Gianluigi Nuzzi di Quarto Grado: “Racconto la via Crucis del Papa”

Rubare documenti riservati è reato, ma questo non fermerà il processo di riforma». Non fa giri di parole Papa Francesco, e per affrontare lo scandalo Vatileaks sceglie di rivolgersi direttamente ai fedeli accorsi per ascoltare l’Angelus. Parole durissime quelle di Bergoglio, che però assicura ai fedeli che il trafugamento di carte riservate e la loro pubblicazione in due libri «non mi distoglie certamente dal lavoro che stiamo portando avanti con i miei collaboratori».

Abbiamo voluto sentire sull’argomento l’autore di uno di questi due libri, cioè Gianluigi Nuzzi, conduttore di Quarto grado, che dopo i best seller Vaticano Spa e Sua Santità, nell’ultimo libro Via Crucis (pubblicato in contemporanea in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Brasile, Portogallo, Spagna, Sudamerica) racconta attraverso un’ampia documentazione di carte riservate, registrazioni e documenti inediti, la contrastata lotta di Papa Francesco per riformare la Chiesa. L’uscita del suo libro è stata preceduta dagli arresti di Monsignor Vallejo Balda e Francesca Chaouqui per fuga di documenti riservati. Ci saranno altri arresti? «Facciano quello che vogliono. Io bado alle notizie: se vogliono rispondere a un libro con le manette, non mi interessa».

La “via crucis” è quella di Papa Francesco. Lei si schiera a favore del Papa? «Non sono né contro né a favore del Papa, in quanto giornalista faccio il mio mestiere e racconto i fatti. Ho scelto di intitolare il libro Via Crucis perché racconto, stazione per stazione, il difficile cammino del Pontefice per cambiare una Curia che lui nel 2013, aveva trovato fortemente caratterizzata da inerzia, opacità e malaffare, e che cerca di riformare. Abbiamo, per la prima volta nella storia della Chiesa, un Papa che non regna, ma governa. Ratzinger invece aveva delegato le funzioni di governo all’allora Segretario di Stato, Tarcisio Bertone».

Cosa vuole dire un Papa che governa? «Le faccio un esempio. Papa Francesco dice ai cardinali curiali: “Attenzione, non si pagano le spese di lavori non autorizzate, la spesa è fuori controllo”. È un Papa che dà indicazioni amministrative. Non si era mai visto un Papa impegnarsi nella contabilità». Come definisce l’azione di Papa Francesco? «Io sono un giornalista laico e mi piace chiamarla “rivoluzione dolce”. C’è la volontà e la determinazione di sradicare la malapianta, ma anche il tentativo di tenere salde le redini della Chiesa. Si preoccupa anche che i dipendenti, nella razionalizzazione dei costi, non rimangano senza lavoro. E però vero che, per esempio, in Vaticano ci sono quattordici uffici del personale».

Ne esce fuori la figura di Francesco come un uomo solo contro tutti. «Non è un uomo solo, ci sono persone di cui si fida molto, laici e sacerdoti. Rispetto a Benedetto XVI è una situazione diversa, perché quest’ultimo aveva delegato tutto a Bertone e di molti aspetti non sapeva nulla, o era soltanto parzialmente informato». I bilanci di cui lei scrive nel suo libro, cosa dimostrano?
«Che la connessione fra le finanze e il potere è una saldatura molto vigorosa.

E che queste dinamiche si riflettono in tutta la gestione dello Stato Vaticano. Solo per dime una: il patrimonio immobiliare dell’Apsa (amministrazione per il patrimonio della Santa sede) è messo sul mercato al 25 per cento del suo valore reale. E questo favorisce sicuramente uno stuolo di “amici degli amici”. D’altra parte questo crea un blocco di potere che comprende coloro che beneficiano di questi “sconti”, in contrapposizione con chi invece non ne trae alcun vantaggio».

I suoi libri hanno avuto degli effetti? «Quando uscì Vaticano Spa, il cardinale Angelo Bagnasco disse: “Questo libro ci permetterà di mettere in ordine ciò che fa più ombra che luce”. Si riferiva naturalmente alla Banca dello Ior. In effetti, nel 2009, tre mesi dopo la pubblicazione di Vaticano Spa, l’allora Presidente dello Ior, Angelo Caloia, che era in carica dal 1989, è stato mandato via. Così è iniziato un importante processo di riforma all’intemo dello Ior. Vaticano spa ha accelerato un processo di cambiamento. Con Sua Santità il dato è rumoroso: i “mercanti del tempio” sono stati allontanati dallo stesso Papa Francesco, questo è un altro effetto. Sono fatti incontrovertibili».

Lei può andare tranquillamente alle conferenze stampa in Vaticano? «Non entro in Vaticano da cinque anni. Volevo partecipare al Conclave, ma mi è stato impedito». Quanto può cambiare lo stato delle cose in Vaticano se le dinamiche e le strutture restano le stesse? «E necessario cambiare le mentalità e le leggi, per cogliere l’irregolarità di certi comportamenti. Questo sta facendo Papa Francesco, ma ci vuole tempo» Cosa si sta tramando in questi mesi nelle stanze vaticane? «Nel mio libro ricostruisco una vera e propria “guerra” contro il Papa; sono gli stessi collaboratori di Francesco che ne parlano.

È il vecchio dilemma dell’umanità, lo scontro tra il bene e il male. Insomma è in corso un processo di cambiamento, sabotato, rallentato, ma ineluttabile e presente  Cosa vorrebbe che arrivasse al lettore leggendo il suo libro? «Che c’è in atto il tentativo di riforma del Papa, ma che è ostacolato all’interno della Curia, perché c’è uno scontro tra il vecchio e il nuovo. Sono due visioni diverse della Chiesa. Il Papa dice che la Chiesa per essere credibile deve essere povera. Dall’altra parte ci sono coloro secondo cui non si amministra la Chiesa con le Ave Maria, come diceva il cardinale Paul Marcinkus».

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