grande rispetto per le donne».
Parlavo di pratiche boccaccesche. «Mai. Niente di male, ma io non ho mai fatto amore di gruppo o di scambio. Sono geloso di natura. Non potrei condividere la mia donna con altri».
Che hai mangiato oggi a pranzo? «Una fettina di tonno arrosto e verdure bollite. Da solo. La sera esco spesso a cena. Prima andavo solo ad Arco- re. Su 24 Capodanni, 23 li ho fatti con Berlusconi».
Cosa ti fa stare bene oggi?
«Che la mia famiglia sia in buona salute. E la certezza che siamo a un passo dalla verità. Io la conosco, ma voglio che sia la giustizia a dirlo». Qualcosa da rimproverarti?
«Mi sento male quando sono sgarbato. Cerco di fare del bene. Senza passare per Don Mazzi».
Che c’entra Don Mazzi?
«Ho contribuito a crearlo. Non si è mai fatto vivo con me».
Chi sono questi che ti molestano al telefono?
«Gruppi delinquenziali. Minacce di morte, insulti, immagini terribili». Cosa vogliono?
«È una grande truffa. Mi hanno chiesto 50mila euro per fermarsi. Uno di loro mi ha detto: “Usiamo te per dimostrare che un giorno saremo in grado di bloccare tutta l’Italia”. Matteo Renzi ha dato un allarme sui social».
È vero che voterai Renzi?
«Il giorno in cui Berlusconi scomparisse dalla politica. Non lo conosco, ma mi è simpatico».
Analogie tra i due?
«Non ne vedo».

One comment

  1. Massimiliano Shadomax Brandi

    fede sei patetico, fai la vittima, ma sei sempreil solito afrogante.Hai fatto la fine che ti meriti

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