Ermes Mattielli sparò ai ladri: viene condannato ma muore subito dopo, Salvini lo annuncia su Facebook

Ermes Mattielli è morto a soli 62 anniper infarto, e nessuno lo risarcirà: è infatti impossibile dimostrare che il decesso sia riconducibile alla sovraesposizione mediatica e alla sofferenza determinata dalla condanna a più di cinque anni per tentato omicidio di due rom che stavano razziando il suo magazzino di rigattiere – e per questo gli haa sparato – con tanto di pena accessoria di 135mila euro di risarcimento. L’altro ieri Ermes non si era sentito bene, perciò era stato ricoverato presso l’ospedale Alto Vicentino per verificare le sue condizioni. Ma qualcosa è andato storto e velocemente le sue condizioni sono deteriorate, sino all’improvviso e inaspettato exitus. Chissà se qualcuno si sentirà in colpa: ci crediamo poco.

Il sacrificio di Ermes riaprirà lo stucchevole dibattito sulla legittima difesa, sul Legislatore incapace di approvare provvedimenti in grado di dare sicurezza ai cittadini, ma la sensazione è che tra un paio di mesi saremo al punto di partenza. In Italia nulla muta: i ladri professionisti, confortati da un ordinamento pro reo, continueranno a farla franca, e le per- soneperbene continueranno a morire di crepacuore. Certo sarebbe umanamente più accettabile infartare al momento dello scasso della serratura, quando il malcapitato si trova viso a viso con i delinquenti in casa propria. Ma, nel caso superiate questa drammatica evenienza, magari reagendo prontamente, arriverà la tagliola del processo penale e di quello mediatico: rubare è un arte, difendersi un reato! E quindi tutti a darvi addosso: assassino! Quasi che difendersi sia una colpa.

La legittima difesa è un elastico che si allunga e si accorcia nella mano della magistratura, così l’eccesso di difesa è rimesso alla discrezionalità di un giudice. L’ordinamento italiano, infatti, ha perso il fondamento primo di ogni codice penale: la certezza del diritto! In cambio dei pilastri della civiltà giuridica, ci accontentiamo degli spot di una politica troppo timida nel mettere finalmente nero su bianco: «Non è punibile la legittima difesa». Stop. Senza se e senza ma. Tutto il resto è chiacchiera, ed Ermes sarà morto inutilmente. Una norma chiara e intransigente non soltanto diminuirebbe sostanzialmente furti e rapine, ma soprattutto non sarebbe suscettibile d’interpretazioni. Il magistrato è tenuto ad applicare la legge, ma nel dubbio la interpreta. Ed è triste tradizione che da noi il ladro sia comunque giudicato con indulgenza.

La colpa, però, non è tanto di chi esercita la propria discrezionalità, ma di chi legifera norme con eccessivi margini d’interpretazione. Quei margini eccessivi hanno consentito non solo che Ermes subisse ben venti furti e una condanna a cinque anni, malo hanno molto probabilmente condotto a una morte prematura dovuta all’insopportabile stress. Il cuore di una persona perbene non ha retto l’immane affronto di trasformare il derubato in carne da macello giudiziario. «Ermes è una vittima dello Stato, uno Stato amico dei delinquenti. Una preghiera e tanta rabbia: Ermes uno deinoi»: queste le parole perentorie di Matteo Salvini alla notizia del decesso del 62enne vicentino.

Ora speriamo che, agli annunci che viaggiano sui social network alla velocità della luce e fruttano consenso in cabina elettorale, seguano proposte di referendum, disegni di legge, sit-in davanti al Parlamento, battaglie strenue dei partiti politici sensibili al tema – Lega in primis. E questo per tutelare i mille Ermes del nostro malandato Paese, bengodi dei delinquenti di tutta Europa. Inchiodare la Camera sulla legittima difesa procura meno voti di un paio d’annunci su Facebook, Twitter o al talk- show serale, ma i rom che rubavano nel magazzino di Mattielli non erano virtuali, erano banditi in carne ed ossa. È quindi ora che il centrodestra, incapace di una riforma rigorosa del codice Rocco quand’era al governo, intraprenda una serrata battaglia parlamentare sull’art. 52 c.p., privilegiando i luoghi deputati all’esercizio della democrazia (piazze incluse) a quelli deputati all’esercizio della favella. Gli italiani non saranno tranquilli nella propria abitazione e il povero Ermes, logorato nel corpo e nell’animo, non riposerà in pace fino a che la politica non darà risposte concrete. Molti italiani oggi piangono Ermes e il suo coraggio, altri tacciono per la vergogna: tra questi giganteggia Renzi.

Il sindaco di Velo D’Astico Giordano Rossi è stato il primo a diffondere la scomparsa sui social network   ”Lo conosco dalla prima infanzia. È sempre stato un uomo molto semplice e riservato – ha raccontato il primo cittadino – Dignitoso nella sua situazione economica non certamente facile. Viveva con poco e si accontentava. L’ultima volta che l’ho visto una decina di giorni fa mi ha detto che avrebbe fatto volentieri a meno di tutta questa risonanza mediatica. Era piuttosto stanco dentro, ma convinto di essere nel giusto e deciso ad andare fino in fondo con la causa, senza tentennamenti”.

Matteo Salvini subito dopo la morte di Ermes, ha postato sulla sua pagina Facebook questo pensiero: “È morto di infarto Ermes Mattielli, il commerciante Veneto rapinato e poi condannato a 5 anni di galera, per aver ferito i ladri. Lo avevo incontrato pochi giorni fa, la Lega lo stava aiutando.” Salvini ha poi aggiunto: “Ermes è una vittima dello Stato, uno Stato amico dei delinquenti. Una preghiera e tanta rabbia: Ermes uno di noi”.

“Renzuccio va in giro saltellando e cazzeggiando – ha commentato – e ci sono morti come queste che ci lasciano senza parole. È la morte di una persona che ha lavorato una vita e fa incazzare. Se non è una morte di Stato questa? Ho cenato con lui pochi giorni fa, in una serata organizzata per raccogliere fondi per le sue spese legali, adesso non serviranno più. E magari qualcuno adesso sarà anche contento, dirà che aveva esagerato, qualcuno dirà pure che era cattivo, un pistolero”.

“aveva una gamba di legno. Eppure per questo non aveva una pensione, ma solo 120 euro al mese. Poi lo Stato te ne chiede oltre 130 mila perché due rapinatori entrano nel tuo magazzino. Ermes se ne doveva andare più tardi, in un modo più degno, e ricordato dallo Stato italiano non come un pregiudicato e un delinquente ma come una persona che voleva solo lavorare e stare tranquilla a casa sua”.

One comment

  1. Bisogna cercare di comprendere le ragioni vere dietro la fumosità delle leggi
    e la loro interpretazione sempre e comunque in danno delle persone oneste,
    degli inermi cittadini.
    Davvero, scorrendo non solo il codice penale, ma anche il codice civile si
    trova in ogni riga una norma a vantaggio del furbo, del criminale, del
    villano, come direbbero, con accezione originale, gli anglosassoni.

    In primo luogo il potere, specie negli Stati più corrotti, ha motivo di
    tenere occupato il popolo nel terrore su due fronti: l’attacco da parte di
    altri sudditi e quello da parte dello Stato. In altre parole dietro l’ordine
    “scannatevi tra voi, noi non interveniamo, e se interveniamo lo facciamo per
    tenervi mentre i delinquenti vi pestano”, si cela la difesa di una casta
    anch’essa delinquenziale, che poi recupera soldi, valori ed utilità in
    combutta con gli stessi delinquenti. E’ il caso del famoso clan di Roma,
    zingari che comandano i politici e le forze dell’ordine, e guarda caso mangiano
    sui campi rom insieme ai sui citati. Tutto questo mentre persone che hanno la
    sfortuna di camminare per strada o prendere l’autobus sono derubate, uccise,
    stuprate, con la giustizia negata dagli stessi giudici che invece trovano il
    pretesto, il cavillo, l’appiglio, la pagliuzza nell’occhio del citttadino se
    questi solo osa lamentarsi una volta o peggio reagire.

    Come dimenticare la donna filippina travolta e uccisa a Roma, e, a proposito
    di lamentele e terra bruciata, lo sfogo sacrosanto della donna figlia dei due
    pensionati catanesi torturati e trucidati nella loro villetta? I giornali di
    regime l’hanno prima dipinta come una pazza, poi hanno tagliato le
    comunicazioni. Ci mancava solo, e sono sicuro che qualche intraprendente
    imbecille politico o giudice l’ha gia’ fatto, che la denunciassero per
    istigazione a delinquere. E’ scomparsa dai radar, questo e’ certo.

    L’altro aspetto inquietante che mi preme sottolineare è che in un paese
    corrotto come l’itaGlia, non è impensabile, soprattutto alla luce delle
    recenti sentenze, immaginare uno scenario come il seguente: quando un
    cittadino lascia a terra un rapinatore da cui si è difeso, viene ovviamente
    interessato un legale che conosceva il delinquente, oppure uno d’ufficio. In
    entrambi i casi questi legali (di cui l’itaGlia ha una triste eccedenza e che
    deve pure far lavorare, con leggi fumose, contraddittorie e variamente
    interpretabili) hanno la classica manna che cade dal cielo: possono chiedere
    risarcimenti milionari in nome di leggi criminali varate sotto l’ipocrita
    influenza cattolica, leggi che dicono che è sacra la vita di chiunque,
    indipendentemente dagli atti che commette (purché contro gli “inferiori”).
    A quel punto non è illecito pensare, anzi sarebbe da ingenui pensare il
    contrario, che scatti il seguente meccanismo: io avvocato propongo al giudice
    di dividere in tre parti uguali il bottino, un terzo a me, un terzo all’idiota
    che, credendo di essere furbo e fare la furbata diventa di fatto un mio
    dipendente (sto parlando del delinquente), ed un terzo al giudice, corrotto
    come chiunque in itaGlia sia appena al di sopra della qualifica di bracciante,
    operaio, contadino o impiegato.

    E’ questo il segreto per capire perché tante forze politiche, in esse
    includendo anche la chiesa, una delle più antiche forze politiche a
    delinquere, stia sempre dalla parte di Caino, di Barabba, e del villano in
    generale. Sono essi i notri nemici, i nemici del popolo: i politici, i
    magistrati, il clero, ed anche le forze dell’ordine ed i serizi di sicurezza,
    così solerti nello spiare noi, così inerti nel trovare narcotrafficanti,
    mafiosi, criminali.

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