Crisi bancarie: Governo prepara un decreto salva-banche: domenica Cdm si riunisce per alternativa al bail-in

Il cosiddetto bail-in, ovverosia il salvataggio delle banche per vie ‘interne’ senza andare a pesare sulla collettività, ed in particolare sui bilanci pubblici, deve ancora entrare in vigore. Pur tuttavia nel nostro Paese c’è bisogno di un decreto per andare a risolvere delle crisi bancarie.

In accordo con quanto riportato dal ‘Sole 24 Ore‘, per la giornata di domani è fissato un Consiglio dei Ministri proprio per varare un decreto salva-banche. Gli istituti di credito che potranno avvantaggiarsi in prima linea di questo provvedimento sono quattro banche che attualmente sono in amministrazione straordinaria e che a quanto pare, su opposizione della Commissione europea, non potranno essere salvate attraverso il Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Via libera, quindi, da parte del Governo, ad una soluzione alternativa al bail-in con un Decreto finalizzato al salvataggio di Banca Marche, Carife, Popolare Etruria e CariChieti, le quattro banche che, appunto, sono in amministrazione straordinaria.

In accordo con quanto appreso da Radiocor, il Consiglio dei Ministri, presieduto dal Premier Renzi, è fissato per le ore 17,30 di domenica 22 novembre del 2015 proprio per varare il decreto in vista poi del probabile intervento della Banca d’Italia che, nell’ambito del piano di salvataggio delle quattro banche sopra citate, potrebbe dare l’ok alla creazione di un ente ponte dove andare a conferire tutti gli asset buoni rispetto invece ai crediti deteriorati che verrebbero scaricati in quella che nel gergo creditizio viene definita una ‘bad bank‘. E’ presso la Banca d’Italia, infatti, che è già stata formalmente costituita l’Autorità di risoluzione delle crisi dopo che è entrato in vigore l’apposito decreto che recepisce la direttiva Ue sui salvataggi bancari.

 C’è voluto l’impegno in prima persona di due pezzi da novanta del mondo bancario come Carlo Messina e Federico Ghizzoni per convincere Matteo Renzi a sbloccare l’impasse sul decreto salva- banche. I capi di Intesa e Unicreditieri avrebbero assicurato al premier che garantiranno in ogni caso la liquidità necessaria a mantenere in piedi i quattro istituti di credito con l’acqua alla gola. Quei 2,1 miliardi di euro che servono per evitare il fallimento di Banca Marche, Cari- Chieti, Carife e Popolare dell’Etruria arriveranno dai due principali gruppi bancari del Paese oltre che da Ubibanca. Una sorta di «fideiussione» personale, quella di Messina e Ghizzoni, che ha spinto l’inquilino di palazzo Chigi a convocare per domani il consiglio dei ministri. Sul tavolo un decreto col quale verrà autorizzato il salvataggio delle banche ormai al capolinea.

Sarà attivato subito il fondo di risoluzione delle crisi appena creato in Banca d’Italia. Una soluzione «ponte»: verrà messa a punto una scatola per le sofferenze, saranno puliti i bilanci dalle perdite e verranno definiti gli esuberi del personale. Il tutto porterà alla «nascita» di quattro banche sane, da mettere sul mercato. Probabilmente i compratori saranno i tre cavalieri bianchi (Intesa, Unicredit e Ubi, tra i pochi big coi conti in ordine). Nelle ultime settimane, il dossier si era impantanato soprattutto perle resistenze della Commissione Ue sul ruolo del Fondo di tutela dei depositi, realtà privata, ma «inquadrata» in qualche modo come soggetto pubblico daibu- rocrati di Bruxelles: di qui il rischio di una bocciatura dell’operazione come aiuto di Stato vietato proprio dalle regole europee.
Incassate le rassicurazioni dai banchieri sulla liquidità, Renzi ha deciso di varare nuove norme per aggirare gli ostacoli Ue. L’Abi, sostenuta dal sindacato Fabi, aveva minacciato ricorsilegali. Alla fine il premier siè convinto e ha accordato il «piano B», col fondo di Bankitalia. Sono ore frenetiche. Itecnici dei grandi gruppibancari stanno dialogando con via N azionale per definire i dettagli della complessa operazione. La partita va chiusa a tutti i costi entro l’anno: il default delle quattro banche cagionerebbe un «buco» da 12,5 miliardi di euro, l’ammontare dei depositi fino a 100mila euro da rimborsare per legge.

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