Goodwell Nzou “Preferirei lacrime per chi muore di fame”, esagerate le lacrime per il leone cecil

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Dopo lo sdegno esagerato per l’uccisione del leone Cecil, ora abbiamo l’occasione di leggere cosa ne pensa in realtà la gente del posto. A mio avviso la reazione è stata enormente esagerata, ma a quanto pare non sono l’unica a pensarla così. Lo studente dello Zimbawe Goodwell Nzou si chiede sdegnato  “Perché agli americani stanno più a cuore gli animali delle persone?”

Già, stessa domanda che mi sono posta io leggendo le decine di post pubblicati sui social network, conto il famigerato dentista. Lo studente di biochimica, impegnato nello studio, dopo aver ricevuto svariati messaggi di cordoglio si è informato su quanto accaduto e scoperto che il famoso Cecil altro non era che un leone s’interroga sulla società che lo ospita “Ma gli americani che firmano le petizioni sanno che i leoni sterminano le persone? Nel mio villaggio nello Zimbabwe, nessun leone è mai stato amato, e tantomeno ha ricevuto un nomignolo affettuoso. Nello Zimbabwe si ha terrore dei leoni”.

Racconta che quando era un bambino di soli 9 anni, il suo villagio ha subito svariati attacchi da un leone e che hanno ricominciato a vivere tutti quanti quando il leone è stato ucciso. “Quando finalmente è stato ammazzato, a nessuno è interessato se il suo uccisore fosse uno del posto o un cacciatore bianco amante di trofei, se lo avesse fatto fuori con i bracconieri o con tanto di licenza di caccia. Abbiamo danzato e cantato perché una belva tanto temuta era scomparsa.”

Lo studente prosegue dicendo “Non fraintendetemi: per noi zimbabwani, gli animali selvatici hanno un significato quasi mistico. […]. Ai miei occhi di zimbabwano la tendenza degli americani a rendere romantici gli animali a cui si è dato un nome e a saltare sul treno degli hashtag hanno trasformato in un circo dell’assurdo una situazione del tutto ordinaria: negli ultimi dieci anni i leoni ammazzati legalmente sono stati 800 e a farli fuori sono stati sempre stranieri facoltosi, disposti a sborsare cifre esorbitanti per dimostrare tutto il loro coraggio.”

Il punto focale del suo scritto è sicuramente racchiuso nel seguente pensiero, che sinceramente è molto toccante e spero che ci faccia riflettere “Adesso Peta chiede che il cacciatore sia impiccato. Gli americani, che non riescono neppure a individuare lo Zimbabwe su una carta geografica, plaudono alla domanda di estradizione del dentista cacciatore, inconsapevoli del fatto che per il banchetto in onore dell’ultimo compleanno del nostro presidente è stato trucidato un cucciolo di elefante. A noi zimbabwani non resta che scuotere la testa, e chiederci perché agli americani stiano maggiormente a cuore gli animali africani delle persone africane.

Per favore, non mi presentate le condoglianze per Cecil, a meno che non siate disposti a farmele anche per gli abitanti dei villaggi dilaniati o lasciati a morire di fame dai suoi simili, dalla violenza politica, dalla carestia”.

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