Italicum, passata la terza fiducia, l’opposizione non si presenta al voto

La parabola della battaglia contro l’Italicum si consuma nelle quaranta ore che vanno dalle 23.46 di martedì sera, vigilia della prima fiducia sulla legge elettorale, alle 16.53 di ieri, quando è in corso il terzo referendum sul governo Renzi. Nel giro di un giorno e mezzo, il fronte delle opposizioni si è squagliato irrimediabilmente. E l’allarme fascismo, il lutto e i crisantemi sono finiti sommersi dal rumore delle ruote di un trolley. Non c’era motivo di restare a Roma, sia chiaro: il dibattito nell’aula di Montecitorio lo ha azzerato chi ha voluto imporre il sì incondizionato alla riforma. Ma concedere al capogruppo reggente, il Pd Ettore Rosato, la possibilità di dire: “Hanno fatto l’Aventino perché molti di loro se ne erano già andati a casa”, non è stata una strategia azzeccatissima.

D’ALTRON DE, per dire, i cinque stelle avevano valutato il rischio dall’inizio. Nell’assemblea di mercoledì avevano discusso di quale atteggiamento tenere in aula. Qualcuno aveva suggerito proprio l’Aventino, ma l’ipotesi era stata bloccata sul nascere da Alessandro Di Battista, uomo immagine dei grillini: “Ho fatto un tweet ieri sera, non possiamo”. Cosa diceva il tweet in questione? “A scrivere la storia in negativo, non è chi la fiducia la impone ma chi, da vile, decide di votarla (o di uscire dall’aula)”. Così si era deciso che il “no” all’Italicum fosse una traccia più incisiva da lasciare nei resoconti parlamentari. Eppure ieri, dopo il secondo voto a cavallo dell’ora di pranzo, la voglia di lasciare il segno dev’essere cominciata a svanire. Nessun annuncio preventivo: a un certo punto, semplicemente, si è iniziato a vedere che gli esponenti delle opposizioni non rispondevano alla chiama. Si è parlato di una decisione presa tra i capigruppo, smentita poi dal presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta: “Non è stato un vertice, ma un idem sentire”.

Nelle file del centrodestra, il vero spettro da scongiurare era che arrivassero dei sì al governo Renzi da parte della pattuglia dei parlamentari vicini a Denis Verdini. Sel, invece, si è sdegnata per l’allusione di Rosato: “Dopo due fiducie consideriamo offensivo continuare a partecipare a questa farsa. Dove, tra l’altro, Renzi non si è degnato nemmeno di mettere un piede: preferisce andare alla festa di Armani” (ieri sera a Milano, ndr).

ALLA FINE il gruppetto di Alternativa Libera (fuoriusciti dai 5Stelle, che tra l’altro ieri hanno perso un pezzo: Gessica Rostel-lato è entrata nel Pd), Claudio Fava, Umberto Bossi e il M5S Francesco Cariello. Lunedì arriverà il voto finale. Il governo conta di perdere qualcuno dei 342 sì collezionati ieri: le opposizioni, a meno che non proseguano l’Aventino, chiederanno il voto segreto. E aspettano il referendum: “Quello che i parlamentari non hanno potuto fare  dice Pippo Civati, uno dei 38 pd che ha voltato le spalle a Renzi -lo faranno i cittadini”.

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