Ignazio Marino: l’addio del sindaco non salva Roma

Ignazio Marino non c’è più. Ma la Roma del degrado, purtroppo, resta. Chiunque erediterà il regno del sindaco più discusso d’Italia, dovrà rimboccarsi le maniche e lavorare 24 ore su 24 per rimettere in piedi la Capitale. E senza l’aiuto di massicci investimenti, sia in soldi, sia in uomini, non ce la potrà mai fare.

Roma è invasa dalla sporcizia, la criminalità domina incontrastata (il 5 novembre prende il via il maxi-processo per Mafia Capitale), nei quartieri di periferia, il traffico è quasi impossibile, le strade sono piene di buche, i trasporti pubblici funzionano a singhiozzo. È il ritratto di una capitale del Terzo mondo quello che sbatteremo in faccia a milioni di pellegrini che si apprestano a raggiungere Roma per il Giubileo Straordinario della Misericordia.

Non tutte le colpe sono di Ignazio Marino, anche se la sua avventura di 849 giorni in Campidoglio è costellata da “scivoloni” ingiustificabili e inaccettabili, come le sue multe per divieto di sosta cancellate, i funerali del boss Casamonica, che hanno scioccato il mondo intero mentre lui era in vacanza ai Caraibi, o gli scontrini dei pranzi e cene con la moglie a spese del Comune. L’ex sindaco di Roma ha molte responsabilità per lo sfacelo morale e materiale della prima città d’Italia, ma – a onor del vero – molte situazioni le ha ereditate da altri. Mafia Capitale, per esempio, è esplosa durante i giorni del suo mandato, ma le radici del malaffare risalgono ai decenni precedenti e coinvolgono pesantemente la giunta Alemanno.

Marino poteva metterci una pezza, ma non smantellare da solo un’organizzazione criminale ormai ramificata negli angoli più nascosti della città eterna. Come pure non poteva, sempre da solo, rifondare il sistema del trasporto pubblico infangato da troppo tempo da corruzione e assunzioni clientelari. Poteva, però, dire basta, smettere per tempo i panni del “moralizzatore” e denunciare con fragorose dimissioni la sua solitudine, l’assenza o la prepotenza del Governo nella gestione di qualcosa molto più grande di lui.

Marino poteva cioè arrendersi alla sua incompetenza ad affrontare la complessità dei problemi che aveva di fronte anziché arroccarsi in una difesa inutile e dannosa della poltrona. Ha persino sfidato il Papa quando è stato sconfessato pubblicamente per essersi “imbucato” in America a una funzione alla quale non era stato né invitato, né richiesto in veste istituzionale. Lnsomma, il breve cammino di Ignazio Marino è stato disastroso per se stesso e per la Capitale.

E stato estromesso dallo stesso partito che lo aveva imposto a sorpresa e fra lo scetticismo di molti, quel Partito Democratico che ha difeso Marino anche quando era indifendibile per puro calcolo, perché non poteva permettersi di disfarsene per timore di perdere Roma.
Adesso quello stesso partito ha dovuto arrendersi all’ultimo scandalo degli scontrini, ma la paura di andare a elezioni è rimasta. Per questo ora Roma sarà governata da un commissario prefettizio fino ad almeno la prossima primavera. Scaldano i motori i vari candidati alla successione, come Alfio Marchini, che potrebbe catalizzare i voti del centro-sinistra, o come Giorgia Meloni, che potrebbe convogliare su se stessa i voti di tutto il centro-destra, o come Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 Stelle che appare il più probabile destinatario del successo.
Ma, come accade per le elezioni nazionali, che si minacciano senza mai proclamarle, anche il voto a Roma non è così scontato nei tempi previsti. Il Pd ha paura di perdere, ma i Cinque Stelle hanno paura di vincere.

2 commenti

  1. Siete proprio bravi… a ripetere a pappagallo le solite menzogne. 1) le multe sono state pagate (pur essendo state fatte illegittimamente); 2) i funerali del boss Casamonica sono responsabilità del prefetto (come Gabrielli ha pubblicamente ammesso) e del questore, non del sindaco, che non può vietare o limitare i funerali; 3) Marino non è stato in vacanza ai Caraibi: le foto delle presunbte immersioni sono vecchie di anni; 4) la questione degli scontrini è stata ampiamente chiarita e Marino non è stato accusato di nulla; 5) non è stato “sconfessato pubblicamente per essersi imbucato” ecc. perché non ha mai detto di essere stato invitato dal papa, mentre è vera e documentata la lettera d’invito del vescovo di Philadelphia oltre che del sindaco e dell’università; 6) non era stato “imposto a sorpresa” del PD ma aveva stravinto le primarie nonostante non fosse gradito all’establishemnt del PD romano. Tutto il resto è propaganda d’infimo livello

  2. Vedo con piacere che i commenti rispettosi nel linguaggio ma a voi sgraditi nei contenuti perché confutano vostre affermazio ni non veritiere (e dimostrabilmente tali) non vengono pubblicati. Complimenti per l’eccellente esempio di “informazione libera e indipendente”, come si legge nella vostra testata

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