Ictus, 200 mila i casi all’anno in Italia: donne più esposte, meno attente ma più impegnate

Nel mondo occidentale l’ictus è la prima causa di invalidità. Questo è quanto, tra l’altro, è stato ricordato in concomitanza, il 29 ottobre del 2015, con la Giornata Mondiale contro l’Ictus e della Psoriasi. Per quel che riguarda l’Italia l’ictus, che non è altro che un danno che si verifica al cervello a causa della rottura o chiusura di un vaso celebrale, in sei casi su dieci riguarda le donne in base alle statistiche.

Donne più esposte quindi, magari perché meno attente ai rischi ma nello stesso tempo più impegnate quando si tratta di prendersi cura di familiari o parenti colpiti da ictus. Di conseguenza, ieri la Giornata Mondiale contro l’Ictus e della Psoriasi è stata promossa con lo slogan ‘I am woman: stroke affects me‘, ovverosia ‘Sono una donna, l’ictus mi riguarda’, o meglio ‘mi colpisce’ su un totale, in Italia, tra uomini e donne, di circa 200 mila casi di ictus ogni anno.

A differenza di altre malattie invalidanti, dal punto di vista statistico l’ictus fino all’età di 45 anni ha un’incidenza bassa per poi crescere fino ad impennarsi dopo i 70 anni. L’ictus è quindi una patologia che è correlata all’età con un’incidenza che aumenta in base allo stile di vita se questo non è sano, ovverosia con fumo, obesità, ipertensione e vita sedentaria. Dopo le patologie cardiovascolari ed i tumori, l’ictus negli esseri umani è la terza causa di morte che, come sopra evidenziato, tende a colpire maggiormente il sesso femminile anche in ragione del fatto che le donne vivono più a lungo degli uomini.

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