Eros Ramazzotti, “Per i miei figli voglio essere un eroe come mio padre per me”

Eros Ramazzotti è un uomo felice e soprattutto sereno. L’incontro, avvenuto sei anni fa in occasione dei Wìnd Music Awards, con la modella Marica Pellegrinelli ha portato tranquillità nella vita del cantante romano. Esattamente ciò che lui stava cercando dopo la fine burrascosa del matrimonio con Michel le Hunziker, madre della sua primogenita Aurora.

Quella giovane donna conosciuta per caso è diventata sua moglie e gli ha dato due splendidi figli: Raffaela Maria, che sta per compiere 4 anni, e Gabrio Tullio, nato a marzo, primo maschietto di casa Ramazzotti. Ma, oltre all’amore della sua famiglia, a renderlo forte nel superare gli ostacoli dell’esistenza c’è qualcun altro…

«Nella storia di ognuno di noi c’è un eroe: per me è mio padre, l’uomo che mi ha messo al mondo, quello che mi ha  cresciuto in una certa maniera e sul quale si può contare per avere sempre i consigli giusti. Non può essere altrimenti. Gli idoli passano, gli insegnamenti dei genitori, invece, restano e sono fondamentali per tutta la vita», spiega il cantante durante la presentazione del suo nuovo disco a Milano, dove ha voluto con sé tutta la famiglia, dalla moglie Marica con i figli al suo papà Rodolfo. In questa occasione ad allietare il pubblico con la sua ugola d’oro non è il musicista, ma Gabrio Tullio che si fa sentire perché ha voglia di mangiare: «Canta già!», scherza Eros.

Da padre, che cosa stai facendo per diventare un eroe agli occhi dei tuoi figli?

«A questa domanda non posso rispondere io, dovrebbe farlo Aurora, la mia ragazza più grande, lo, come ha fatto mio padre con me, sto cercando di dare ai miei figli la giusta educazione, di insegnar loro il rispetto per il prossimo, di spiegare quello che è giusto e quello che non lo è. Poi, come tutti i figli, anche i miei andranno per la loro strada e faranno scelte personali, lo, però, ci sarò sempre quando vorranno venire da me a chiedere un consiglio».

Con Raffaela e Gabrio sei un padre diverso rispetto a quando Aurora era piccola?

«Ho sicuramente qualche anno in più. Però l’istinto paterno e l’amore per i figli non cambiano. Anzi, semmai migliorano con il tempo».

Il tempo rende anche più teneri. Adesso che sei in partenza per un lungo tour non pensi che i tuoi piccoli ti mancheranno?

«Eccome! Per questo mi sono organizzato in modo da non mancare mai da casa per molto tempo».

Come titolo del tuo album hai scelto l’aggettivo Perfetto: per quale motivo?

«Questo album rispecchia molto il mio stato d’animo di adesso… E poi per me ogni disco è perfetto come un figlio ed è bello tenerlo fisicamente tra le mani proprio come si fa con un bambino».

Per realizzare questo album hai scelto di lavorare con autori noti, per esempio Federico Zampaglione e lo storico paroliere Mogol. Il confronto con loro è stato stimolante per te?

«Mi piacciono le sfide. Fin dai primi anni Ottanta ho lavorato spesso solo con un autore, Adelio Cogliati. Ma a-desso, alla mia età, ho bisogno di cambiare e, grazie ai miei nuovi compagni di viaggio, ho trovato una libertà e una bellezza di scrittura di cui avevo bisogno».

«Canto l’amore ma non sono melenso»

Anche questa volta, però, canti l’amore…

«Sì, è vero. Tutti cantano l’amore, lo hanno fatto anche i Beatles e i Rolling Stones arrivando al cuore della gente. Stavolta cerco di farlo in maniera originale e molto poetica. Ho fatto un viaggio in tutte le sfumature di questo sentimento, non solo in quello verso una donna o nei confronti dei figli. Nel disco racconto l’amore per la vita, per le cose, il rispetto per gli altri. Non ho più vent’anni e non posso cantare rime melense!».

Hai dedicato anche due canzoni alla preoccupazione di un genitore per i figli che crescono: Rosa nata ieri e Tra ventanni. Sono autobiografiche?

«Parlano in generale del Ter sperienza di essere genitore nel mondo di oggi che, sotto tanti aspetti, è negativo. Però la mia speranza è quella che, in futuro  le cose possano cambiare».

A proposito: hai dichiarato che l’Italia il suo percorso di cambiamento l’ha già cominciato. Ne sei sicuro?

«Sì, anche se per risolvere tutti i problemi italiani ci vorranno tanti anni. Ma chi ci sta governando ha preso la situazione in mano e credo che questa sia la volta buona. A patto che prima, però, si cambi la mentalità della gente. Ma l’Italia ha già dimostrato in passato di essere un Paese di gente che può uscire da qualsiasi crisi e credo che succederà anche questa volta».

Dal tuo esordio al Festival di Sanremo con Terra promessa sono passati trentun anni. Non hai mai avuto paura di fare un flop?

«L’amore per la musica, la voglia di cantare testi che arrivino al cuore per me è la cosa più importante. Se poi un disco vende anche tanto, be’, è tutto di guadagnato».

«lo a un talent? No, non amo le regole»

Se te lo proponessero, faresti il giudice in un talent show come è capitato ad alcuni tuoi colleghi?

«Non sono giudice di niente e non amo recitare. Inoltre non mi piace stare a certe regole e neanche non poter essere me stesso».

A proposito di giudizi, cosa pensi di Expo, l’evento internazionale sull’alimentazione che si tiene a Milano?

«E importante. E, anche se c’è stato qualche ritardo nella sua realizzazione, si tratta di un evento che, finalmente, fa parlare in giro dell’Italia in maniera positiva. Insomma, le magagne esistono dappertutto: quindi godiamoci quello che abbiamo!».

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