Guerrina Piscaglia: Padre Graziano chiese, come si fa ad abortire?

Come si fa ad abortire? Cosa dice la legge italiana sull’aborto?”. Queste sono le domande che padre Graziano Alabi, 45 anni, avrebbe fatto nel dicembre 2013 a una sua amica infermiera. Secondo gli inquirenti si tratta di un ulteriore indizio contro il religioso africano che lo scorso 23 aprile è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso Guerrina Piscaglia, la donna scomparsa un anno fa da Ca’ Raffaello, in provincia di Arezzo. Gli investigatori ipotizzano che il sacerdote abbia ucciso la donna per paura di uno scandalo. Guerrina, 50 anni, negli ultimi tempi aveva confessato al parroco di aspettare un bambino da lui. Il dettaglio non è mai stato confermato, ma fra tutti gli elementi raccolti dagli investigatori, quelle domande rivolte all’amica infermiera rappresenterebbero un vero e proprio passo falso.guerrina1

Inutile sottolineare quanto siano sconvolgenti le richieste di padre Graziano all’infermiera. Ma qui non si tratta di dare un giudizio morale sulla condotta di un uomo appartenente alla Chiesa, che come sappiamo condanna l’aborto in ogni sua forma. Si tratta bensì di inquadrare un episodio all’interno di un’indagine per omicidio. Il parroco, in sostanza, voleva informarsi su come si interrompe una gravidanza e sulle leggi italiane che regolano l’aborto. La domanda, dunque, sorge spontanea: il sacerdote voleva forse costringere Guerrina a perdere il figlio che avrebbe portato in grembo? L’infermiera, anche lei di origini africane, all’epoca viveva a Perugia, dove studiava per ottenere una laurea. In quel periodo tra lei e padre Graziano era nata una buona amicizia e sembra che i due si fossero anche incontrati a Sansepolcro. Non sarebbe un caso, quindi, che in quegli stessi mesi il prete africano avesse provato con un raggiro a invitare Guerrina all’ospedale di Perugia. Le disse di averle trovato un lavoro e con questa scusa avrebbe voluto farla incontrare proprio con l’amica infermiera.

Ma Guerrina, in accordo con il marito Mirco, si era rifiutata. Perugia era troppo lontano da Ca’ Raffaello: come avrebbe fatto ad andare a lavorare tutti i giorni fino a là? L’incontro con l’infermiera, quindi, saltò definitivamente e di quella donna non si seppe più nulla. Per fare luce sulla vicenda, gli inquirenti hanno rintracciato l’infermiera in Belgio, dove nel frattempo si è trasferita. Per poterla interrogare, la Procura ha disposto una rogatoria internazionale. Dalla sua testimonianza dipende in buona parte il futuro di padre Graziano, perché se la questione dell’aborto dovesse essere confermata, il giallo di Ca’ Raffaello sarebbe a una svolta definitiva. Significherebbe che la povera Guerrina sarebbe stata messa a tacere per sempre per evitare la vergogna di una gravidanza “illecita”. Ma un altro misterioso episodio sembra sconvolgere la parrocchia. Si tratta di una conversazione che gli inquirenti avrebbero trovato in uno dei computer sequestrati nella canonica in cui viveva padre Graziano. Un breve scambio di battute avvenuto via internet lo scorso agosto tra due persone ancora ignote.

Ecco cosa si legge: «Aiutami, aiutami subito, non posso parlare, se non mi aiuti diffondo quel video». Ma di quale video si tratta? Riguarda forse le presunte frequentazioni di padre Graziano? Gli inquirenti stanno cercando di approfondire, ma una cosa è certa: quando è partito quel messaggio uno dei due interlocutori si trovava in canonica, visto che la conversazione è iniziata proprio da lì. E in canonica, come sappiamo, ci abitavano padre Graziano e altri due preti africani. A scrivere dall’altra parte del computer, invece, c’era una persona che utilizzava un profilo falso. A quelle disperate richieste d’aiuto, però, non seguì alcuna risposta. Il dubbio rimane. Nel frattempo l’avvocato del sacerdote, Luca Fanfani, ha presentato il ricorso al Tribunale del Riesame.

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