Guerrina Piscaglia, tutti gli indizi contro Padre Graziano

La criminologa Roberta Bruzzone analizza il caso della donna scomparsa un anno fa. Della sua morte è accusato un parroco, il cui nome viene legato a storie di sesso e alcool, che ha richiesto la scarcerazione

Sembra farsi sempre più pesante, giorno dopo giorno, il quadro indiziario a carico di Padre Gratien Alabi, il sacerdote di origine congolese in misura cautelare in carcere dalla fine dello scorso aprile per omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Secondo quanto riportato nell’ordinanza di convalida, non vi sarebbero dubbi sul coinvolgimento dell’uomo nella vicenda di Guerrina Piscaglia, 50 anni, moglie e madre di un ragazzo disabile di 22 anni, scomparsa da CaRaffaello, frazione di Badia Tedalda (Arezzo), il primo maggio del 2014.

Secondo quanto si legge nel dettagliato documento, Alabi avrebbe incontrato Guerrina nel primo pomeriggio del 1° maggio del 2014 nei pressi della canonica. I due avevano un appuntamento, così almeno emergerebbe dall’ultimo messaggio inviato dalla donna. Guerrina aveva pranzato a casa con la famiglia poi, poco dopo le 14, si era preparata ed era uscita di casa ben pettinata e truccata (come non faceva solitamente) in direzione della canonica. Guerrina si era preparata con molta cura perché, evidentemente, aveva un appuntamento che per lei era importante. Questo è un fatto confermato anche da una serie di testimonianze presenti negli atti dell’inchiesta. Di Guerrina poi si perdono le tracce.

A questo punto il Gip ricostruisce in chiave logicodeduttiva quelle che dovrebbero essere le fasi salienti della vicenda, e colloca l’aggressione mortale proprio nella porzione di boscaglia nei pressi della canonica. Si tende a privilegiare questa ricostruzione perché dal sopralluogo tecnico all’interno della canonica non sono emerse tracce riconducibili alla donna. Tale assenza di tracce utili tuttavia non è significativa, a mio avviso, perché in considerazione dell’ampio intervallo temporale intercorso tra la scomparsa della donna e l’accertamento tecnico, Alabi avrebbe avuto tutto il tempo per ripulire la scena del crimine, soprattutto se consideriamo la possibilità che si sia trattato di un delitto senza spargimento di sangue (in assenza del corpo della donna, la causa di morte è ancora ignota).

Alabi poi avrebbe temporaneamente occultato il corpo e si sarebbe recato a Sestino, portando con sé il cellulare della donna. Proprio il cellulare di Guerrina rappresenta un nodo centrale nella ricostruzione accusatoria. Per gli inquirenti Alabi l’avrebbe utilizzato a più riprese già a partire dal pomeriggio del 1° maggio 2014 per supportare la pista dell’allontanamento volontario attraverso una serie di sms inviati a diversi interlocutori (tra cui un amico di padre Alabi che Guerrina non conosceva e di cui non possedeva il numero di cellulare in rubrica). Ricordiamo che proprio il primo messaggio inviato da quel cellulare nel giorno della scomparsa aggancia la stessa cella che aggancia anche il cellulare di padre Gratien. E quel primo messaggio (“se non rispondi scappo a Gubbio con marocchino”) viene inviato a un caro amico di Guerrina, il pizzaiolo di origine etiope Dawit Tadesse. Sotto il profilo psicolinguistico emerge che i messaggi inviati dal cellulare di Guerrina a partire da quel pomeriggio non sono stati scritti da persona di madre lingua italiana, mentre la donna parlava e scriveva correttamente in italiano.

Anche il movente sarebbe chiaro: Guerrina si sarebbe invaghita di Alabi e ne avrebbe portato in grembo il figlio. Proprio tale rivelazione, e lo scandalo che ne sarebbe derivato, avrebbe fatto scattare la volontà di uccidere. Ad aggravare la posizione del religioso ci sarebbero poi le dichiarazioni di un altro sacerdote a cui Padre Gratien avrebbe riferito di aver incontrato la donna in compagnia di un fantomatico “zio Francesco” dopo la sua scomparsa. In quell’occasione Guerrina gli avrebbe comunicato la sua decisione di allontanarsi dal paese. Ma ad oggi dell’esistenza di tale “zio Francesco” non c’è nessuna traccia.

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