Hollande e Putin uniti per combattere l’Isis: la Germania interviene in Siria ed Iraq inviando tornado

Reduce dall’incontro con Barack Obama a Washington, nella giornata di ieri il Presidente francese Francois Hollande ha incontrato Vladimir Putin. Nonostante tra le due potenze non vi sia una vera e propria collaborazione militare, risultano essere i due paesi più impegnati sul fronte siriano-iracheno.“Ora è il momento di assumersi la responsabilità per quanto sta accadendo” , ha dichiarato Hollande a Putin proprio all’inizio del loro incontro, avvenuto come anticipato nella giornata di ieri al Cremlino.

Putin, ha risposto all’invito di Hollande, dichiarando quanto segue:“Gli attacchi terroristici ci impongono di unirci nella lotta. Soffriamo con voi per le perdite che ha subito la Francia.Anche la Russia ha subito gravi perdite a causa di atroci attentati contro aerei civili. E tutto questo ci porta a unirci nella lotta contro un male comune”. 

“Sono a Mosca con lei per vedere come possiamo agire insieme e coordinarci in modo da poter attaccare questo gruppo terroristico, ma anche per raggiungere una soluzione politica per la pace in Siria, ha dichiarato Hollande nel corso dell’incontro con Putin. Intanto nella giornata di ieri si è appreso che Berlino ha deciso di inviare i Tornado nella guerra contro l’Isis, in seguito agli attentati di Parigi. E’ questa la decisione di Angela Merkel e dei ministro. “Senza un confronto militare con l’Isis non usciremo dalla situazione in Siria”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier a Berlino. La Germania, inoltre, oltre a mandare i Tornado manderà anche una nave da guerra per combattere l’Isis. 

Prende corpo la grande coalizione contro lo Stato islamico. L’adesione più eccellente è quella della Germania: il governo di Berlino ha infatti annunciato il sì alla richiesta di aiuto arrivata dal presidente francese Francois Hollande all’indomani degli attacchi di Parigi. La Cancelliera Angela Merkel ha predisposto il seguente contributo militare: caccia Tornado per le missioni di ricognizione, una fregata, aerei cisterna per il rifornimento in volo ed una rete di satelliti.

Il disco verde di Berlino al coinvolgimento nell’operazione internazionale contro l’Isis riveste un’importanza particolare non tanto sul piano puramente strategico quanto su quello storico e politico: dopo l’11 settembre, tra tutti gli Stati europei la Germania era stata tra i più apertamente restii a farsi coinvolgere nelle strategie euro-
americane di intervento in Afghanistan ed Iraq. Stavolta, il governo tedesco ha invece bruciato tutti sul tempo, arrivando persino prima dei britannici, solitamente all’avanguardia quando si tratta di questioni del genere.

L’impressione è che, tuttavia, per il coinvolgimento di Londra sia solo questione di tempo. Il voto di Westminster per autorizzare i raid, inizialmente previsto per ieri po – meriggio, è stato fatto slittare di qualche giorno. L’esito – però – non sembra in discussione, tanto più che i laburisti hanno annunciato la volontà di concedere ai propri parlamentari libertà di coscienza (segnale importante anche perché dimostra la volontà del partito di distanziarsi dalla linea dura e pura del nuovo leader Jeremy Corbyn). «Il Regno Unito non può delegare la propria sicurezza ad altri Paesi», ha detto ieri il primo ministro David Came- ron nel corso del proprio intervento in Parlamento. Secondo l’inquilino del numero 10 di Downing street, «ci sono le basi giuridiche per un’azione militare in Siria» e «per ogni giorno di inazione da parte nostra l’Isis si rafforza». Conseguentemente, «la Gran Bretagna non può permettersi di restare in disparte» e «deve appoggiare i raid».

L’altro fatto saliente di giornata è l’incontro tra Hollande ed il presidente russo Vladimir Putin. Liquidata in mattinata la (non entusiasmante, almeno dal suo punto di vista) pratica dell’incontro con Matteo Renzi, il presidente francese è volato a Mosca per terminare la tre giorni diplomatica (visti anche la Merkel ed il presidente statunitense Barack Obama) incontrando l’uomo del Cremlino.

La notizia è che la sintonia tra i due è pressoché totale. «L’attacco all’aereo sul Sinai e gli attentati di Parigi», afferma Putin, «ci obbligano ad unirci nella lotta ad un nemico comune». Secondo Hollande, « le potenze mondiali devono creare una grande coalizione per colpire questi terroristi». Certo, l’obiettivo deve essere quello di arrivare ad «una soluzione politica della crisi», ma mettendo in chiaro che l’opzione militare esiste ed è già sul tavolo.

Le uniche divergenze tra i due si registrano a livello strategico. Se Putin insiste sulla linea morbida nei confronti di Assad («È un alleato naturale contro il terrorismo, a decidere il suo destino deve essere il popolo siriano»), Hollande tiene un punto molto caro ai partner occidentali, ovvero la non ripresentabilità del rais di Damasco nei nuovi assetti dell’aerea: «Per Assad», mette in chiaro l’inquilino dell’Eliseo, «non c’è posto nel futuro della Siria».

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