Fabrizio Corona, la sua giornata in comunità

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Fabrizio Corona esce in ritardo, parla ancora meno e, da quando è un detenuto affidato alla comunità Exodus di don Antonio Mazzi per scontare il resto della pena, si è reso quasi invisibile. Proprio come ha chiesto la Procura di Milano all’imprenditore che, dopo due anni e otto mesi di prigione, lo scorso 18 giugno è stato scarcerato per essere affidato ai servizi sociali. “Chi” pubblica le straordinarie immagini di una giornata di Fabrizio Corona in comunità, tra studio e attività umili. Sono immagini forti, sorprendenti, diverse. Non c’è Corona nella sua Milano, tra locali, belle donne e macchine di lusso. Il vecchio mondo di Fabrizio resta, per ora, nel cassetto dei ricordi. Il “protocollo del detenuto Corona” lo conduce una volta la settimana dalla comunità Exodus di Lonate Pozzo- Io a quella di Gallarate, sempre gestita da don Mazzi, dove trovano accoglienza una trentina di profughi nigeriani. In dettaglio la nuova vita di Fabrizio, partendo da quando suona la sveglia del giorno della sua prima uscita alla volta della comunità di Gallarate.

Siamo a Lonate Pozzolo, in una stanzetta piena di fogli, appunti, giornali, pochi indumenti e tanti libri. Alle 7 suona la sveglia per Corona e gli otto coinquilini, con cui vive da quasi due mesi. Colazione con spremuta d’arancia e pane e bresaola. Un’ora di palestra all’interno della sede, con i pochi attrezzi a disposizione. Ma per uno che in carcere si è allenato con bottiglie d’acqua riempite di sale come pesi e manici di scopa come bilancieri, questo è già un lusso. Va chiarito che l’attività fisica rientra nelle attività di reinserimento di ogni detenuto affidato a una comunità. Dopo la palestra Corona, zaino in spalla, esce e si dirige a Gallarate. Ad attenderlo, i suoi nuovi amici, giovani fuggiti dallo sterminio di Boko Haram, in Nigeria.
Le prime ore si studia: Fabrizio aiuta a usare il computer anche chi non ha mai visto un pc. Più tardi, si decidono i lavori da fare per migliorare la comunità, si chiacchiera e ognuno racconta la sua storia. Lingua comune, l’inglese.

Arriva l’ora del pranzo e i ragazzi della comunità si dividono i compiti. In queste immagini di “Chi” scopriamo che Corona è di turno per lavare i piatti. Nel pomeriggio il gruppo si dedica a quella che viene chiamata “socializzazione”: si gioca a dama, a scacchi o a calcio. Corona partecipa, è uno come gli altri. La cena viene servita alle 18.30. Quando è terminata, Fabrizio saluta e ritorna nella comunità Exodus di Lonate Pozzolo.«Questa è la mia nuova vita», sussurra a chi lo riconosce e gli chiede un selfie o un autografo (succede anche questo).La sera, in comunità a Lonate Pozzolo, Corona si isola dal mondo e procede con le attività di recupero che, non solo nel suo caso, prevedono la possibilità di lavorare. Così legge i quotidiani, le mail, che può regolarmente ricevere, e scrive tantissimi progetti da realizzare quando potrà essere finalmente un cittadino Ubero. Anche se la strada da percorrere è ancora lunga, Corona sorride. E il sorriso diventa ancor più sereno quando, nel fine settimana, bussa alla porta di Lonate Pozzolo il suo più grande fan: Carlos Maria, il figlio che Fabrizio ha avuto dalla ex moglie Nina Moric.

Nelle ore con Carlos, Fabrizio dimentica tutto e torna bambino. Chiacchiera con suo figlio, lo strapazza di coccole e il tempo pare fermarsi. Se questa è davvero la nuova vita di Fabrizio, allora sì che è arrivato il momento di lasciare chiuso nel cassetto il vecchio Corona.

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