Legge 40 Consulta: la fecondazione assistita, non è più reato selezionare embrioni sani

Una grande novità quella arrivata nella giornata di ieri, che colpisce la legge 40/2004.Ebbene si, con una sentenza della Corte Costituzionale, cade definitivamente il divieto di selezione degli embrioni, senza alcuna eccezione. I giudici, nello specifico hanno stabilito che non è reato scegliere gli embrioni nei casi in cui però la scelta sia finalizzata ad evitare l’impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, ovvero quelle previste dalla legge 194 sull’aborto.In realtà la questione era stata sollevata dal Tribunale di Napoli, ed infatti la sentenza attuale è legata a quella emessa dalla stessa Corte nei mesi scorsi, con la quale hanno bocciato la legge 40 nella parte in cui non consentiva il ricorso alle tecniche di procreazione assistita a quelle coppie fertili portatrici di malattie genetiche.

“Non ho mai pensato che fosse un reato scegliere di impiantare nelle donne embrioni sani anzichè quelli malati. La nuova sentenza della Corte Costituzionale mette nero su bianco ciò che i centri italiani fanno già da un pò di tempo”, ha dichiarato Andrea Borini, presidente della Società italiana fertilità e sterilità nonchè uno dei massimi esperti italiani in questo campo.

Resta vietata la soppressione degli embrioni frutto di fecondazione assistita; la Consulta ha infatti ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Napoli relativamente alla parte della legge 40/2004 in cui “è vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni. Per chi non lo sapesse questi due reati sono puniti con la reclusione fino a 3 anni e con una multa che va da 50.000 a 150.000 euro.

“Per ora – rileva Costantini – non c’è traccia di ciò né nelle ultime linee guida del 2015 emanate dal Ministero della Salute (precedenti alla sentenza n. 96) né nella Lista dei nuovi Livelli essenziali di assistenza. Chiediamo che non vi sia nuova discriminazione per le coppie meno abbienti e in particolare per quelle del Sud d’Italia”.

Gallo: “Da oggi medici saranno più liberi di fare diagnosi pre-impianto”
“Un’ottima notizia e un ulteriore traguardo a conferma dei divieti cancellati dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita”. Così l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, commenta la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha stabilito che non è reato la selezione degli embrioni nei casi in cui sia esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, e nello specifico le patologie rispondenti ai criteri di gravità previsti dalla legge 194 sull’aborto.
”La conseguenza pratica del pronunciamento – afferma Gallo – è che da oggi i medici saranno più liberi di effettuare la diagnosi pre-impianto sugli embrioni. Infatti – spiega Gallo – di fatto, fino ad oggi, nelle strutture sanitarie pubbliche si tendeva a non eseguire la diagnosi pre-impianto anche se la Consulta ha stabilito che tale esame sia possibile sia per le coppie infertili sia per quelle fertili portatrici di patologie genetiche. L’esame spesso non veniva eseguito per una logica politica che riteneva non chiaro il dettame della legge 40, visto che la legge conteneva la previsione di reato per la selezione degli embrioni. Una previsione di reato che, grazie alla sentenza della Consulta – conclude – viene ora a cadere”.

Roccella (Ap): ‘Sconcerto, ma attuazione Legge 40 non cambia’
“Sconcerto per una sentenza che apre all’eugenetica, ma l’attuazione della Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita non cambia e le attuali linee guida restano valide”. Lo afferma Eugenia Roccella, parlamentare di Area Popolare, commentando la sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che non è reato la selezione degli embrioni nei casi in cui sia esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili.
”La Corte Costituzionale conferma la posizione assunta con la precedente sentenza sull’accesso alla procreazione assistita da parte di coppie fertili, ma portatrici di patologie genetiche. In coerenza con quella decisione, dunque – sottolinea in una nota – non è reato selezionare gli embrioni affetti da patologie genetiche”. In teoria ”niente di nuovo; resta però lo sconcerto – commenta – per la decisione della Consulta di aprire a forme di selezione a fini eugenetici, con la cancellazione del divieto esplicito previsto fino ad oggi dalla legge 40”. La Consulta ha invece ribadito, sottolinea la parlamentare, ”il divieto di soppressione degli embrioni: specificando che ‘la malformazione non ne giustifica solo per questo, un trattamento deteriore rispetto a quello degli embrioni sani’, e ricorda l’esigenza di tutelare la dignità dell’ embrione, che ‘non è certamente riducibile a mero materiale biologico’: un tentativo di moderare l’impianto eugenista della sentenza che appare davvero troppo timido”. ”Niente di nuovo, comunque, nell’attuazione della Legge 40, e le attuali linee guida – conclude – continuano a restare valide”.

Gigli(Pi-Cd): “Avanza la cultura dello scarto”
Con la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 pubblicata oggi, ”la ‘cultura dello scarto’ compie un altro passo avanti in Italia. Inserendo definitivamente i principi dell’eugenetica nell’ordinamento italiano, sarà dunque possibile eliminare gli embrioni portatori di malattie genetiche”. Lo afferma in una nota il deputato Gian Luigi Gigli, capogruppo di ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ in Commissione Affari Costituzionali e presidente del Movimento per la Vita Italiano.
”L’embrione – sottolinea – è ormai ridotto a un bene di consumo, da usare e gettare se difettoso. Il prossimo passo sarà la produzione di esseri umani allo stadio embrionale per la riparazione di soggetti adulti malati, non identificati sufficientemente in tempo per non farli nascere. A prevalere sono ancora una volta logiche di discriminazione a vantaggio del più forte lungo un pendio scivoloso per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche”.

Secondo la Corte costituzionale, “la malformazione” dell’embrione “non ne giustifica, solo per questo, un trattamento deteriore rispetto a quello degli embrioni sani”. Per questi non si prospetta, “allo stato, altra risposta che la procedura di crioconservazione. L’embrione, infatti, quale che sia il più o meno ampio riconoscibile grado di soggettività correlato alla genesi della vita, non è certamente riducibile a mero materiale biologico”.

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